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	<title>Perugia Online &#187; Matteo Conversini</title>
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		<title>Alla scoperta del castello di Poggio Stazzano</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Mar 2017 08:36:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Conversini]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Castello del Poggio]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> La nostra bella Umbria è oltremodo nota in tutto il mondo quale terra di chiese, monasteri, abbazie luoghi di culto (cristiano), sicuramente perché ospita Assisi, città natale del patrono d’Italia, San Francesco. In verità siamo qui da molto più tempo. Le prime significative tracce di presenza umana, conservate in gran parte nel Museo Archeologico di Perugia, risalgono già al Neolitico. Gli Umbri, probabilmente preindoeuropei già fondatori di città quali: Amelia (Ameria), Assisi (Asisium), Bettona (Vettona), Città di Castello (Tifernum), Foligno (Fulkinion, o Fulginium), Gualdo Tadino (Tadinum),  Gubbio (Ikuvium), Narni (Narnia Nahars),Nocera Umbra (Nuceria), Otricoli (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ocriculum">Ocriculum</a>), Perugia, Spoleto (Spoletium), Terni (Interamna Nahars), Todi (Tular), prima dell’avvento della dominazione degli Etruschi, insistevano su questo territorio già dal secondo millennio a.C., presunti progenitori dei Sabini e dei Piceni, erano organizzati in città-stato federate tra loro, come testimoniato dalle Tavole Eugubine (Palazzo dei Consoli – Gubbio)</p>
<p>Il patrimonio storico e architettonico custodito dai confini regionali, narra, come quello dell’Italia intera peraltro, numerose succedenti insistenze e dominazioni. Per questo motivo, oltre ai luoghi di culto, l’Umbria ospita numerose rocche, manieri, castelli, torri, luoghi che rievocano atmosfere tutt’altro che di pace, fratellanza e concordia, anche se il luogo che vi vado a raccontare… Il castello che più di tutti gli altri merita una menzione, per quanto riguarda la zona di Valtopina, è senza dubbio quello di Poggio Stazzano di cui si hanno notizie fin dall’anno mille e che, dai primi secoli del secondo millennio, fu sede di viscontea, di contea, di Universitas (da universi cives, &#8220;unione di tutti i cittadini&#8221;) sotto la dominazione di Perugia prima e dei Trinci poi. Comprendeva un vasto territorio del quale facevano parte diversi castelli, chiese, monasteri, nonché tutti i piccoli centri abitati della zona.</p>
<p>Posto sulla cima di un promontorio che volge a ponente si erge a struttura dominante sulla valle del fiume  Topino, al di sopra della via Flaminia nel tratto che conduce da Foligno a Nocera Umbra. La struttura presenta una torre con base quadrata che ospitava i locali dell’amministrazione comunale, oltre il magazzino del Monte Frumentario nonché il corpo di guardia ed il carcere. Vale la pena di aprire un piccolo inciso: forse tutti non sanno che il Monte Frumentario nacque, come istituzione, alla fine del XV secolo per prestare ai contadini più poveri il grano e l&#8217;orzo per la semina. Si rivolgeva in particolare ai tanti che vivevano in condizioni di pura sussistenza quando, per il bisogno, erano costretti a mangiare anche quanto doveva essere riservato alla semina ma, cosa ancor più interessante, ancor meno nota ai più, è che fra i più antichi di cui si ha notizia, spicca il nome del Monte Frumentario di Foligno, eretto il 6 febbraio 1488 su proposta di <a href="https://books.google.it/books?id=lxFdKo_Lvo8C&amp;pg=PA94&amp;lpg=PA94&amp;dq=Michelangelo+Barnab%C3%B2&amp;source=bl&amp;ots=NWVgoAk9JW&amp;sig=sw3XP6bnRTnSAwzrFycb4-7APcE&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwj8lKCEm-PSAhUBmBQKHS4bD2UQ6AEIGjAA#v=onepage&amp;q=Michelangelo%20Barnab%C3%B2&amp;f=false">Michelangelo Barnabò</a>.</p>
