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	<title>Perugia Online &#187; Editrice Pliniana</title>
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		<title>Il II libro dell’Eneide torna nella sua Città di Castello</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2020 13:24:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Ca' Foscari Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Città di Castello]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Città di Castello]]></category>
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		<category><![CDATA[Eneide]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Cassa di Risparmio di Città di Castello]]></category>
		<category><![CDATA[Mostra del libro antico e della stampa antica]]></category>
		<category><![CDATA[Universit? per Stranieri di Perugia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> ‘Si ritiene che l’originale sia andato perduto a seguito dell’alluvione’. È ciò che il gruppo di ricerca coordinato dalla professoressa Giovanna Zaganelli – ordinario in Critica letteraria e Letterature Comparate e in Semiotica del testo all’Università per Stranieri di Perugia e coordinatore del Dottorato di ricerca in Scienze Letterarie, Librarie, Linguistiche e della Comunicazione Internazionale ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Città di Castello. </span><em> </em>‘Si ritiene che l’originale sia andato perduto a seguito dell’alluvione’. È ciò che il gruppo di ricerca coordinato dalla professoressa Giovanna Zaganelli – ordinario in <em>Critica letteraria</em> e <em>Letterature Comparate</em> e in <em>Semiotica del testo</em> all’Università per Stranieri di Perugia e coordinatore del Dottorato di ricerca in <em>Scienze Letterarie, Librarie, Linguistiche e della Comunicazione Internazionale</em> dello stesso Ateneo – si è sentito rispondere, all’inizio, mentre cercava, nel fondo antico della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, una cinquecentina stampata a Città di Castello nel 1539. Non una cinquecentina qualunque, ma il volgarizzamento del II libro dell’<em>Eneide</em> virgiliana compiuto dal cardinale Ippolito de’ Medici e impresso ‘in Civitate Castelli’ il 20 luglio 1539 dai due tipografi ambulanti Antonio Mazzocchi, cremonese, e Nicolò Gucci da Cortona, la cui società tipografica era attiva nel XVI secolo a Firenze, Siena, Cortona e, appunto, Città di Castello.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 5 settembre 2020, in occasione della XX edizione della Mostra del libro antico e della stampa antica di Città di Castello (<a href="http://www.mostralibroantico.it">http://www.mostralibroantico.it</a>), nella suggestiva cornice di palazzo Vitelli a S. Egidio, il II libro dell’<em>Eneide</em> di Virgilio è ‘tornato’ a Città di Castello. <em>Alla ricerca dell’Eneide stampata in Civitate Castelli nel 1539. Storie, percorsi, ipotesi</em> è, infatti, il titolo del volume curato dalla professoressa Giovanna Zaganelli e da Sarah Bonciarelli, professore invitato all’Università di Louvain la Neuve (Belgio) e ricercatrice all’Università di Gand, ed editato in pieno lockdown dalla Editrice Pliniana diretta da Giorgio Zangarelli. Si tratta di un cofanetto che contiene sia l’edizione facsimilare della cinquecentina che la trascrizione, insieme ad alcuni saggi critici sull’opera e sul suo autore, Ippolito de’ Medici, il nipote di Lorenzo il Magnifico che era stato nominato cardinale nel 1529 da papa Clemente VII. Un gruppo di ricerca qualificato, quello coordinato dalla professoressa Giovanna Zaganelli, e tutto al femminile: la trascrizione dell’opera è, infatti, a cura della professoressa Zaganelli e del dottore di ricerca Martina Pazzi, mentre i saggi critici sono di mano della stessa professoressa Zaganelli, della ricercatrice Sarah Bonciarelli e del dottore di ricerca Chiara Gaiardoni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il