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	<title>Perugia Online &#187; dati</title>
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		<title>Big data: l&#8217;oro nero di internet finalmente alla portata di tutti</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 17:01:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Ubaldi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[Se ne parla da anni come l&#8217;oro nero di internet, anche detto &#8220;new oil&#8221; oppure &#8220;oro digitale&#8221;. E a produrlo sono i miliardi di utenti che, ogni giorno, si connettono alla rete in tutto il mondo. I big data (letteralmente &#8220;grandi dati&#8221;) sono quella quantità di informazioni, in continua crescita, che la trasformazione digitale del mercato sta creando e facendo circolare dentro e fuori dalle aziende. Ogni volta che si utilizza un dispositivo, sia esso un computer, smartphone o tablet, si lascia un&#8217;impronta del proprio passaggio digitale: un&#8217;impronta di dati di enorme interesse e, soprattutto, di estremo valore per chi sulla rete fa business.</p>
<p>Giusto per dare un&#8217;idea, in base alla crescita registrata durante gli ultimi anni e con i dati disponibili relativi alla prima metà del 2019, la previsione era di 55 miliardi di dollari di capitale generato soltanto quest’anno dai big data di tutto il mondo. Sempre a titolo di esempio, ma per capire la crescita esponenziale del settore, nel 2011 i miliardi erano stati  &#8220;soltanto&#8221; 7,6 mentre nel 2027 si prevede di arrivare a quota 103. Man mano che le persone interagiscono con i propri dispositivi, la quantità di dati disponibili per le istituzioni e per i grandi gruppi continua a crescere, al punto che la tecnologia digitale, oggi, è ormai la più grande fonte di informazioni, tutte fornite dagli stessi utilizzatori finali della rete.</p>
<p>E&#8217; evidente che qualsiasi multinazionale o ente di controllo abbia come priorità l&#8217;acquisizione del maggior numero possibile di big data, estrapolando e scomponendo i quali è possibile ricavare un&#8217;enorme mole di dati, tendenze e previsioni riguardo andamenti di mercato e reazioni future. Al momento l&#8217;oro nero di internet è in mano ai grandi colossi come Google, Facebook, Amazon ecc, che acquisiscono i nostri dati ottenendo ricchezza dalla loro gestione. Un flusso di denaro continuo, con costi di approvvigionamento prossimi allo zero. Il tutto senza che gli utenti, fino ad oggi, abbiano mai potuto partecipare all&#8217;immenso banchetto da loro stessi apparecchiato. Fino ad oggi, appunto.</p>
<p>Ed eccola, allora, la notizia. Esiste un&#8217;azienda, la DT Circle, con sede legale in Umbria (precisamente a Foligno,  in piazza San Domenico), che acquisisce, analizza e certifica big data provenienti da internet, per poi rivenderli alle grandi compagnie ottenendo utili importanti dall&#8217;intera operazione. E non è tutto, ovviamente: questa azienda ha aperto il 30% del proprio capitale sociale alla partecipazione pubblica, il che significa che da oggi qualsiasi utente, acquistando anche un pacchetto azionario di poche centinaia di euro, beneficerà in quota parte dei ritorni derivanti dal mercato dei big data. In altre parole, finalmente chi genera ricchezza &#8211; vale a dire chiunque navighi in internet &#8211; potrà anche raccoglierla, ovviamente in maniera proporzionale al proprio investimento.</p>
<p>Per chi desiderasse ulteriori informazioni è disponibile l&#8217;indirizzo mail token.info2020@gmail.com.</p>