<p>Tornando al nostro Castello troviamo, nell’area sottostante la torre, un caseggiato di modesta entità che ne costituiva il borgo. Nella torre, nei locali dedicati all’amministrazione comunale si riuniva l’Arengo,  l’assemblea di tutti i capi famiglia il cui compito era quello di eleggere il Sindaco che perdurava in carica sei mesi. Quest’ultimo era affiancato da 10 Massari, in numero di 2 per ogni castello (terzieri). Il corpo di guardia, intento alla custodia e alla difesa delle mura del castello, era per lo più formato da soldati-contadini, uomini vagamente abili all’uso delle armi, miseramente ricompensati per il loro, a volte estremo, sacrificio. Il castello di Poggio Stazzano ebbe funzioni di residenza comunale fino al 1867, anno in cui, anche per via dell’apertura della stazione ferroviaria, l’amministrazione venne trasferita definitivamente a Valtopina. Attualmente il castello, che è visitabile solo dall’esterno, è in ottime condizioni di conservazione.</p>
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		<title>Le Allegorie Francescane</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Mar 2017 10:25:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Conversini]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Com’è noto l’allegoria è una figura retorica per mezzo della quale l&#8217;autore esprime e il lettore ravvisa un significato riposto, diverso da quello letterale, ma forse non tutti sanno che questa si può presentare sotto forma di opera pittorica o plastica, raffigurante un concetto.</p>
<p>È il caso delle Allegorie Francescane, attribuite dal Vasari &#8211; che le descrisse minutamente &#8211; a Giotto e a due suoi allievi, il Maestro delle Vele (forse da identificare con Angiolello da Gubbio) e il misterioso allievo Stefano Fiorentino, del quale ad oggi non è nota alcuna opera certa.</p>
<p>Affrescate sulla volta sopra l’altare maggiore della Basilica Inferiore di Assisi, tre vele &#8211; l’allegoria della <em>Castità</em>, della <em>Povertà</em> e dell&#8217;<em>Obbedienza</em> – segnano i cardini della Regola Francescana, suggellate nella quarta vela: il <em>Trionfo di San Francesco</em>. L’opera è databile intorno al 1334. Caratteristica peculiare delle quattro vele, inusuale ed eccezionale per un affresco, è la massiccia presenza dell’oro. Tutte, infatti, presentano uno sfondo dorato, che le rende la più sontuosa decorazione della Basilica Inferiore di Assisi.</p>
<p>Passando alla descrizione, nell’allegoria della Castità, scena attribuita a Stefano Fiorentino,  troviamo al centro una donna con un velo monacale all’interno di una torre merlata raccolta tra due angeli portatori di doni, sopra la quale sventola uno stendardo bianco, simbolo di purezza. All&#8217;angolo sinistro San Francesco, che sta facendo salire al castello un terziario, un frate minore e una clarissa, rappresentanti dei tre componenti della Famiglia francescana.</p>
<p>Nell’allegoria della Povertà, anch’essa attribuita a Stefano Fiorentino, troviamo la figura della Povertà che sta al centro, coi piedi tra rovi, simbolo delle difficoltà della vita, che però alle sue spalle si trasformano in rose. Cristo le tiene la mano destra avvicinandola allo sposo, San Francesco, che le porge l&#8217;anello.</p>
<p>Nella Vela dell’allegoria dell’Obbedienza, attribuita al Maestro delle Vele, L&#8217;Obbedienza è seduta e con l&#8217;indice della destra sulla bocca comanda il silenzio a un frate che le sta davanti in ginocchio, pronto a ricevere il giogo con sottomissione. Sul tetto della loggia si trova Francesco tra due angeli. Anche il santo indossa il giogo, che è mosso dalle mani di Dio che compaiono nell&#8217;estremità superiore da un arco celeste.</p>
<p>Infine l’apoteosi di San Francesco, la vela verso l’abside, attribuita al Maestro delle Vele, nella quale San Francesco è raffigurato al centro della scena seduto su di un trono contornato da angeli.</p>