prezioso cofanetto, risultato di un lavoro di alcuni anni di ricerca, si inserisce nell’alveo del progetto ‘Per una storia dei tipografi e librai: l’Alta Valle del Tevere’, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Città di Castello, presieduta dall’avvocato Fabio Nisi, in collaborazione con l’Università per Stranieri di Perugia. Nell’ambito dello stesso progetto, era stato presentato, nel 2015, a palazzo Vitelli a S. Egidio, un altro volume a cura della professoressa Zaganelli: <em>Tipografi, librai, illustratori. Uno sguardo alle arti editoriali</em>, sempre editato dalla Editrice Pliniana. <em>Alla ricerca dell’Eneide stampata in Civitate Castelli nel 1539. Storie, percorsi, ipotesi</em>, rappresenta, dunque, un altro prestigioso tassello nel percorso di ricostruzione della storia dei tipografi nell’Alta Valle del Tevere. L’originale del libro, di formato in-quarto e composto da 47 pagine impresse, è conservato in qualità di unico esemplare in Italia alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ed è uno dei quattro esistenti al mondo: gli altri tre esemplari sono conservati, rispettivamente, alla British Library, alla Biblioteca del Hospital de Granada e alla Harvard University.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>‘In realtà è probabile che una tappa a Città di Castello – ha spiegato Giancarlo Mezzetti, direttore e curatore della Mostra – l’<em>Eneide</em> di Ippolito de’ Medici l’abbia fatta anche nel 1966, quando l’alluvione di Firenze colpì la Biblioteca Nazionale Centrale dove è conservata e molti volumi furono trasferiti nell’attuale museo Burri dei Seccatoi del tabacco’. Di questo II libro dell’<em>Eneide</em> si erano perse le tracce e solo gli indizi presenti nella Biblioteca di Città di Castello hanno spinto le curatrici a cercare questa cinquecentina che sembrava introvabile. Ora disponibile, con la stampa del cofanetto, per studiosi e appassionati.</p>
<p>‘Abbiamo scelto l’<em>Eneide</em> – ha affermato a tal proposito Fabio Nisi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Città di Castello e dell’Associazione Palazzo Vitelli a Sant’Egidio che promuove la Mostra in collaborazione con il Comune – per la sua storia speciale, diffusissima quando fu stampata e poi quasi persa. E perché creò un pubblico di lettori in volgare, cioè i primi lettori italiani. Ci è apparso – ha concluso Nisi – tutto molto connesso con la bibliofilia della Mostra e con l’opera di divulgazione della storia locale che stiamo portando avanti’.</p>
<p>Il volume, che il cardinale Ippolito de’ Medici ha dedicato a Giulia Gonzaga ricorrendo alla similitudine tra l’incendio che aveva devastato Troia e quello del suo cuore per la nobildonna, è una delle prime versioni cinquecentesche del poema latino virgiliano, qui riproposto nella traduzione in volgare in endecasillabi sciolti.</p>
<p>‘ Si è trattato di un lavoro che è durato a lungo e che ha tracciato un percorso progressivo di ricerca – ha spiegato la professoressa Zaganelli in occasione della presentazione dell’opera, a seguito dei ringraziamenti estesi al presidente della Fondazione Caricast, Fabio Nisi, al sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta, e al collega Alessandro Scarsella dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ha tenuto una interessante lezione sul volume –. La Biblioteca di Città di Castello – ha proseguito la professoressa Zaganelli – lasciava traccia di questa cinquecentina, anche se mancava il corpo del libro, la sua copia cartacea, l’esemplare in carne ed ossa. Questi indizi ci hanno portato a Firenze, alla Biblioteca Nazionale Centrale, dove all’inizio ci è stato spiegato che l’esemplare era andato perduto a seguito dell’alluvione. Ma la ricerca è anche testardaggine e, alla fine, siamo usciti vittoriosi a seguito del ritrovamento di questa opera tradotta dal latino al volgare, una