venerdì, 27 novembre 2020 Ultimo aggiornamento il 26 novembre 2020 alle ore 20:58

Il II libro dell’Eneide torna nella sua Città di Castello

Redazione Perugia Online

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Il volgarizzamento di mano di Ippolito de' Medici, stampato in Civitate Castelli nel 1539, 'fa ritorno' nel comune tifernate in un cofanetto, a cura della professoressa Zaganelli, contenente anche l'edizione facsimilare dell'opera

 
Il II libro dell’Eneide torna nella sua Città di Castello
Città di Castello.  ‘Si ritiene che l’originale sia andato perduto a seguito dell’alluvione’. È ciò che il gruppo di ricerca coordinato dalla professoressa Giovanna Zaganelli – ordinario in Critica letteraria e Letterature Comparate e in Semiotica del testo all’Università per Stranieri di Perugia e coordinatore del Dottorato di ricerca in Scienze Letterarie, Librarie, Linguistiche e della Comunicazione Internazionale dello stesso Ateneo – si è sentito rispondere, all’inizio, mentre cercava, nel fondo antico della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, una cinquecentina stampata a Città di Castello nel 1539. Non una cinquecentina qualunque, ma il volgarizzamento del II libro dell’Eneide virgiliana compiuto dal cardinale Ippolito de’ Medici e impresso ‘in Civitate Castelli’ il 20 luglio 1539 dai due tipografi ambulanti Antonio Mazzocchi, cremonese, e Nicolò Gucci da Cortona, la cui società tipografica era attiva nel XVI secolo a Firenze, Siena, Cortona e, appunto, Città di Castello.

 

Il 5 settembre 2020, in occasione della XX edizione della Mostra del libro antico e della stampa antica di Città di Castello (http://www.mostralibroantico.it), nella suggestiva cornice di palazzo Vitelli a S. Egidio, il II libro dell’Eneide di Virgilio è ‘tornato’ a Città di Castello. Alla ricerca dell’Eneide stampata in Civitate Castelli nel 1539. Storie, percorsi, ipotesi è, infatti, il titolo del volume curato dalla professoressa Giovanna Zaganelli e da Sarah Bonciarelli, professore invitato all’Università di Louvain la Neuve (Belgio) e ricercatrice all’Università di Gand, ed editato in pieno lockdown dalla Editrice Pliniana diretta da Giorgio Zangarelli. Si tratta di un cofanetto che contiene sia l’edizione facsimilare della cinquecentina che la trascrizione, insieme ad alcuni saggi critici sull’opera e sul suo autore, Ippolito de’ Medici, il nipote di Lorenzo il Magnifico che era stato nominato cardinale nel 1529 da papa Clemente VII. Un gruppo di ricerca qualificato, quello coordinato dalla professoressa Giovanna Zaganelli, e tutto al femminile: la trascrizione dell’opera è, infatti, a cura della professoressa Zaganelli e del dottore di ricerca Martina Pazzi, mentre i saggi critici sono di mano della stessa professoressa Zaganelli, della ricercatrice Sarah Bonciarelli e del dottore di ricerca Chiara Gaiardoni.

 

Il prezioso cofanetto, risultato di un lavoro di alcuni anni di ricerca, si inserisce nell’alveo del progetto ‘Per una storia dei tipografi e librai: l’Alta Valle del Tevere’, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Città di Castello, presieduta dall’avvocato Fabio Nisi, in collaborazione con l’Università per Stranieri di Perugia. Nell’ambito dello stesso progetto, era stato presentato, nel 2015, a palazzo Vitelli a S. Egidio, un altro volume a cura della professoressa Zaganelli: Tipografi, librai, illustratori. Uno sguardo alle arti editoriali, sempre editato dalla Editrice Pliniana. Alla ricerca dell’Eneide stampata in Civitate Castelli nel 1539. Storie, percorsi, ipotesi, rappresenta, dunque, un altro prestigioso tassello nel percorso di ricostruzione della storia dei tipografi nell’Alta Valle del Tevere. L’originale del libro, di formato in-quarto e composto da 47 pagine impresse, è conservato in qualità di unico esemplare in Italia alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ed è uno dei quattro esistenti al mondo: gli altri tre esemplari sono conservati, rispettivamente, alla British Library, alla Biblioteca del Hospital de Granada e alla Harvard University.

 

‘In realtà è probabile che una tappa a Città di Castello – ha spiegato Giancarlo Mezzetti, direttore e curatore della Mostra – l’Eneide di Ippolito de’ Medici l’abbia fatta anche nel 1966, quando l’alluvione di Firenze colpì la Biblioteca Nazionale Centrale dove è conservata e molti volumi furono trasferiti nell’attuale museo Burri dei Seccatoi del tabacco’. Di questo II libro dell’Eneide si erano perse le tracce e solo gli indizi presenti nella Biblioteca di Città di Castello hanno spinto le curatrici a cercare questa cinquecentina che sembrava introvabile. Ora disponibile, con la stampa del cofanetto, per studiosi e appassionati.