<p>Chiaramente ho dato solo un breve accenno alle raffigurazioni simboliche così magistralmente riprodotte e di certo potrei descrivere minuziosamente, sulla scia del Vasari, le scene raffigurate nelle quattro vele, ma sono dell’dea che non si può fare la mera cronaca descrittiva di un affresco senza prima averlo ammirato in tutto il suo splendore, quindi vi invito a trovare il tempo per una passeggiata nell’arte e nella storia, tanto più che è a due passi da casa.</p>
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		<title>Le terme di Mevania</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2017 11:26:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Conversini]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch&#8217;essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un&#8217;immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questo è l&#8217;arte.&#8221; (James Joyce). Non possiamo prescindere, nel contemplare un opera ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[&#8220;Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch&#8217;essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un&#8217;immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questo è l&#8217;arte.&#8221; (James Joyce).</p>
<p>Non possiamo prescindere, nel contemplare un opera d&#8217;arte, qualunque essa sia, dalle emozioni che ci suscita, per converso e di più, è da li che dobbiamo partire per intraprendere un viaggio di comprensione e meraviglia.<br />
Non me ne vorrà il Sindaco di Bevagna, mia amatissima professoressa di lettere del Liceo Scientifico Marconi, se inizio questa nuova avventura parlando della sua città.<br />
Seppur con approcci diversi, decisamente più metodico il suo e certamente più istintuale il mio riapriamo un confronto sulla bellezza insita nelle parole allargando l&#8217;orizzonte ai luoghi, alle forme, ai profumi, ai sapori, all&#8217;amore incondizionato che mi e ci lega a questa meravigliosa terra.</p>
<p>Uno dei luoghi più suggestivi che ho avuto il piacere di visitare si trova proprio a due passi da casa mia, nella splendida cornice medioevale di Bevagna, in Via di Porta Guelfa: le Terme di Mevania.<br />
Importante complesso, di carattere pubblico risalente al II secolo d.C., fu suddiviso secondo la tradizione romana in quattro ambienti e rimane oggi interessante documento della vita quotidiana di allora.<br />
Ubicato in prossimità del cardo massimo ( via principale) nelle vicinanze del probabile foro del municipium romano, il complesso termale di origine romana, conserva, nella sua meraviglia, all&#8217;interno della sala principale, presumibilmente il frigidarium (vasca che conteneva acqua fredda), un mosaico di dimensioni davvero rilevanti: 12 x 6,75 m.</p>
<p>Composto di tessere bianche e nere, rappresenta tipiche decorazioni termali e attingendo ad un repertorio mitologico e ornamentale di tipo marino mostra al centro polipi, delfini ed aragoste, nei lati corti, disposti simmetricamente, tritoni e ippocampi.<br />
Accanto al vano principale sono stati scoperti resti di altre sale da identificarsi con il calidarium (vasca che conteneva calda) e il tepidarium ( vasca che conteneva acqua tiepida) .<br />
Entrando si resta subito ammaliati dalla complessità e bellezza dei disegni e ci si immagina quel luogo come pullulante, pieno di vissuta quotidianità: di certo tra il frigidarium e il calidarium dopo aver impreziosito l&#8217;acqua, come erano soliti fare, con vini speziati, oltre alla pomice e all&#8217;argilla, usate come ausilio per lavarsi, i romani si cospargevano la pelle con l&#8217;olio d&#8217;oliva, toccasana rigenerante, del corpo e dello spirito che appartiene alla nostra terra da sempre.</p>
<p>Un altro luogo di fascinoso silenzio da scoprire, in questa nostra piccola, ma ricchissima d&#8217;arte e bellezza, splendida Umbria.<br />
Matteo Conversini<br />
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