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		<title>Perugia, scendono i prezzi delle abitazioni nel primo semestre 2016: registrato un calo dell&#8217;1,6%. In aumento le domande (+5,1%)</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2016 10:40:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> Scendono i prezzi delle abitazioni a Perugia. A rivelarlo sono i dati contenuti nello studio effettuato dall’osservatorio di casa.it sul mercato residenziale italiano: nel primo semestre, rispetto all’inizio dell’anno, è stato registrato un calo dell’1,6% (1.460 €/ mq) mentre la domanda è aumentata dell’. Una percentuale, quest’ultima, ben al di sopra della media nazionale ferma ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Scendono i prezzi delle abitazioni a Perugia. A rivelarlo sono i dati contenuti nello studio effettuato dall’osservatorio di casa.it sul mercato residenziale italiano: nel primo semestre, rispetto all’inizio dell’anno, è stato registrato un calo dell’1,6% (1.460 €/ mq) mentre la domanda è aumentata dell’. Una percentuale, quest’ultima, ben al di sopra della media nazionale ferma al +2,6%. A livello nazionale rimane, invece, ancora alta la forbice dei prezzi fra i valori di chi vende e quelli proposti dai potenziali acquirenti, soprattutto nelle città di provincia rispetto ai principali comuni capoluogo. Si riduce però l’ampiezza: in percentuale, lo scarto fra i due valori a giugno 2016, è del 10,3%, comunque in miglioramento rispetto a giugno 2015 (12,2%).</p>
<p><strong>Cosa cercano gli italiani</strong> Sul fronte della domanda, dall’analisi di Casa.it sui primi sei mesi dell’anno, emerge una crescita superiore alla media nazionale in tutti i capoluoghi di regione, con punta maggiore nella città di Bologna (+5,9%), seguita da Firenze, Genova e Roma, tutte con +5,7%. Sempre per quanto riguarda la domanda, gli italiani cercano prevalentemente bilocali (29%) e trilocali (26%) situati in zone semicentrali o periferiche e sono disposti a investire, in media, circa 161mila euro, con un range che va, prendendo come riferimento i capoluoghi di regione, dai 71.500 euro di Campobasso ai 253.500 di Milano.</p>
<p><strong>I prezzi nelle principali città</strong> Per quanto riguarda i prezzi degli immobili residenziali in offerta sul mercato, se rispetto a gennaio 2016 sono rimasti stabili, confrontando il dato con lo stesso periodo dello scorso anno il calo è del -1,6% e di ben il 15,3% se rapportato a dieci anni fa. Tra le città capoluogo di regione, segno positivo per Napoli (+1,1%), Firenze (+0,8%), Trento (+0,7%) e, seppur in misura minore, Torino(+0,2%). Al contrario, le città che hanno sofferto maggiormente, sono Catanzaro (-2,7%), Potenza (-2,6%), Campobasso (-2,4%) e Aosta (-2,3%). I capoluoghi in cui si registra il prezzo a metro quadro più “economico” sono, nell’ordine, Catanzaro (1.220 €/mq), Campobasso (1.600 €/mq) e Potenza (1.620 €/mq). Al contrario, le più care sono Milano (3.880 €/mq) e Roma (3.580 €/mq), seguite da Venezia (3.430 €/mq) e Firenze (3.350 €/mq).</p>
<p><a href="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/07/unnamed1.png" rel="prettyPhoto"><img class="aligncenter size-full wp-image-37559" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2016/07/unnamed1.png" alt="unnamed" width="287" height="427" /></a></p>
<p>“La stabilizzazione dei prezzi è uno degli aspetti più importanti di questo I semestre – afferma Alessandro Ghisolfi, Responsabile del Centro Studi Casa.it -. Anche nei capoluoghi di regione, che in passato hanno registrato cali importanti, si assiste a un rallentamento della diminuzione dei prezzi. Inoltre, un segnale positivo arriva dalla crescita della domanda, indicatore importante per valutare il livello di salute del mercato immobiliare”.</p>
<p><strong>Cosa ci si aspetta per il 2016?</strong></p>
<p>“Se le stime per il 2016 erano a inizio anno molto positive, negli ultimi due mesi, tuttavia, la spinta propulsiva sembra aver perso brillantezza, proprio nel periodo in cui storicamente il mercato immobiliare ha sempre dato le migliori performance – aggiunge Alessandro Ghisolfi –. Sulle decisioni di acquisto pesa nuovamente il clima di incertezza generale che rimane di sfondo alle evoluzioni del mercato. Incertezza particolarmente legata alle vicende politico-economiche non solo del nostro Paese ma internazionali, come Brexit. In sostanza si stanno rivedendo le previsioni che parlavano di un 2016 come dell’anno della definitiva ripresa del mercato. Probabilmente non sarà così e si dovrà attendere ancora prima di avere la certezza di essere definitivamente usciti da una fase di ciclo non positiva”.</p>
