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	<title>Perugia Online &#187; librarie</title>
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		<title>Quell’organismo cangiante che è il libro</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 16:17:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[discipline del libro]]></category>
		<category><![CDATA[Dottorato in Scienze letterarie]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> Professori associati, ricercatori, assegnisti di ricerca. E, ancora: giornalisti, insegnanti, progettatori e comunicatori editoriali, responsabili delle acquisizioni bibliografiche per sistemi bibliotecari di Atenei italiani, illustratori e autori, ma anche responsabili del settore ferroviario, responsabili di riviste scientifiche ed editor di University Press. Sono solo alcuni dei lavori attualmente svolti dai dottori di ricerca del Dottorato ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Professori associati, ricercatori, assegnisti di ricerca. E, ancora: giornalisti, insegnanti, progettatori e comunicatori editoriali, responsabili delle acquisizioni bibliografiche per sistemi bibliotecari di Atenei italiani, illustratori e autori, ma anche responsabili del settore ferroviario, responsabili di riviste scientifiche ed editor di University Press. Sono solo alcuni dei lavori attualmente svolti dai dottori di ricerca del Dottorato di ricerca in <em>Scienze letterarie, librarie, linguistiche e della comunicazione internazionale</em> (indirizzo in <em>Scienza del libro e della scrittura</em>), coordinato, all’Università per Stranieri di Perugia, dalla professoressa Giovanna Zaganelli.</p>
<p>Il 26 novembre 2019 nella suggestiva cornice dell’aula VI di palazzo Gallenga, i dottori di ricerca Toni Marino (Università per Stranieri di Perugia), Linda Barcaioli (Università per Stranieri di Perugia), Luca Guerra (Università degli Studi di Brescia), Sandro Natalini (Isia di Urbino), Elena Ranfa (Università degli Studi di Verona), Liana Botti (Università per Stranieri di Perugia), Davide Pairone (Università per Stranieri di Perugia) e i dottorandi in <em>Scienza del libro e della scrittura</em> dell’Università per Stranieri di Perugia Puma Valentina Scricciolo, Luca Montanari, Antonello Lamanna, Maura Funari, Luca Padalino e Federico Meschini, hanno omaggiato, nel corso di una Giornata di Studi dottorale, le discipline del libro a più di 10 anni dall’istituzione dell’indirizzo di Dottorato in <em>Scienza del libro e della scrittura</em>, raccontando le loro esperienze e i momenti formativi di questo percorso di crescita professionale e, insieme, personale. Tra loro, anche Sarah Bonciarelli, PhD dell’Università di Siena e ora ricercatrice postdottorale nella sezione di <em>Italianistica</em> dell’Università di Gent, e Vinicio Corrent, dottore di ricerca presso l’Università Jean Jaurès di Tolosa in cotutela con l’Università di Trento e insegnante di discipline letterarie.</p>
<p>‘Oggi – è stato il commento della coordinatrice del Dottorato di ricerca in <em>Scienze letterarie, librarie, linguistiche e della comunicazione internazionale</em> dell’Università per Stranieri di Perugia, la professoressa Giovanna Zaganelli – è un po’ la festa del Dottorato, un Dottorato di ricerca che coordino da anni. Nello specifico, l’indirizzo di Dottorato in <em>Scienza del libro e della scrittura</em> è stato istituito più di 10 anni fa: un numero importante, questo, specie se ci si riferisce al susseguirsi di eventi e di allievi che sono cresciuti nel nostro Ateneo. I giovani studiosi – oggi ne abbiamo una testimonianza – ricoprono posizioni lavorative importanti dal punto di vista qualitativo e quantitativo, come anche le statistiche a livello nazionale attestano. Questo è valido anche per gli altri tre indirizzi di cui si compone il nostro Dottorato, ovvero: <em>Comunicazione della letteratura e della tradizione culturale italiana nel mondo</em>, <em>Cooperazione alla pace e allo sviluppo</em>, <em>Scienze del linguaggio</em>. Indirizzi, questi, che dialogano con quello in <em>Scienza del libro e della scrittura</em>, per il quale costituiscono dei contrafforti, in quanto la scienza del libro e della scrittura beneficia di altre discipline. Il Dottorato – ha proseguito la professoressa Zaganelli – è un’ottima occasione di crescita, un momento unico di comunità scientifica che si apre dal punto di vista internazionale. L’indirizzo in <em>Scienza del libro e della scrittura</em> ha ripuntato l’attenzione, fin dal progetto di ricerca sulla storia dei tipografi in Umbria, sul concetto di libro, articolandosi in diversi progetti che partono dal Cinquecento e arrivano al libro su supporto digitale. Il libro è un organismo cangiante: è un oggetto materiale, un oggetto d’arte nella piccola editoria, un contenuto intellettuale che dà accesso alla lettura. È lecito domandarsi cosa ne sarà del libro e in quale direzione andranno i Dottorati, tenendo presente il regolamento europeo che li norma. Da parte nostra, beneficiamo di una fitta rete di rapporti con l’Europa (penso, ad esempio, a Madrid e a Badajoz), e della possibilità della cotutela, di contatti col resto d’Europa. Un altro interrogativo verte sulle discipline umanistiche: come siamo in grado di sostenerle? Il nostro compito è di riportare l’attenzione sul libro, come abbiamo fatto con il volume, uscito per i tipi della casa editrice Pliniana nel 2014, <em>Tipografi, librai, illustratori: uno sguardo alle arti editoriali</em>, che costituisce una traccia cartacea indelebile e che, chi sa, magari uscirà, più avanti, in formato digitale…’.</p>
