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	<title>Perugia Online &#187; Ires cgil</title>
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		<title>Nel 2017 l&#8217;Umbria ha perso 4.700 abitanti. L&#8217;allarme di Ires Cgil: &#8220;Altro segnale della crisi strutturale in atto&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Feb 2018 14:58:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Ires cgil]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> L ‘Istat ha certificato in uno studio il calo demografico della nostra regione. Solo nel 2017 sono stati persi 4.700 abitanti. A rilanciare il dato è il presidente Ires Cgil dell&#8217;Umbria Mario Bravi: &#8220;La tendenza negativa della nostra regione è nettamente superiore al già negativo &#8216;trend&#8217; presente a livello nazionale. Il calo a livello nazionale è del 1,6 per mille abitanti, mentre in Umbria è pari al 5,3 per mille. Questo dato finale, relativo al 2017 è la conseguenza di più fattori: il saldo naturale (tra nati e deceduti) è negativo per 4.700 unità, il differenziale tra immigrazione ed emigrazione è ancora, per fortuna, in attivo per 2.500 unità (e dimostra la positività della risorsa “migranti”, che pure si è ridotta nel corso degli ultimi anni), il saldo interno (tra regioni italiane) è negativo per 900 unità, ed il resto è frutto di altri fattori.</p>
<p>In un anno (il 2017) gli abitanti nella nostra regione passano dunque da 888.900 a 884.200, con una diminuzione pari a 4.700 unità. Se confrontiamo i dati recentissimi dell’Istat con una ricerca dell’Ires Cgil Umbria realizzata nel novembre 2017, possiamo dire con sufficiente oggettività, di trovarci di fronte ad un fenomeno che può essere definito di declino demografico. Infatti con uno sguardo lungo di prospettiva la ricerca Ires metteva in evidenza come la nostra regione abbia toccato nel 1955 le 810mila unità per poi subire (parallelamente ad una grave crisi economica che allora riguardò l’agricoltura) un lungo e ininterrotto calo, che l&#8217;ha portata nel 1972 sotto i 780mila abitanti. Quel periodo (tra il 1955 e il 1972) fu caratterizzato da una forte emigrazione di umbri verso il Nord Italia e verso il Nord Europa. Successivamente, con un forte processo di industrializzazione, il trend si inverte e l&#8217;Umbria arriva a sfiorare nel 2014 i 900 mila abitanti. In quell’anno (il 2014) il processo si è interrotto ed è iniziata la discesa. Le riduzioni della popolazione umbra sono state dell’0,4% nel 2015, dello 0,3% nel 2016 e ora dello 0,5% nel 2017. E’ evidente che c’è un rapporto tra situazione economica e sociale e andamento demografico. L&#8217;ultimo rapporto dell’Istat dovrebbe far riflettere ulteriormente sull’esigenza e sul bisogno di politiche economiche ed occupazionali alternative&#8221;.</p>
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		<title>Continua il calo del lavoro a tempo indeterminato in Umbria</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jan 2018 09:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro e occupazione]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> L&#8217;aggiornamento di dicembre, relativo al periodo gennaio-ottobre 2017, dei dati dell’Osservatorio Nazionale sul Precariato dell’Inps conferma ancora una volta le valutazioni dell’Ires Cgil dell’Umbria: continua a diminuire il lavoro a tempo indeterminato e dilaga il lavoro precario e povero. &#8220;Potremmo dire che l’unico dato certamente in crescita in Umbria è proprio l’aumento del lavoro precario e senza diritti&#8221; ha affermato il presidente della sigla sindacale Mario Bravi. &#8220;Vediamo i dati sull’Umbria relativi al periodo gennaio-ottobre 2017: assunzioni a tempo indeterminato 9.417, assunzioni a tempo determinato 51.613, stagionali 2.721, apprendistato 4.753 per un complesso di attivazioni pari a 68.504. Le cessazioni complessive sono state 58.457. Tenendo conto anche delle trasformazioni a tempo indeterminato da altri contratti, il complesso dei nuovi rapporti a tempo indeterminato è pari a 13.589, ovvero il 19,8% del totale dei nuovi contratti, una percentuale più bassa della media nazionale che è del 23,6%&#8221;.</p>
<p>Inoltre, il saldo, sempre per quanto riguarda i tempi indeterminati, è negativo. Infatti, le cessazioni (15.153) sono superiori alle attivazioni sommate alle trasformazioni (13.589). &#8220;Sappiamo poi che il numero dei contratti non corrisponde al numero delle persone che proprio per la estrema precarietà e durata temporale sono costretti ad attivate più rapporti anche nell’arco di pochi mesi, non a caso in Umbria nel 2^ trimestre 2017 (dice l’Istat) l’occupazione complessiva è diminuita. Con il dato &#8211; sottolineato anche dallo stesso istituto di statistica – che il 30% dei contratti ha una durata media di 1,4 giorni. Si conferma insomma l’allarme occupazione in Umbria, con l’esigenza di ridare dignità e diritti al mondo del lavoro, soprattutto giovanile. Infatti, finita la politica degli incentivi alle imprese crollano i tempi indeterminati, ma è evidente che non si può costruire il futuro dell’Umbria e del paese sul lavoro povero e precario. Da questo punto di vista è allarmante anche il fatto che nei primi 10 mesi dell’anno a livello nazionale il lavoro a chiamata è aumentato di oltre il 100%. I dati dimostrano il completo fallimento del jobs act, che non ha raggiunto l’obiettivo propagandato di creare lavoro stabile e nel frattempo ha visto dilapidare 18 miliardi di risorse pubbliche&#8221;.</p>