‘Abbiamo scelto l’Eneide – ha affermato a tal proposito Fabio Nisi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Città di Castello e dell’Associazione Palazzo Vitelli a Sant’Egidio che promuove la Mostra in collaborazione con il Comune – per la sua storia speciale, diffusissima quando fu stampata e poi quasi persa. E perché creò un pubblico di lettori in volgare, cioè i primi lettori italiani. Ci è apparso – ha concluso Nisi – tutto molto connesso con la bibliofilia della Mostra e con l’opera di divulgazione della storia locale che stiamo portando avanti’.

Il volume, che il cardinale Ippolito de’ Medici ha dedicato a Giulia Gonzaga ricorrendo alla similitudine tra l’incendio che aveva devastato Troia e quello del suo cuore per la nobildonna, è una delle prime versioni cinquecentesche del poema latino virgiliano, qui riproposto nella traduzione in volgare in endecasillabi sciolti.

‘ Si è trattato di un lavoro che è durato a lungo e che ha tracciato un percorso progressivo di ricerca – ha spiegato la professoressa Zaganelli in occasione della presentazione dell’opera, a seguito dei ringraziamenti estesi al presidente della Fondazione Caricast, Fabio Nisi, al sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta, e al collega Alessandro Scarsella dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ha tenuto una interessante lezione sul volume –. La Biblioteca di Città di Castello – ha proseguito la professoressa Zaganelli – lasciava traccia di questa cinquecentina, anche se mancava il corpo del libro, la sua copia cartacea, l’esemplare in carne ed ossa. Questi indizi ci hanno portato a Firenze, alla Biblioteca Nazionale Centrale, dove all’inizio ci è stato spiegato che l’esemplare era andato perduto a seguito dell’alluvione. Ma la ricerca è anche testardaggine e, alla fine, siamo usciti vittoriosi a seguito del ritrovamento di questa opera tradotta dal latino al volgare, una lingua, quest’ultima, in grado di acquisire una propria autonomia, nel momento in cui le tipografie stavano diventando delle straordinarie officine di cultura e di diffusione della lingua stessa. Riportiamo, dunque, nel suo luogo originario questo libro – ha affermato la professoressa Zaganelli – e lo facciamo grazie alla pubblicazione, per i tipi della Editrice Pliniana, di un cofanetto che comprende sia l’edizione facsimilare dell’opera che la trascrizione della stessa e alcuni saggi critici, ai quali hanno collaborato mie allieve che hanno studiato all’interno del Dottorato e collaboratrici (Sarah Bonciarelli, autrice di un saggio sui frontespizi virgiliani, Chiara Gaiardoni, autrice di un saggio sugli endecasillabi sciolti usati da Ippolito de’ Medici, e Martina Pazzi, co-autrice, insieme alla professoressa Zaganelli, della trascrizione della cinquecentina, n.d.r.). Un libro al femminile, dunque, che è uscito al tempo del Covid-19, non a caso a Città di Castello, una terra di tipografi’.

