giovedì, 14 dicembre 2017 Ultimo aggiornamento il 13 dicembre 2017 alle ore 14:55

Dacia Maraini a Perugia per riflettere sui fenomeni del nostro tempo

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

La testimonianza di una delle figure della letteratura e della cultura più interessanti di questo paese in programma sabato 9 dicembre, ore 11.30, presso Umbrò.

 
Dacia Maraini a Perugia per riflettere sui fenomeni del nostro tempo
Perugia.  La testimonianza di una delle figure della letteratura e della cultura più interessanti di questo paese, attraverso momenti cruciali del Novecento, e la possibilità di un dialogo vivo. L’incontro con Dacia Maraini, che ospiterà Umbrò il 9 dicembre a partire dalle ore 11:30 nella Sala Muro Etrusco, è stato pensato per portare il pubblico di tutte le età a contatto con alcuni fenomeni e alcune riflessioni che riguardano il nostro tempo, che dall’esperienza della testimonianza di un autore come la Maraini possono aprire interrogativi sul futuro e sul significato di ‘scelta responsabile’.

Che cosa significhi scelta responsabile viene in primo luogo dall’esempio di una scrittura che ha affrontato il tema della condizione femminile, dal libro più noto della Maraini, il romanzo storico La lunga vita di Marianna Ucrìa (Rizzoli, 1990), a Chiara d’Assisi. Elogio di una disobbedienza (Rizzoli, 2013), fino all’ultimo Tre donne. Una storia d’amore e disamore (Rizzoli, 2017) che problematizza la parte psicologica e quella erotica dell’amore nella donna attraverso adolescenza, maturità, anzianità, rompendo le barriere culturali che la tradizione ha imposto alle età. Il tema di questa narrativa è una scelta responsabile. Attraverso di esso entrano in gioco molte altre componenti – la riflessione sulla violenza, sui problemi legati agli assetti chiusi di certi sistemi culturali, l’idea di progresso intersecata con quella di comunità sociale. Per questo, se negli anni Sessanta o negli anni Settanta la scrittura della Maraini poteva essere letta come prerogativa femminista, ci accorgiamo oggi che il suo posto è ulteriore. Come le ideologie a sfondo utopico sono entrate in crisi – e tra queste anche quella del femminismo storico (che si è trasformato rispetto alla sua fisionomia germinale in una riflessione non più ideologica e di lotta, ma profondamente civile, una realtà di diritti e di coscienza, come si può capire anche dai risvolti alle recenti denunce contro Harvey Weinstein ) – la testimonianza della Maraini persiste per la riflessione sul valore degli ideali e dunque delle scelte responsabili in molteplici aspetti della vita. Osserviamo le protagoniste dei suoi romanzi e le loro storie solo come esempi per uno sguardo che si allarga e che può far leggere con una luce nuova – fuori dagli stereotipi viziati di ‘arte femminile’ – molte altre autrici come Elsa Morante, Natalia Ginzburg, Anna Maria Ortese, Maria Grazia Deledda, Amelia Rosselli o i numerosi testi di mistiche dei secoli passati obliati nelle biblioteche e negli archivi. La letteratura appare più ampia rispetto al bacino a cui le istituzioni l’hanno consegnata e in una straordinaria analogia con la politica di oggi, entrambe private della struttura utopica dell’ideologia, ma anche del senso di comunità.

Il mondo fatto da Pier Paolo Pasolini, Enzo Siciliano, Natalia Ginzburg aveva la consapevolezza di essere una comunità – afferma la Maraini in una intervista su «L’Espresso» dello scorso ottobre. Come si è perso il senso di comunità letteraria e artistica è venuto a mancare anche quello di comunità politica e sociale. Allora, le donne che in modo introspettivo e tenace risalgono la china contro oppressioni e soprusi in questi romanzi – e in fondo anche l’esempio delle figure autobiografiche come la madre della Maraini, Topazia Alliata (La nave per Kobe. Diari giapponesi di mia madre, Rizzoli, 2001) – non sono un punto di arrivo, di celebrazione e riscatto totalitario, ma aprono una prospettiva fondamentale sul divenire, direi sul divenire delle ragazze e sul divenire dei ragazzi, per riprendere i titoli di due capitoli del saggio di Alain Badiou La vera vita (Ponte alle Grazie, 2015) che credo prefiguri con lucidità il futuro dei cambiamenti in corso nei rapporti tra i sessi in Occidente. Il dialogo con Dacia Maraini porta la necessità di prendere coscienza: di valori umani, innanzitutto, ma anche della necessità di un pensiero che torni a considerare l’importanza del valore di scelta responsabile e come questa, senza le forme utopiche ideologiche, possa costruirsi nel singolo individuo e in nuovi modi di collettività. Probabilmente l’incontro tra cultura e comunità ha molte più potenzialità di quelle che fino ad ora gli sono state attribuite, e guardando alla testimonianza di Dacia Maraini anche le forme più comuni, spesso in realtà alquanto desuete, di ‘fare’ e ‘pensare’ politica.

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