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		<title>Lavoro, in Umbria continua il calo dei contratti a tempo indeterminato</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/lavoro-in-umbria-continua-il-calo-dei-contratti-a-tempo-indeterminato/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Nov 2017 09:54:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
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<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/lavoro-in-umbria-continua-il-calo-dei-contratti-a-tempo-indeterminato/">Lavoro, in Umbria continua il calo dei contratti a tempo indeterminato</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> &#8220;L&#8217;aggiornamento a settembre dei dati dell’Osservatorio Nazionale sul Precariato dell’INPS conferma le valutazioni dell’Ires Cgil dell’Umbria. Continua a diminuire il lavoro a tempo indeterminato e dilaga il lavoro precario e povero. Potremmo dire che l’unico dato certamente in crescita in Umbria è proprio l’aumento del lavoro precario e senza diritti&#8221;. A parlare è il presidente Ires Cgil dell&#8217;Umbria Mario Bravi. &#8220;Vediamo i dati sull’Umbria relativi al periodo gennaio-settembre 2017. Assunzioni a tempo indeterminato 8.453, assunzioni a tempo determinato 45.282, stagionali 2.534, apprendistato 4.149 per un complesso di attivazioni pari a 60.418. Le cessazioni complessive sono state 50.773. Tenendo conto anche delle trasformazioni a tempo indeterminato da altri contratti il complesso dei nuovi rapporti a tempo indeterminato è pari a 12.111 unità, il 20,5% del totale, una percentuale più bassa della media nazionale che corrisponde al 23,7%. Inoltre, il saldo, sempre per quanto riguarda i tempi indeterminati, è negativo. Infatti, le cessazioni (13.433) sono superiori alle attivazioni sommate alle trasformazioni (12.111). Sappiamo che il numero dei contratti non corrisponde al numero delle persone che proprio per la estrema precarietà e durata temporale sono costretti ad attivate più contratti anche nell’arco di pochi mesi, non a caso in Umbria nel 2^ trimestre 2017 (dice l’ISTAT) l’occupazione complessiva è diminuita.</p>
<p>Questo dato relativo ai primi 9 mesi conferma l’allarme occupazione in Umbria e l’esigenza di ridare dignità e diritti al mondo del lavoro,soprattutto giovanile e non solo. Finita la politica degli incentivi alle imprese crollano i tempi indeterminati, ma è evidente che non si può costruire il futuro dell’Umbria e del paese sul lavoro povero e precario. È allarmante anche il fatto che nei primi 9 mesi dell’anno a livello nazionale il lavoro a chiamata è aumentato del 133%! I dati dimostrano il completo fallimento del “Jobs act” che non ha raggiunto l’obiettivo propagandato di creare lavoro stabile e nel frattempo ha visto dilapidare 18 miliardi di risorse pubbliche. Da questa consapevolezza occorre ripartire per cambiare profondamente le politiche del lavoro in Italia e in Umbria&#8221;.</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/lavoro-in-umbria-continua-il-calo-dei-contratti-a-tempo-indeterminato/">Lavoro, in Umbria continua il calo dei contratti a tempo indeterminato</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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		<title>Umbria: l&#8217;Inps conferma il dato negativo del mercato del lavoro nel 2016</title>
		<link>http://www.perugiaonline.net/umbria-linps-conferma-il-dato-negativo-del-mercato-del-lavoro-nel-2016/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2016 10:33:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro e occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[bravi]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> “I dati recentissimi dell’Osservatorio nazionale sul precariato dell’Inps confermano il giudizio più che negativo sull’andamento del mercato del lavoro nella nostra regione. Infatti, nel periodo preso in esame, gennaio-luglio 2016, si conferma il crollo dei contratti a tempo indeterminato. Nei primi 7 mesi del 2016 si riducono del 44,8% rispetto al 2015”. A parlare è il presidente Ires della Cgil dell’Umbria Mario Bravi che in una nota ha analizzato la situazione. “I voucher schizzano a quota 1.430.904 con un +71,4% rispetto al 2014. Nel dettaglio ci  sono state nella regione 7.072 assunzioni a tempo indeterminato, 25.443 a termine, 2.671 con contratto di apprendistato e 1.976 con contratto stagionale: complessivamente 37.162 unità (-11,7% rispetto allo stesso periodo del 2015). Per quanto riguarda le cessazioni ammontano a 30.252 unità (di cui 10.247 a tempo indeterminato, 1.339 con contratti di apprendistato, 17.605 con contratti a termine e 1.061 stagionali)”.</p>