lingua, quest’ultima, in grado di acquisire una propria autonomia, nel momento in cui le tipografie stavano diventando delle straordinarie officine di cultura e di diffusione della lingua stessa. Riportiamo, dunque, nel suo luogo originario questo libro – ha affermato la professoressa Zaganelli – e lo facciamo grazie alla pubblicazione, per i tipi della Editrice Pliniana, di un cofanetto che comprende sia l’edizione facsimilare dell’opera che la trascrizione della stessa e alcuni saggi critici, ai quali hanno collaborato mie allieve che hanno studiato all’interno del Dottorato e collaboratrici (Sarah Bonciarelli, autrice di un saggio sui frontespizi virgiliani, Chiara Gaiardoni, autrice di un saggio sugli endecasillabi sciolti usati da Ippolito de’ Medici, e Martina Pazzi, co-autrice, insieme alla professoressa Zaganelli, della trascrizione della cinquecentina, <em>n.d.r</em>.). Un libro al femminile, dunque, che è uscito al tempo del Covid-19, non a caso a Città di Castello, una terra di tipografi’.</p>
<p>È seguita, poi, l’interessante relazione di Alessandro Scarsella, professore associato di <em>Critica letteraria</em> e <em>Letterature comparate</em> all’Università Ca’ Foscari di Venezia e direttore della rivista di bibliofilia e storia del libro «Charta». Il professor Scarsella ha esordito sottolineando l’importanza della pubblicazione di quest’opera nell’epoca della quarantena, ‘un periodo – ha affermato – in cui abbiamo avuto la percezione che tutto stesse franando e che il patrimonio collettivo anche librario fosse in pericolo’. ‘Oggi – ha proseguito – i rapporti umani si rinnovano e il libro vive di nuovo’. La sua relazione ha tratto spunto dal titolo del saggio critico della professoressa Zaganelli contenuto nel volume e ha teso a ‘interrogare il Cinquecento’ attraverso il II dell’<em>Eneide</em> di Virgilio in lingua volgare, un’opera che ha avuto la funzione di espandere la poesia virgiliana nel Rinascimento. ‘Interrogare il Cinquecento – è stato il commento del professor Scarsella – significa adottare una metodologia rigorosa che vada al di là della mera erudizione e che ci guidi come un filo di Arianna all’interno di un vero e proprio labirinto’. L’edizione facsimilare contenuta nel cofanetto è, per il professor Scarsella, sia soggetto che oggetto di studio. Tale tipo di edizione ha nella sua natura di foto-riproduzione l’imitazione dell’originale. Ma, come era solito ripetere Roland Barthes, vi è, sempre, una componente affettiva di fronte all’interpretazione di qualunque materiale fotografico nell’esercizio di fruizione e ricezione. Vi è, in ultima analisi, un legame con la scrittura e con il testo ripristinato. Un legame, questo, che secondo il professor Scarsella è restituito anche dalla trascrizione dell’opera e dalla legenda che l’accompagna e che indaga, tra i molteplici aspetti, anche quello della punteggiatura e dei segni diacritici, in alcuni casi funzionali a indicare le pause durante la lettura dell’opera. Il professor Scarsella, passando in rassegna la trascrizione e i saggi critici contenuti nel secondo volume del cofanetto, ha poi illustrato il momento storico in cui Ippolito de’ Medici decise di tradurre in volgare il II libro dell’<em>Eneide</em>: un periodo caratterizzato da un’atmosfera cupa e dal contrasto tra Impero e Papato, che deve avere, forse, spinto il giovane cardinale a interpretare la storia come ‘strage’. Il II libro dell’<em>Eneide</em> è il più noto del poema virgiliano, per il racconto del sacco e della caduta di Troia, per l’eccidio della città, per l’inganno del cavallo escogitato da Ulisse e per il riepilogo del mito troiano e dell’episodio di Lacoonte, di cui nel 1506 venne recuperato il gruppo scultoreo, con ogni probabilità visto da Ippolito de’ Medici. Un personaggio mondano, quello del cardinale, se si pensa alla raccolta dei primi sei libri del poema editata anche dallo Zoppino o ai ritratti