lunedì, 18 ottobre 2021 Ultimo aggiornamento il 4 ottobre 2021 alle ore 16:18

Puntare su Ambiente, Etica e Sostenibilità. Oliviero Dottorini tira in ballo l’Europa per sostenere le sue storiche battaglie

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

Il presidente della commissione Bilancio: "stop a visioni antiquate". Colture certificate, filiera corta e agricoltura sociale sono gli assi portanti su cui sviluppare le politiche agricole del prossimo settennio.

 
Puntare su Ambiente, Etica e Sostenibilità. Oliviero Dottorini tira in ballo l’Europa per sostenere le sue storiche battaglie
Perugia. “L’Europa ci mette a disposizione tutti gli strumenti per superare un modello antiquato di orientamento delle risorse comunitarie e puntare con decisione su ambiente, filiere corte e produzioni di qualità. Per questo colture certificate, progetti di tutela ambientale, agricoltura sociale e di prossimità dovranno essere gli assi portanti su cui sviluppare le politiche agricole regionali del prossimo settennio”. Con queste parole Oliviero Dottorini, consigliere regionale e presidente dell’associazione Umbria Migliore, interviene sulla definizione dei nuovi Piani di sviluppo rurale di prossima emanazione sottolineando come “dalla riforma della Pac approvata dall’Unione europea ci giungono due indicazioni importantissime: la prima è che le politiche agricole assumono finalmente come tema centrale quello dell’ambiente e della sostenibilità, la seconda è che gli stati membri avranno grande libertà di manovra nell’applicazione della nuova normativa”.

“In questo scenario il biologico, le produzioni a km zero, le filiere corte e di qualità – spiega il presidente della commissione Bilancio – potrebbero diventare un modello di riferimento per una nuova concezione dell’agricoltura basata su valori etici, ambientali e sociali. Tuttavia prima di passare alla fase programmatoria – aggiunge Il consigliere regionale – sarà opportuno fare un’analisi dei risultati che hanno ottenuto le enormi risorse investite nella riconversione delle colture altamente impattanti che caratterizzano l’agricoltura umbra. I risultati infatti appaiono tutt’altro che esaltanti dal momento che l’Umbria resta ancorata a un modello antiquato di politiche agricole che non sono riuscite ad orientare le risorse su settori innovativi e sostenibili. Per questo è necessario che il prossimo Programma di sviluppo rurale punti fortemente su agricoltura biologica, giovani e progetti di tutela ambientale e del territorio. Sarebbe imperdonabile se a godere dei frutti della nuova fase programmatoria fossero sempre gli stessi, senza saper vedere quanto di nuovo e virtuoso sta nascendo tra i giovani e tra i produttori più lungimiranti”.

“Alla luce delle indicazioni contenute nella Politica agricola comune – prosegue Dottorini – i nuovi Piani di sviluppo rurale 2014-2020 saranno strumenti fondamentali in grado di orientare la politica agricola sul territorio. Per questo è fondamentale che l’Umbria sia pronta a virare con decisione sul versante dell’innovazione e dell’ecosostenibilità le ingenti somme assegnate per le politiche agricole. Continuare a sostenere colture impattanti e modalità che nulla hanno a che vedere con ambiente ed etica significherebbe ancorare l’Umbria ad una visione anacronistica dell’agricoltura e mortificare le tante aziende virtuose che nella nostra regione hanno reagito alla crisi puntando con decisione su una visione ecologica dello sviluppo”.

“Tutti gli studi e le statistiche recenti – spiega Dottorini – ci dicono in maniera inequivocabile che, mentre tutto il comparto agroalimentare è in fase di stagnazione o di calo, l’agricoltura biologica a livello nazionale è uno dei pochissimi settori che registra un trend di crescita costante. Salgono i consumi, gli operatori e le superfici coltivate. Paradossalmente nella nostra regione a un aumento delle superfici coltivate superiore alla media nazionale corrisponde un calo degli operatori. Tutti segnali che devono indurci a semplificare le procedure per la certificazione, a incentivare la ricerca nel settore, a sostenere i canali di vendita diretti, come i mercati di prossimità e i Gas, e a individuare modalità di accesso delle produzioni regionali alla ristorazione collettiva. È necessario correggere anche il fenomeno per cui nella passata programmazione i premi si sono concentrati nelle mani di pochi, a detrimento dei piccoli produttori. Per rispondere alla spinta innovativa e alla sia pure insufficiente sensibilità ambientale che giunge dall’Europa, l’unica possibilità che abbiamo è quella di mettere al centro delle politiche regionali la multifunzionalità, la tutela ambientale e l’agricoltura sociale”.

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