mercoledì, 18 luglio 2018 Ultimo aggiornamento il 12 luglio 2018 alle ore 11:37

Continua il calo del lavoro a tempo indeterminato in Umbria

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

Negativo il saldo: le cessazioni (15.153) sono superiori alle attivazioni sommate alle trasformazioni (13.589). Il segretario Ires Cgil Bravi: "Si conferma l’allarme occupazione nella regione".

 
Continua il calo del lavoro a tempo indeterminato in Umbria
Regione Umbria.  L’aggiornamento di dicembre, relativo al periodo gennaio-ottobre 2017, dei dati dell’Osservatorio Nazionale sul Precariato dell’Inps conferma ancora una volta le valutazioni dell’Ires Cgil dell’Umbria: continua a diminuire il lavoro a tempo indeterminato e dilaga il lavoro precario e povero. “Potremmo dire che l’unico dato certamente in crescita in Umbria è proprio l’aumento del lavoro precario e senza diritti” ha affermato il presidente della sigla sindacale Mario Bravi. “Vediamo i dati sull’Umbria relativi al periodo gennaio-ottobre 2017: assunzioni a tempo indeterminato 9.417, assunzioni a tempo determinato 51.613, stagionali 2.721, apprendistato 4.753 per un complesso di attivazioni pari a 68.504. Le cessazioni complessive sono state 58.457. Tenendo conto anche delle trasformazioni a tempo indeterminato da altri contratti, il complesso dei nuovi rapporti a tempo indeterminato è pari a 13.589, ovvero il 19,8% del totale dei nuovi contratti, una percentuale più bassa della media nazionale che è del 23,6%”.

Inoltre, il saldo, sempre per quanto riguarda i tempi indeterminati, è negativo. Infatti, le cessazioni (15.153) sono superiori alle attivazioni sommate alle trasformazioni (13.589). “Sappiamo poi che il numero dei contratti non corrisponde al numero delle persone che proprio per la estrema precarietà e durata temporale sono costretti ad attivate più rapporti anche nell’arco di pochi mesi, non a caso in Umbria nel 2^ trimestre 2017 (dice l’Istat) l’occupazione complessiva è diminuita. Con il dato – sottolineato anche dallo stesso istituto di statistica – che il 30% dei contratti ha una durata media di 1,4 giorni. Si conferma insomma l’allarme occupazione in Umbria, con l’esigenza di ridare dignità e diritti al mondo del lavoro, soprattutto giovanile. Infatti, finita la politica degli incentivi alle imprese crollano i tempi indeterminati, ma è evidente che non si può costruire il futuro dell’Umbria e del paese sul lavoro povero e precario. Da questo punto di vista è allarmante anche il fatto che nei primi 10 mesi dell’anno a livello nazionale il lavoro a chiamata è aumentato di oltre il 100%. I dati dimostrano il completo fallimento del jobs act, che non ha raggiunto l’obiettivo propagandato di creare lavoro stabile e nel frattempo ha visto dilapidare 18 miliardi di risorse pubbliche”.

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