che del cardinale hanno eseguito, tra gli altri, Tiziano e Bronzino o, ancora, ai suoi legami con il Berni. Si firma ‘Cavaliere errante’, Ippolito, nella dedica all’‘illustrissima signora’ Giulia Gonzaga, alla quale il cardinale dichiara di soffrire d’amore e di aver pensato di consolarsi immergendosi proprio nel II libro dell’<em>Eneide</em> e paragonando l’incendio del suo cuore all’incendio di Troia. Un po’ come fece Ariosto nelle sue rime pubblicate, postume, da alcuni tipografi ambulanti: l’autore dell’<em>Orlando furioso </em>aveva, infatti, qui attuato un parallelismo tra la sua visita ad un campo di battaglia francese e le sue pene d’amore, evidenziando che queste ultime perdurano anche dopo la morte. Ma, analizzando anche un altro elemento dell’apparato paratestuale della cinquecentina, il proemio di mano del giurista, ‘dottor de’ leggi’ e curatore Giovangallo da Castello, si evince una acuta riflessione sulla traduzione <em>per sensum</em>, così come la intendeva S. Girolamo: una traduzione, quella di Ippolito de’ Medici, che restituisce, secondo il giurista tifernate che tesse un elogio dell’autore secondo i modi tipici dello stile allusivo rinascimentale, i valori del testo virgiliano. Dal punto di vista del professor Scarsella, infine, il II dell’<em>Eneide</em> nell’edizione stampata da Mazzocchi e Gucci con una impaginazione pulita, elegante e quasi aldina, non solo rappresenta una testimonianza dell’espansione nel Cinquecento della poesia virgiliana, ma costituisce anche un documento linguistico importantissimo con riferimento al toscano vivo, ovvero al fiorentino che si parlava alla corte di Clemente VII. Un libro, dunque, che, per questo, come scrive Sarah Bonciarelli nel suo saggio critico, si proietta dal Tifernate verso l’Europa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Significative anche le riflessioni del sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta e di Giorgio Zangarelli, direttore dello Stabilimento Tipografico ‘Pliniana’ e presidente della Sezione Grafica e Cartotecnica di Confindustria Umbria. ‘Siamo onorati – le parole del sindaco Luciano Bacchetta – di aver presentato un evento storico-culturale di portata nazionale nella nostra città, in cui la tradizione plurisecolare della scuola grafica rappresenta un grande valore che vogliamo preservare e consolidare. Occasioni come quella di oggi, scoperte e contributi di grande livello culturale, ci spingono a tutelare e rafforzare una scuola che abbiamo sempre difeso e che è erede di una tradizione forte sostenuta da un distretto industriale ancora molto radicato’. ‘La lavorazione della cinquecentina – ha precisato con orgoglio, Giorgio Zangarelli – ha coinciso con l’emergenza Covid, ma per fortuna ‘Altra stampa’, il codice Ateco sotto il quale è da sempre classificata la nostra attività, è stata ritenuta essenziale e quindi esentata, insieme all’intera filiera, dalla sospensione della produzione decretata il 22 marzo scorso. Pertanto in pieno periodo di lockdown, pur adottando tutte le misure di contenimento necessarie, siamo riusciti comunque a portare a termine questa edizione di alto profilo letterario’.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>M. P. </strong></p>
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		<title>Una giornata in tipografia</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Feb 2019 20:33:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Editrice Pliniana]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> ‘La tipografia può essere definita come l’arte di disporre le lettere, distribuire lo spazio e controllare i caratteri in modo da favorire al massimo la comprensione del testo da parte del lettore’. In First principles of tipography, pubblicato a Cambridge nel 1936, Stanley Morison profila il suo concetto di ‘leggibilità’, che risiede nell’efficienza e nell’utilità ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Alta Valle del Tevere. </span> ‘La tipografia può essere definita come l’arte di disporre le lettere, distribuire lo spazio e controllare i caratteri in modo da favorire al massimo la comprensione del testo da parte del lettore’. In <em>First principles of tipography</em>, pubblicato a Cambridge nel 1936, Stanley Morison profila il suo concetto di ‘leggibilità’, che risiede nell’efficienza e nell’utilità proprie del mezzo tipografico funzionale alla stampa dei libri. La tipografia e il libro stampato, secondo il promotore della rinascita dei caratteri della tipografia umanistica per la Monotype Corporation, devono ‘adempiere a un servizio pubblico’. ‘La tipografia oggi – siamo nel 1936 (n.d.r.) – non ha tanto bisogno di ispirazione o di <em>revival</em> quanto di ricerca’.</p>
<p>Di ricerca, appunto. Il progetto ‘Per una storia dei tipografi e librai in Umbria: l’Alta Valle del Tevere’ ideato e coordinato dalla professoressa Giovanna Zaganelli, direttore del Dipartimento di <em>Scienze Umane e Sociali</em> dell’Università per Stranieri di Perugia e coordinatore del Dottorato di ricerca in <em>Scienze letterarie, librarie, linguistiche e della comunicazione internazionale</em>, va in questa direzione. Realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Città di Castello, è inserito nelle attività del Dottorato in <em>Scienza del libro e della scrittura</em> e sancisce una collaborazione pluriennale fra il prestigioso Ateneo perugino e la Fondazione stessa. Una collaborazione, questa, che si è oggettivata nella messa a punto di un museo virtuale (<a href="http://www.tipografielibrai.it">http://www.tipografielibrai.it</a>), nella pubblicazione, nel 2014, per i tipi della Editrice Pliniana, del volume <em>Tipografi, librai, illustratori. Uno sguardo alle arti editoriali</em>, a cura di Giovanna Zaganelli, nella realizzazione del progetto collaterale con la Universidad Complutense de Madrid sulla tipografia madrilena del Settecento e nella fondazione del Centro di Documentazione ‘Tipografie del Tifernate’. Ricostruire la storia della tradizione tipografica e libraria in Umbria, con particolare riferimento all’Alta Valle del Tevere, da un punto di vista storico, scientifico, tecnico e didattico. Questo, l’obiettivo del progetto sulle tipografie, che si interessa del patrimonio culturale e del sapere tecnico, della storia del libro e della divulgazione a livello internazionale dei risultati degli studi, attraverso la costituzione di una officina scientifica.</p>
<p>È stato proprio Giorgio Zangarelli, direttore della Editrice Pliniana di Selci Lama – fra le più antiche tipografie dell’Italia centrale, è dotata di macchinari per la stampa offset e per la stampa digitale ed è specializzata nella stampa di volumi di pregio – ad aprire le porte o, per meglio dire, ‘il portone da cui si passa da 106 anni’ della sua azienda, in una giornata di fine febbraio dall’aria pre-primaverile, alla professoressa Giovanna Zaganelli e alla sua allieva Sarah Bonciarelli, ora ricercatrice all’Università di Gent, in Belgio. La professoressa e la giovane ricercatrice hanno trascorso ‘una giornata in tipografia’, immerse in racconti di escursioni fra le pagine della «Rivista Grafica», fra gli stemmi in cera lacca di antichi testi documentari conservati alla Pliniana, o di passeggiate, tanto amate dall’imprenditore tifernate, in Val d’Orcia, alle Cinque Terre, nei pressi della villa Magherini-Graziani o del castello Bufalini di San Giustino.</p>