È seguita, poi, l’interessante relazione di Alessandro Scarsella, professore associato di Critica letteraria e Letterature comparate all’Università Ca’ Foscari di Venezia e direttore della rivista di bibliofilia e storia del libro «Charta». Il professor Scarsella ha esordito sottolineando l’importanza della pubblicazione di quest’opera nell’epoca della quarantena, ‘un periodo – ha affermato – in cui abbiamo avuto la percezione che tutto stesse franando e che il patrimonio collettivo anche librario fosse in pericolo’. ‘Oggi – ha proseguito – i rapporti umani si rinnovano e il libro vive di nuovo’. La sua relazione ha tratto spunto dal titolo del saggio critico della professoressa Zaganelli contenuto nel volume e ha teso a ‘interrogare il Cinquecento’ attraverso il II dell’Eneide di Virgilio in lingua volgare, un’opera che ha avuto la funzione di espandere la poesia virgiliana nel Rinascimento. ‘Interrogare il Cinquecento – è stato il commento del professor Scarsella – significa adottare una metodologia rigorosa che vada al di là della mera erudizione e che ci guidi come un filo di Arianna all’interno di un vero e proprio labirinto’. L’edizione facsimilare contenuta nel cofanetto è, per il professor Scarsella, sia soggetto che oggetto di studio. Tale tipo di edizione ha nella sua natura di foto-riproduzione l’imitazione dell’originale. Ma, come era solito ripetere Roland Barthes, vi è, sempre, una componente affettiva di fronte all’interpretazione di qualunque materiale fotografico nell’esercizio di fruizione e ricezione. Vi è, in ultima analisi, un legame con la scrittura e con il testo ripristinato. Un legame, questo, che secondo il professor Scarsella è restituito anche dalla trascrizione dell’opera e dalla legenda che l’accompagna e che indaga, tra i molteplici aspetti, anche quello della punteggiatura e dei segni diacritici, in alcuni casi funzionali a indicare le pause durante la lettura dell’opera. Il professor Scarsella, passando in rassegna la trascrizione e i saggi critici contenuti nel secondo volume del cofanetto, ha poi illustrato il momento storico in cui Ippolito de’ Medici decise di tradurre in volgare il II libro dell’Eneide: un periodo caratterizzato da un’atmosfera cupa e dal contrasto tra Impero e Papato, che deve avere, forse, spinto il giovane cardinale a interpretare la storia come ‘strage’. Il II libro dell’Eneide è il più noto del poema virgiliano, per il racconto del sacco e della caduta di Troia, per l’eccidio della città, per l’inganno del cavallo escogitato da Ulisse e per il riepilogo del mito troiano e dell’episodio di Lacoonte, di cui nel 1506 venne recuperato il gruppo scultoreo, con ogni probabilità visto da Ippolito de’ Medici. Un personaggio mondano, quello del cardinale, se si pensa alla raccolta dei primi sei libri del poema editata anche dallo Zoppino o ai ritratti che del cardinale hanno eseguito, tra gli altri, Tiziano e Bronzino o, ancora, ai suoi legami con il Berni. Si firma ‘Cavaliere errante’, Ippolito, nella dedica all’‘illustrissima signora’ Giulia Gonzaga, alla quale il cardinale dichiara di soffrire d’amore e di aver pensato di consolarsi immergendosi proprio nel II libro dell’Eneide e paragonando l’incendio del suo cuore all’incendio di Troia. Un po’ come fece Ariosto nelle sue rime pubblicate, postume, da alcuni tipografi ambulanti: l’autore dell’Orlando furioso aveva, infatti, qui attuato un parallelismo tra la sua visita ad un campo di battaglia francese e le sue pene d’amore, evidenziando che queste ultime perdurano anche dopo la morte. Ma, analizzando anche un altro elemento dell’apparato paratestuale della cinquecentina, il proemio di mano del giurista, ‘dottor de’ leggi’ e curatore Giovangallo da Castello, si evince una acuta riflessione sulla traduzione per sensum, così come la intendeva S. Girolamo: una traduzione, quella di Ippolito de’ Medici, che restituisce, secondo il giurista tifernate che tesse un elogio dell’autore secondo i modi tipici dello stile allusivo rinascimentale, i valori del testo virgiliano. Dal punto di vista del professor Scarsella, infine, il II dell’Eneide nell’edizione stampata da Mazzocchi e Gucci con una impaginazione pulita, elegante e quasi aldina, non solo rappresenta una testimonianza dell’espansione nel Cinquecento della poesia virgiliana, ma costituisce anche un documento linguistico importantissimo con riferimento al toscano vivo, ovvero al fiorentino che si parlava alla corte di Clemente VII. Un libro, dunque, che, per questo, come scrive Sarah Bonciarelli nel suo saggio critico, si proietta dal Tifernate verso l’Europa.

 

Significative anche le riflessioni del sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta e di Giorgio Zangarelli, direttore dello Stabilimento Tipografico ‘Pliniana’ e presidente della Sezione Grafica e Cartotecnica di Confindustria Umbria. ‘Siamo onorati – le parole del sindaco Luciano Bacchetta – di aver presentato un evento storico-culturale di portata nazionale nella nostra città, in cui la tradizione plurisecolare della scuola grafica rappresenta un grande valore che vogliamo preservare e consolidare. Occasioni come quella di oggi, scoperte e contributi di grande livello culturale, ci spingono a tutelare e rafforzare una scuola che abbiamo sempre difeso e che è erede di una tradizione forte sostenuta da un distretto industriale ancora molto radicato’. ‘La lavorazione della cinquecentina – ha precisato con orgoglio, Giorgio Zangarelli – ha coinciso con l’emergenza Covid, ma per fortuna ‘Altra stampa’, il codice Ateco sotto il quale è da sempre classificata la nostra attività, è stata ritenuta essenziale e quindi esentata, insieme all’intera filiera, dalla sospensione della produzione decretata il 22 marzo scorso. Pertanto in pieno periodo di lockdown, pur adottando tutte le misure di contenimento necessarie, siamo riusciti comunque a portare a termine questa edizione di alto profilo letterario’.

 

M. P. 

 

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