giovedì, 14 dicembre 2017 Ultimo aggiornamento il 13 dicembre 2017 alle ore 14:55

Società Anonima, non chiamatelo ristorante.

Inizia l’avventura di Società Anonima, realtà nuova e “smart” tra le mura dell’ex birrificio di Perugia.

 
Società Anonima, non chiamatelo ristorante.

Perugia. Apre stasera la cucina di Società Anonima, realtà innovativa nel panorama perugino, un punto di incontro dove mangiare, bere e socializzare.  Per Società Anonima non si può parlare semplicemente di ristorante, perché, come tengono a sottolineare i suoi ideatori, si tratta di un luogo dove chi di passaggio può fermarsi anche solo per un bicchiere di vino veloce. Un posto di incontro dove chiunque può trovare ciò che cerca, fermarsi a cena e trascorrerci l’intera serata come passare per un saluto e fare due chiacchiere.

Entrando ci si accorge subito dell’aria internazionale che si respira tra le mura del locale, le stesse mura che hanno a lungo ospitato una tradizione tutta perugina. Si tratta, infatti, della ex fabbrica del ghiaccio della storica Società Anonima Birra Perugia, oggi trasformata in un luogo dal design contemporaneo e minimal; la cucina a vista e l’alto bancone con posti a sedere ricordano l’atmosfera da club londinesi, a cui, probabilmente, l’architetto Laura Biancalana e gli ideatori Paolo Baldelli e Antonio Boco si sono ispirati. Altro elemento di novità, almeno nel Bel Paese, è l’assenza del vincolo di prenotazione: arrivi, chiedi e aspetti, certo, ma sorseggiando un bicchiere di buon vino e stuzzicando le proposte dello chef.  L’idea della coda, normalmente poco apprezzata dai clienti, in questo caso, è stata totalmente rivoluzionata diventando un’occasione d’incontro e di socializzazione tra gli ospiti del locale. I due proprietari, infatti, hanno studiato a lungo quale fosse la strategia migliore, andando in prima persona a visitare e conoscere le realtà “no reservation” dal nord Europa al Brasile.

la squadra

Socialità e informalità sono le due parole chiave che legano il team di Società Anonima alla clientela, che si troverà faccia a faccia con la cucina, che più che a vista si può meglio definire “aperta”, creando un rapporto diretto tra chi cucina e chi siede ai tavoli.  Al timone di una brigata giovane e dinamica ci sono Paolo Baldelli professionista del settore enogastronomico e Antonio Boco, assaggiatore di vini per il “Gambero Rosso”. A seguirli in questa impresa, in cucina, gli chef Matheus Porticchio e Francesco Madera, entrambi perugini e sotto i trent’anni ma con tanta esperienza alle spalle maturata all’estero.

chef

La scelta di due cuochi perugini nasce dalla volontà di volere rimanere ancorati alla tradizione scardinandola e rivisitandola in percorsi culinari innovativi, alla luce dei sapori e delle tecniche scoperte in giro per il mondo.  All’apparenza il menu sembra molto semplice perché tutti i piatti nascono dalla passione per la materia prima, scelta con rigore dai piccoli produttori locali, e danno risalto a ingredienti poveri arricchiti dai sapori conosciuti durante le esperienze all’ estero. Gli stessi nomi dei piatti, scritti su una lavagna sopra la cucina, non si spendono in lunghe descrizioni, lasciando una grande libertà alla creatività degli chef.  Ognuno può giocare come meglio crede sbizzarendosi tra le proposte, perché l’ordine classico di primo, secondo e dolce viene totalmente sdoganato e, come in una taperia gourmet, i piatti sono strutturati come abbondanti assaggi a prezzi contenuti, così da poterne gustare più di uno. Dietro all’apparente semplicità si nasconde il lungo lavoro fatto dai cuochi per calibrare al meglio i sapori e creare delle idee di piatto che rispecchino la filosofia di cucina condivisa dall’intero team, con grande rispetto per i singoli elementi e attenzione agli sprechi.

 Anche le scelte dei vini sono personali, frutto di conoscenze dirette da parte dei due appassionati Paolo e Antonio, che hanno selezionato molte bottiglie da cantine di piccoli produttori artigianali ma le scelte cambiano dai mesi, gusti personali e viaggi.  Un ruolo molto importante lo ricopre, giustamente, la birra, che fa parte della storia del locale. A raccontarne la lunga tradizione, al bancone, Roberto Pirri, professionista dell’accoglienza e amico di lunga data dei due ideatori. Alla spina ci sono alcune birre “resident”, tra quelle della Fabbrica Birra Perugia, e a rotazione le migliori produzioni di birrai amici. In bottiglia, oltre a tutte le etichette del birrificio della città, dominano i toni sour, birre acide e fermentazioni spontanee.

L’idea di Paolo e Antonio nasce, dunque,  dalla voglia di sperimentare partendo dalle proprie radici e, Società Anonima sembra essere la giusta ricetta per portare a Perugia quello spirito di internazionalità di cui una città giovane e universitaria sentiva il bisogno.

 

 

www.societaanonima.it

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