<p>All’interno della biblioteca dell’antica limonaia, ora sede dello stabilimento di viale F. Nardi a Selci Lama, lo sguardo attento e scrutatore del visitatore può poggiare su pregiati volumi della collana «C.A.V.» (ad esempio, su <em>Le livre de ma vie. Mémories autobiographiques</em>, datato agli anni 1927-1964), su un libro intitolato <em>La carta. Storia, materiale, tecniche</em>, che reca la firma di Peter F. Tschudin, sui tomi che compongono la collana «Contributi di filologia italiana» o ancora sui <em>Processi inquisitoriali di Vittore Soranzo (1550-1558)</em> di Pier Paolo Piergentili. Nel museo storico dell’azienda si possono ancora oggi ammirare le cassettiere in legno contenenti i caratteri di piombo, le scatole con le matrici, i cliché in zinco raffiguranti piantine di città o frontespizi di libri, il rullo ancora impregnato di inchiostro, e i vecchi macchinari: dalla macchina da stampa piano-cilindrica Super Unigraf alla piegatrice Leonis, dalla linotype alla monotype. È qui, vicino alla cassettiera in legno contenente i caratteri di piombo, che è affisso, dentro una raffinata cornice in legno, un articolo datato al 31 giugno 1913 ed editato in <em>Plinio il Giovane</em>, un periodico mensile illustrato. Il titolo, <em>Quattro ritratti della famiglia Vitelli</em> è un elemento paratestuale che orienta la lettura e l’attacco ‘La famiglia Vitelli comincia con un Matteo morto nel 1287, da cui nacque Vitello’ concretizza, nero su bianco, un percorso attraverso le carte d’archivio, sospese fra l’alba dei tempi della cavalleria e dell’aristocrazia e il loro tramonto. Ci sono, poi, dei graziosi segnalibri, donati da Giorgio Zangarelli e connotati dalla funzione dell’indicalità. ‘Un bambino che legge sarà un uomo che pensa’: una affermazione, questa, che campeggia su uno dei deliziosi segnalibri, sopra l’immagine di un piccolo lettore che se ne sta appollaiato sopra tre tomi di colore diverso. In un altro segnalibro, impresso in occasione del centenario della celebre tipografia e casa editrice umbra, vengono ripercorsi i cento anni al servizio della cultura con delle note sulle due date salienti: il 1913, anno della fondazione dello stabilimento da parte di Ruggero Fiordelli, parroco di Selci Lama, e il 2013, quando la casa editrice è ancora attiva con le moderne tecnologie, ma con memoria storica museale. La casa editrice nel 2013 ha pubblicato un volume sulla sua storia, ricorrendo a tre tecniche di stampa: in copertina la parola <em>Pliniana</em> è ripetuta due volte, al dritto, in stampa tipografica a piombo, in rosso e subito dopo in forma speculare, a rovescio, in nero. Il tutto in piombo, offset, e stampa digitale, a supporto della filosofia dello storico stabilimento tipografico. ‘La Pliniana – si legge nell’introduzione di Giorgio Zangarelli al volumetto <em>Cento anni. Costituzione della Società Cooperativa Tipografica «Pliniana»</em> – ha attraversato tutto il Novecento tra momenti floridi e momenti di ristrettezza, è vissuta e sopravvissuta a due conflitti mondiali, nei suoi locali via via ampliati sono transitate oltre a generazioni su generazioni tutte le tecnologie tipografiche’.</p>
<p>‘Egregio signore – si legge, ancora, in una lettera datata in Città di Castello al 5 dicembre 1886 e indirizzata a Scipione Lapi, di cui campeggia, all’ingresso dello stabilimento, un austero ritratto – voi che, non curando noie e fastidii consacrate la vita ad un indefesso lavoro: che a noi inesperti fornite il modo d’istruirci nella nobile arte della Stampa ’. ‘Siamo il ramo cadetto della Scipione Lapi’ è stato il commento di Giorgio Zangarelli con riferimento all’allora storico laboratorio litografico sorto a Città di Castello nel 1872, poi divenuto industria beneficiaria di una committenza posta ben oltre l’angusto ambito locale.</p>
<p>D’altronde, per riuscire buoni tipografi occorrono due cose, come voleva Carlo Frassinelli: ‘limitati mezzi, i 26 segni dell’alfabeto; illimitata devozione al mestiere e all’arte’. La stessa devozione che è propria dell’imprenditore tifernate Giorgio Zangarelli.</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/una-giornata-in-tipografia-3/">Una giornata in tipografia</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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