<p>La differenza tra cessazioni e attivazioni (6.910 unità), fa notare Bravi, è rappresentata “sostanzialmente solo dall’aumento esponenziale dei voucher e dei contratti segnati da precarietà estrema. Questi dati evidenziano in maniera chiara tutti i limiti e gli errori strutturali delle politiche del lavoro messe in campo dal governo Renzi, il prevedibile fallimento del Jobs Act e la necessità improcrastinabile di scelte economiche alternative. L&#8217;Italia e l&#8217;Umbria hanno bisogno di un vero Piano del Lavoro, così come la Cgil, a livello nazionale e regionale, ha più volte proposto e rilanciato, anche recentemente, il 13 settembre scorso”.</p>
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		<title>Ires Cgil: la ripresa in Umbria? Sì, ma da dove siamo partiti?</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2016 16:21:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Parlare di ripresa in Umbria, senza avere presente il punto di partenza, può essere davvero fuorviante. Sì perché la risalita di qualche “zero virgola” appare davvero poca cosa se si considera che, nel periodo di crisi 2008-2014, il Pil dell’Umbria ha perso circa 15 punti percentuali, gli investimenti delle imprese oltre 30 e l’occupazione, pure ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> Parlare di ripresa in Umbria, senza avere presente il punto di partenza, può essere davvero fuorviante. Sì perché la risalita di qualche “zero virgola” appare davvero poca cosa se si considera che, nel periodo di crisi 2008-2014, il Pil dell’Umbria ha perso circa 15 punti percentuali, gli investimenti delle imprese oltre 30 e l’occupazione, pure con i miglioramenti degli ultimi trimestri (legati peraltro in gran parte agli incentivi e quindi destinati probabilmente ad esaurirsi), resta inferiore di 4 punti rispetto al dato pre-crisi, mentre la disoccupazione è ancora a un livello doppio rispetto allo standard “fisiologico” per l’Umbria, che era tra il 4 e il 5% (ora siamo al 9%, ma quella femminile è all’11,2%).<br />
L’ultimo rapporto dell’Ires Cgil sull’economia regionale, presentato questa mattina (24/2) nella Camera del Lavoro di Terni, mette in guardia quindi da una lettura “smemorata” della congiuntura economica ed evidenzia la fragilità di una ripresa che non riesce a incidere ancora su alcune criticità “strutturali” del sistema produttivo e occupazionale regionale. Al contempo, emergono nuovi elementi preoccupanti, come il boom dei voucher, il nuovo rallentamento della produzione industriale e il permanere di livelli di sofferenze bancarie molto elevati, che non fanno ripartire il credito verso le imprese.<br />
Un altro dato molto eclatante, messo in evidenza da Marco Batazzi e Fabio Giovagnoli, dell’Ires Cgil Toscana nella presentazione del nuovo rapporto, è che l’area del “disagio occupazionale”, ovvero l’insieme di disoccupati, inattivi disponibili al lavoro e cassaintegrati, è raddoppiata rispetto al 2008, da 40mila a circa 80mila persone.<br />
E l’effetto Jobs Act? “Intanto l’effetto – spiegano i ricercatori Ires – è da imputare agli incentivi e non al Jobs Act, come sottolineato anche dalla stessa Banca d’Italia. In ogni caso, in Umbria, nel primi tre trimestri del 2015, i nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato creati (saldo tra avviamenti e cessazioni, al netto delle trasformazioni) sono stati in tutto appena 700”.  “L’Umbria, che era già in difficoltà prima della crisi, sotto i suoi colpi rischia di perdersi definitivamente, più di quanto non succeda nelle regioni limitrofe – afferma Vincenzo Sgalla, segretario generale della Cgil dell’Umbria &#8211; E qui, come sindacato, siamo chiamati a giocare il nostro ruolo, come stiamo cercando di fare. Vogliamo che le istituzioni e le forze produttive della nostra regione decidano, insieme, quale direzione si intende prendere nei prossimi anni, su quali settori puntare, quali investimenti favorire, come rilanciare l’occupazione. Avendo ben presente – aggiunge Sgalla – che senza il manifatturiero, senza Ast e Perugina, o senza la Elettrocarbonium di Narni, i cui lavoratori proprio oggi saranno in piazza, non si va da nessuna parte. Purtroppo – conclude il segretario Cgil – in questi giorni sentiamo invece parlare di tutt’altro, di nomine nella sanità, di scontri tra fazioni contrapposte, quando i cittadini e i lavoratori vorrebbero invece conoscere quali politiche si intende attuare per migliorarla la sanità, così come vorrebbero vedere un progetto di rilancio per l’Umbria nei prossimi 5 anni. La Cgil, insieme a Cisl e Uil, è impegnata per dare vita a questo progetto”.</p>
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