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		<title>I numeri del settore Giochi in Umbria: Regione emblema di un fenomeno tutto italiano</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2016 08:08:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Alcuni potrebbero considerarlo come uno schiaffo alla crisi, o meglio, la massima espressione della disperazione di chi cerca di uscire dai problemi economici, cercando la vincita che potrebbe cambiargli la vita. Altri come uno dei fenomeni economici del momento. In realtà, il mercato dei Giochi è molto di più dei luoghi comuni che si ascoltano ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>Alcuni potrebbero considerarlo come uno schiaffo alla crisi, o meglio, la massima espressione della disperazione di chi cerca di uscire dai problemi economici, cercando la vincita che potrebbe cambiargli la vita. Altri come uno dei fenomeni economici del momento. In realtà, il mercato dei Giochi è molto di più dei luoghi comuni che si ascoltano sui media e sui social network.<br />
Come si legge nell’<a href="http://www.gamingreport.com/#il-gioco-dazzardo-in-italia" target="_blank">articolo</a>, gli italiani hanno speso la cifra faraonica di 84 miliardi di euro nel gioco d&#8217;azzardo, ovvero il 10% totale dei consumi e il 4% del Pil. Nello stesso periodo, l&#8217;Erario ha incassato 7.9 miliardi di euro. Il dato forse più significativo a riguardo è che il volume di affari del Gambling in Italia è il 20% di quello mondiale.</p>
<p>I numeri in Umbria &#8211; Per capire quanto il gioco d&#8217;azzardo si stia espandendo, basta fare un giro in Umbria.<br />
Secondo i dati raccolti dall’AAMS, nella nostra Regione si spendono mediamente 717 mila euro l’anno tra slot machine e vlt, il che implica una spesa pro-capite di 140 euro annue.<br />
Terni è nella top ten delle province italiane dove si gioca di più, precisamente al settimo posto. Mediamente la spesa annua di un ternano è di 1.319 euro, il 5.75% del Pil. Quella complessiva arriva a 297.510.543 euro.<br />
La città umbra conta 170 locali che ospitano slot machine, 12 strutture dedicate interamente alle videolottery, nove sale giochi, sei agenzie di scommesse e una sala bingo. Gli apparecchi di intrattenimento dislocati in tutta la provincia sono 1.500.</p>
<p>Ludopatia, giovani e legislazione &#8211; C&#8217;è anche un fatto ancora più allarmante che riguarda la cittadina umbra. Secondo Maurizio Valentini, responsabile regionale dell’Age, Associazione Italiana genitori di Terni , le persone che hanno problemi di gioco “sono tutti minorenni: prima i ragazzi con problemi col gioco avevano 16, 17 anni, adesso purtroppo l’età si è abbassata di molto”.<br />
Nonostante il fenomeno della ludopatia sia in costante aumento le persone che si rivolgono al Centro di riferimento regionale per il trattamento del gioco d’azzardo problematico (già attivato in via sperimentale presso la sede di Foligno del Dipartimento dipendenze dell’Azienda Usl Umbria 2) è ancora esiguo.</p>
<p>Per combattere questo fenomeno, nel novembre 2014 è arrivata una legge regionale, frutto di tre diverse proposte denominata “Norme per la prevenzione, il contrasto e la riduzione del rischio della dipendenza da gioco d&#8217;azzardo patologico”.</p>
<p>Oltre ad istituire un Fondo regionale per realizzare gli interventi di contrasto al gioco d’azzardo sono state pensate norme per favorire i commercianti che rifiutano di installare o tolgono le “macchinette” nei loro esercizi. Tra queste la più importante è la riduzione dell’aliquota Irap dello 0,92%.<br />
Viene, inoltre, riconosciuto un ruolo attivo nella lotta al fenomeno ai Comuni, alle Aziende sanitarie e alle associazioni di promozione sociale, alle cooperative sociali, alle associazioni di rappresentanza delle imprese e degli operatori di settore e alle istituzioni scolastiche.<br />
