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	<title>Perugia Online &#187; infrastrutture</title>
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	<description>Scomoda, Libera, Indipendente.</description>
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		<title>Cgil Perugia, proseguono gli incontri tra territori sul nodo delle infrastrutture</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2015 08:38:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Da tempo con uguale intensità si sviluppano incontri tra i territori dell’alto Tevere con la Toscana e le Marche, per il collegamento della E78. Sicuramente la fase di crisi che sta vivendo l’Umbria, ma non solo, basta pensare ai territori di confine delle Marche colpiti dalla crisi dell’elettrodomestico, spinge verso soluzioni che possano portare nuove occasioni  di sviluppo. Ma il tema è, come l’Umbria si presenta, in questa nuova fase, dove a livello politico e istituzionale si parla di grandi aggregazioni regionali. La fase di maggior intensità per lo sviluppo delle popolazioni Umbre è stata la prima fase regionalista, dove il movimento dei lavoratori e dei contadini si è intrecciato con una nuova imprenditoria emergente e nuove classi dirigenti politiche amministrative,in un processo di riformatore molto forte, basta ricordare il piano di SVILUPPO dell’UMBRIA. E’ necessario per questi nuovi appuntamenti avere quel approccio, sicuramente con soggetti sociali diversi e con interlocutori nuovi, ma il processo deve avere quel passo; le popolazioni dell’Umbria verso una nuova idea di assetti amministrativi che non mortifica le specificità dell’Umbria, ma le esalta e  le valorizza in un processo unitario. Più ampio. Non si può andare a ranghi separati  e l’Umbria deve andare tutta intera agli appuntamenti  per questa nuova stagione e non in maniera frammentata portando avanti un disegno unitaria dell’Italia di mezzo. Infrastrutture (su tutte la Fano-Grosseto e la Perugia-Ancona), ma non solo: ambiente, territorio, patrimonio agroalimentare, cultura, eccellenze universitarie, ma anche welfare e sistema manifatturiero: è a partire da qui che è possibile dare un contributo ad una area importante del paese per uscire dalla crisi. E, in questa ottica, i fondi europei rappresentano un’occasione importante, purché si assuma la logica che da soli non possono essere sufficienti e che non basta spendere le risorse (magari con finanziamenti a pioggia alle imprese), ma occorre spenderle bene, puntando alla creazione di lavoro stabile e dignitoso. Su questi temi è necessario aprire il confronto e capire che cosa possono fare i soggetti sociali come la CGIL che rappresenta tanta parte dei lavoratori Umbri, insieme con altri attori sociali e istituzionali.</p>
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		<title>&#8220;Le infrastrutture sono le priorità della nostra regione&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2015 08:47:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> “In questi giorni, un po&#8217; come tutti, ho assistito al dibattito sulle ipotesi di riordino delle Regioni. Voglio dire che non sono contrario in astratto, ma mi sorprende un po&#8217; e non mi convince affatto questa discussione che lascia sullo sfondo i problemi della nostra Regione e si preoccupa invece di abbracciare chi ha il dialetto più affine: ed ecco che dalla zona appenninica si dice ‘andiamo con le Marche!’; risponde il Trasimeno ‘ma no, con la Toscana!’ ed infine ecco che qualcuno , dalla provincia di Terni ribatte ‘ma perché, il Lazio no?’. Insomma siamo un po&#8217; troppo concentrati a fare della nostra città un possibile ‘avamposto’ piuttosto che pensare alle priorità del nostro territorio (a proposito, in caso forse dovremo farci promotori della grande regione dell&#8217;Italia mediana, dal Tirreno all&#8217;Adriatico, con l&#8217;Umbria baricentro, no?)”.</p>
