giovedì, 26 aprile 2018 Ultimo aggiornamento il 23 aprile 2018 alle ore 23:20

‘Ndrangheta succursale, ovvero quando il cancro è dentro casa tua

Daniele Ubaldi

Daniele Ubaldi

Direttore responsabile di Perugia Online.

Spesso si preferisce far finta di niente che ammettere di essere malati

 
‘Ndrangheta succursale, ovvero quando il cancro è dentro casa tua
Perugia. E così, dopo Mafia Capitale, abbiamo ’Ndrangheta succursale. La città e il territorio di Andrea Fortebracci, aree storicamente guelfe e papaline, anche in materia di criminalità organizzata si dimostrano serve fedeli di Roma e dei suoi costumi, andandosi ad accaparrare la ‘Ndrangheta visto che la Mafia era già occupata poco più a sud. Benzinai, mini o supermarket, compro oro, sale-giochi, bar: tutto serve, tutto fa brodo per riciclare denaro sporco, e poi magari utilizzarlo come doping per vincere appalti pubblici proponendo i ribassi migliori. Del resto chi è che ancora oggi, nella piccola Umbria, è in grado di ripetere il tanto decantato ritornello “ma tanto qui da noi non succede”?

Lo avevano detto due settimane fa, lo scorso 28 novembre, intervenendo al convegno “Mafia e droga, allarme Umbria” alla Sala dei Notari, Rosy Bindi e Paolo Brutti, rispettivamente presidente della commissione nazionale antimafia e della commissione regionale “Analisi dei fenomeni di criminalità organizzata e tossicodipendenze”. Non proprio gli ultimi della classe, insomma. Neanche lo avessero saputo… Passano due settimane ed ecco 61 arresti tra Italia e Germania: un terremoto. Ma un terremoto che ha per epicentro, ahinoi, proprio la città degli incappucciati.

Sia ben chiaro, però: il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti ha detto e ribadito che questa operazione, denominata “Quarto passo”, nulla ha a che vedere con “Mafia capitale”, e che anzi le due indagini non sono lontanamente paragonabili. “Il tessuto socio-politico umbro è sano – ha detto Roberti –, non ci sono collusioni con le pubbliche amministrazioni, per fortuna, ma c’era il rischio che ci fossero in futuro se non si fosse intervenuti in tempo”.

Viene da pensare a quel meraviglioso, innovativo, rivoluzionario e – soprattutto – innocuo brevetto dell’austriaco Ludwig Hatschek, che nel 1901creò un materiale popolarissimo, utilizzato dall’edilizia di tutto il Mondo durante il secolo scorso: il cemento-amianto, meglio conosciuto come eternit. Vallo a spiegare alle decine di migliaia di morti di mesotelioma pleurico. A volte il cancro è dentro casa nostra, ma piuttosto che lottarci contro si preferisce rifiutare di ammetterne l’esistenza.

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Daniele Ubaldi

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