Su ogni apparecchio da gioco e nei locali che ne dispongono, infine, sarà affisso un numero verde regionale e la distanza dei suddetti dovrà essere di almeno 500 metri dai luoghi sensibili.</p>
<p>Queste misure (insieme alle norme introdotte dalla Legge di Stabilità) hanno determinato una calo notevole del gioco offline, la cui spesa è scesa dell&#8217;8% rispetto al 2014.<br />
Per una spesa che scende, però, un&#8217;altra sale: è quella relativa al gioco online. La spesa media pro-capite all’anno in questo settore supera gli 800 euro, più di moltissime altre zone d’Italia particolarmente interessate al fenomeno.<br />
Per la densità del territorio (appena 8.456 km²), l&#8217;Umbria è una delle regioni che maggiormente contribuisce ad alimentare uno dei mercati più ricchi dell’economia italiana. La legislazione regionale avrà il compito di calmierare la spesa media dei giocatori e di combattere con strumenti di prevenzione effetti secondari devastanti come la ludopatia. Il 2016 ci offrirà a breve le prime risposte.</p>
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		<title>Innovazione, l&#8217;Umbria non è una regione per start-up</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2015 14:46:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lucina Paternesi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[dati]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Se start-up significa futuro, l’Umbria è ancora nel Medioevo. A guardare i dati pubblicati nei giorni scorsi sul Sole 24 Ore, la nostra regione non è proprio all’avanguardia per presenza di aziende innovative. Le start-up &#8211; Letteralmente start-up significa avvio di una nuova impresa, rappresenta cioè quella fase iniziale in cui un’organizzazione cerca di rendere ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/innovazione-lumbria-non-e-una-regione-per-start-up/">Innovazione, l&#8217;Umbria non è una regione per start-up</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[Se start-up significa futuro, l’Umbria è ancora nel Medioevo. A guardare i dati pubblicati nei giorni scorsi sul <em>Sole 24 Ore</em>, la nostra regione non è proprio all’avanguardia per presenza di aziende innovative.</p>
<p><strong>Le start-up</strong> &#8211; Letteralmente start-up significa avvio di una nuova impresa, rappresenta cioè quella fase iniziale in cui un’organizzazione cerca di rendere redditizia un’idea attraverso processi ripetibili. E mentre in tutta Italia continuano ad aumentare e a creare nuovi posti di lavoro, le start-up faticano ad inserirsi nel tessuto economico regionale.</p>
<p><strong>I dati</strong> &#8211; Nel 2013 erano solo 1.277, oggi Unioncamere ne conta già 3.200. E i finanziamenti, seppure in forte crescita, + 75%, sono sempre troppo pochi. Nel 2013 in tutta Italia sono state finanziate 113 start-up, un anno dopo il numero è salito a 197 per un totale di 129 milioni di euro contro i 112 milioni del 2012. In Francia e in Germania si investe otto volte più che in Italia. In ogni nuova impresa lavorano circa da 1 a 4 dipendenti e la maggior parte hanno un fatturato inferiore ai 100 mila euro. Solo 11, in tutto il paese, superano i due milioni di euro.</p>
<p><strong>Umbria</strong> &#8211; I dati fotografano un forte ritardo dell&#8217;Umbria in questo settore. In totale sono registrate solo 36 start-up, di cui 26 nell’ambito dei servizi e 10 nel settore dell’industria e dell’artigianato. Numeri ben lontani dalle performance che si registrano in Lombardia, dove ci sono 762 start-up registrate e 8 incubatori di idee. Seguono a distanza Emilia Romagna, Veneto e Lazio. Ma anche una regione piccola come le Marche ha risultati migliori, con 142 start-up registrate e due incubatori di idee. Peggio dell&#8217;Umbria solo Basilicata, Molise e Valle d&#8217;Aosta con, rispettivamente, 20, 15 e 11 nuove imprese &#8220;coraggiose&#8221;.</p>
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