<p>Così Giacomo Leonelli, segretario del Pd Umbria, sul dibattito delle ultime settimane relativo alle ipotesi di riorganizzazione delle regioni. “Fatto in questo modo – aggiunge Leonelli &#8211; diventa davvero un dibattito sterile, che rischia solo di indebolire l&#8217;Umbria: ma perché, anziché pensare ad eventuali accorpamenti e con chi ‘andare’, non pensiamo invece alle cose da fare insieme a chi oggi confina con noi? Un esempio? Le infrastrutture e la necessità di mettere fine all’isolamento del nostro territorio”. “Ragioniamo – spiega Leonelli &#8211; su tre questioni, tra le tante: alta velocità ferroviaria (progetto stazione media Etruria / Umbria -Toscana); quadrilatero (completamento asse viario Perugia-Ancona e Foligno &#8211; Civitanova / Umbria-Marche; superstrada Terni &#8211; Orte &#8211; Civitavecchia (già inclusa nel ‘pacchetto’ della vertenza Ast tra Regione e Governo / Umbria &#8211; Lazio). Eccole qui tre priorità tra le altre per lo sviluppo del nostro territorio da condividere con regioni che confinano con noi”.</p>
<p>“Per questo – conclude il segretario – oggi, in direzione nazionale, farò ai segretari Pd di Toscana, Marche e Lazio la proposta di un tavolo permanente sulla realizzazione di questi tre progetti, degli altri già in cantiere, e sul futuro dei nostri territori. Partendo dunque dalle cose da fare nel breve &#8211; medio periodo, piuttosto che dalle affinità dei dialetti. Il futuro è tutto da scrivere. E non lo scriverà qualche tecnico di qualche ministero. Cerchiamo intanto di migliorare e di far crescere la nostra regione; se poi in futuro dovremo entrare in qualcosa di più grande e più funzionale per la nostra collettività e per nostri territori lo vedremo, ma senza cedere alla falsa aspettativa che un eventuale partner ‘più forte’ possa risolvere i nostri problemi. Anzi”.</p>
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		<title>Edilizia in Umbria: una crisi che non finisce mai</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2014 00:28:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Serena Santagata]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro e occupazione]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span>Negli ultimi giorni Cigl, Cisl e Uil hanno lanciato un ultimatum, paventando lo stato di agitazione e l’organizzazione a breve di una manifestazione unitaria sotto la Regione, qualora il settore edile non ricevesse dalle istituzioni risposte concrete a stretto giro che permettano di uscire dal guado della crisi.</p>
<p>I sindacati reclamano l’apertura di un tavolo istituzionale delle costruzioni, un confronto non più prorogabile considerato che negli ultimi 15 anni l’edilizia in Umbria ha subito la perdita di ben 10.000 posti di lavoro, tornando addirittura alla situazione occupazionale del periodo antecedente al sisma del 1997.</p>
<p>Anni di ricostruzione – e di benessere per l’intero comparto – svaniti nel nulla insomma, cancellati da un regresso impietoso e che non fa onore all’economia di una regione. E non parliamo solo di grandi vertenze, perché a morire lentamente sono le piccolissime aziende, spesso a carattere familiare.</p>
<p>Ad aggravare ulteriormente la situazione ci si mettono poi le partite Iva irregolari che affliggono anche questo ambito, un preoccupante ricorso al lavoro nero e cantieri che vanno avanti risparmiando su ciò su cui non si dovrebbe mai risparmiare, ovvero sui costi della sicurezza.</p>
<p>Ecco allora che i sindacati pongono le istituzioni ad un bivio, recriminando coraggio di azione e azioni concrete portate a termine, per non esasperare ulteriormente un’edilizia già provata da anni di crisi nera e stallo.</p>
<p>A conferma della delicatezza della questione, vi sono anche le dichiarazioni dell’Ance: nei giorni scorsi l’associazione dei costruttori che fa capo a Confindustria, in occasione di un vertice durante il quale sono stati presentati i numeri della crisi, il presidente Calzoni e il direttore Ceccarini hanno chiesto che le risorse degli enti – seppur comprensibilmente esigue &#8211; vengano investite in lavori pubblici così da dare ossigeno al comparto.</p>
<p>Per fare tutto ciò servono innanzitutto nuovi cantieri e per metterli in piedi servono risorse. Peccato che alle risorse nella maggior parte dei casi non si può attingere per via dei vincoli stringenti del Patto di stabilità. Si pensi al bisogno di incrementare l’edilizia popolare, alla necessità di costruire nuove strutture per anziani o ricreative per i giovani.</p>
<p>Tutto bloccato da vincoli europei che in un momento come questo, lasciano il tempo che trovano. In più, si pensi ai benefici che potrebbero apportare interventi di riqualificazione dei centri storici &#8211; anche in termini di turismo &#8211; o delle tante strutture sanitarie che avrebbero bisogno di una messa in sicurezza.<br />
O ancora, immaginiamo come un piano ben strutturato di edilizia scolastica oltre che garantire la sicurezza di studenti e personale scolastico, potrebbe creare molti posti di lavoro.</p>
<p>Occorre allora muoversi, come dicono le parti sociali, guardando anche ai fondi europei 2014 – 2020 per le infrastrutture, importantissimi ora più che mai per le positive ricadute occupazionali ma anche per consentire investimenti da parte di tutte quelle imprese che non si azzardano a farlo.</p>
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		<title>Aeroporti, assessore Rometti: “Presto il ‘San Francesco’ tra gli scali di interesse nazionale”</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jan 2014 10:26:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span id="areaSingle">Assisi. </span> “Il nuovo piano nazionale degli aeroporti, che riconosce il ruolo strategico dello scalo umbro ‘San Francesco d’Assisi’ inserendolo tra gli aeroporti di interesse nazionale, procede speditamente nel suo iter e garantirà basi certe per il futuro di un’infrastruttura indispensabile per l’Umbria”. È quanto sottolinea l’assessore regionale alle Infrastrutture e Trasporti, Silvano Rometti (nella foto), esprimendo soddisfazione per l’esito dei lavori della “cabina di regia”, cui ha contribuito la Regione Umbria, confermato nel documento finale che è stato illustrato dal ministro alle Infrastrutture, Maurizio Lupi.</p>
<p><img class=" wp-image-1225 alignleft" alt="Assessore Rometti" src="http://www.perugiaonline.net/wp-content/uploads/2014/01/rometti-2-238x160.jpg" width="167" height="112" />Si apre così formalmente l’iter di approvazione del Piano nazionale degli aeroporti, che sarà poi discusso in sede di Conferenza Stato-Regioni e successivamente, dopo un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri per l’approvazione,  sarà inviato al Parlamento e sottoposto al vaglio delle Commissioni parlamentari competenti.</p>
<p><span style="line-height: 1.5em;">La nuova sfida, quindi, è quella di far crescere il “San Francesco” fino a raggiungere la quota di passeggeri che ne garantisca l’equilibrio economico, senza il continuo ricorso ai finanziamenti pubblici. “La stes</span><span style="line-height: 1.5em;">ura del documento che ha scongiurato il rischio di declassamento dell’aeroporto umbro a scalo regionale – ricorda Rometti – è frutto del lavoro e del confronto portato avanti nella ‘cabina di regia’ concordata con il ministro Lupi e composta da Ministero, Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) e le Regioni Umbria, da me rappresentata, Lombardia, Toscana, Abruzzo, Calabria e Campania. Il nuovo Piano – rileva l’assessore &#8211; a quasi trenta anni di distanza da quello attualmente in vigore, individua il ‘San Francesco d’Assisi’ tra i 26 aeroporti italiani di interesse nazionale riconoscendone le funzioni strategiche in una regione tagliata fuori dalle linee ferroviarie dell’Alta velocità, le sue potenzialità per lo sviluppo economico e turistico dell’Umbria, le strutture di cui è stato dotato. Allo stesso tempo – aggiunge – richiede che il ‘San Francesco’, come ogni aeroporto classificato di interesse nazionale, mediante un piano industriale che dovrà essere presentato entro tre mesi dall’approvazione del Piano, dimostri il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario entro un triennio”.</span></p>
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