<p>Ha parlato di &#8216;una interconnessione di pratiche e di interdisciplinarità&#8217;, il professor Fabrizio Scrivano dell&#8217;Università degli Studi di Perugia, con riferimento all&#8217;indirizzo di Dottorato in <em>Scienza del libro e della scrittura</em>. &#8216;D’altronde, il libro, quale preciso oggetto di indagine di questo indirizzo dottorale &#8211; ha spiegato il professor Scrivano -, sollecita competenze e atteggiamenti mentali diversi. Si tratta di un Dottorato tematico e non disciplinare, una scuola d’eccellenza sotto l’aspetto formativo. Sarebbe bello avere un avviamento a questo tipo di studi: il riferimento è a un corso di laurea magistrale e a un master…’. &#8216;Sono d&#8217;accordo in merito all&#8217;interconnessione di pratiche e all&#8217;interdisciplinarità &#8211; è stata la risposta del professor Andrea Capaccioni, rivolgendosi all’amico e collega dell’Università degli Studi di Perugia –. La trasversalità viene applicata a varie discipline quando si pone al centro di un Dottorato il libro. Anche la biblioteca è un organismo multiculturale come ha affermato Solimine: in biblioteca nascono delle contaminazioni e dei percorsi interdisciplinari che danno luogo al formarsi di nuovi saperi. Le contaminazioni sono spesso non consuete nell’Accademia italiana: questo Dottorato poggia proprio sulla contaminazione dei saperi, è uno dei pochi indirizzi dottorali che getta uno sguardo sulla biblioteconomia, la disciplina che rappresento, e che ho applicato, vorrei ricordarlo, allo studio della bibliografia in un volume pubblicato insieme alla professoressa Zaganelli nel 2004 nella collana ‘Controsegni’ della casa editrice Testo &amp; Immagine: <em>Catalogare l’universo. Approcci semiotici alla bibliografia</em>’.</p>
<p>Spazio, poi, ai dottori di ricerca e ai dottorandi dell’indirizzo in <em>Scienza del libro e della scrittura</em>, all’interno delle tre sezioni a loro dedicate: ‘Scrittura e lettura’, ‘Le linee di ricerca dei dottorandi in Scienza del libro e della scrittura’, ‘Testimonianze dei dottori di ricerca in Scienza del libro e della scrittura’. Nella prima sezione, gli interventi dei dottori di ricerca Vinicio Corrent, Linda Barcaioli, Luca Guerra, Sandro Natalini ed Elena Ranfa hanno focalizzato la loro attenzione, rispettivamente, sul rapporto tra testi antichi e musiche moderne, che si adattavano all’antica poesia italiana, per esempio petrarchesca, in qualità di scritture notazionali, sull’utilità delle discipline umanistiche anche all’interno di aziende, ad esempio ferroviarie: allora, ‘Polifilo – il riferimento è all’<em>Hypnerotomachia Poliphili </em>di Francesco Colonna (1499) – va in treno’, nel senso che il metodo applicato dal coordinatore ferroviario, sulla base di un dato regolamento, può essere paragonato al metodo dello studioso, alla sua ricostruzione dei passaggi storici, agli studi pregressi che consentono di contestualizzare una determinata opera. E, ancora, i contributi di questa prima sessione hanno inteso riflettere sulle ‘Scritture di corpi’ e sulla tatuazione di massa nella contemporaneità – per cui la scrittura altro non è che una disposizione di produzione di ‘forme di vita’, in quanto ‘nega la nuda vita’ –, sulla progettazione dell’albo illustrato in quanto prodotto insieme artigianale e commerciale, nonché una vera esperienza per un bambino – il riferimento, qui, è a <em>Cappuccetto Rosso in pittogrammi</em>, con cui Sandro Natalini ha vinto, nell’anno corrente, il Premio Andersen per il ‘Miglior libro fatto ad arte’ – e, infine, sul lettore ibrido, sulle declinazioni possibili del tema della lettura, sugli spazi del leggere e sui cambiamenti nella lettura, che presuppongono una rielaborazione dei significati ed una rimediazione.</p>
<p>La seconda sessione della Giornata di Studi dottorale, dedicata ai dottorandi dell’indirizzo in <em>Scienza del libro e della scrittura</em> (Puma Valentina Scricciolo, Luca Montanari, Antonello Lamanna, Luca Padalino, Maura Funari e Federico Meschini) ha toccato ambiti distinti, ma complementari: dalle categorie di peritesto e di epitesto applicate alla ricerca sull’autobiografismo nell’opera di Clara Sereni, allo studio come esperienza (come necessaria vocazione dello studioso all’accoglienza del nuovo) e come testimonianza (in quanto peculiarità di un approccio allo studio che non si imponga su ciò che si sta studiando), dalle riviste online (come ‘Gentes’, la rivista di <em>Scienze umane e sociali</em> dell’Università per Stranieri di Perugia) e dalle University Press (come la Perugia Stranieri University Press) al rapporto testo-immagine nel modernismo italiano (con un focus sull’opera di Lorenzo Viani, anche sulla base dell’analisi di testo e contesto), fino alle coperte dei libri, alla duplice natura del libro, come oggetto e come prodotto intellettuale, e alle Digital Humanities tra documento (quale prodotto di una specifica tecnologia, la scrittura) e racconto, e tra avantesti e peritesti digitali.</p>
<p>La terza ed ultima sessione è stata la risultante delle testimonianze dei dottori di ricerca in <em>Scienza del libro e della scrittura</em>, Toni Marino, Sarah Bonciarelli, Liana Botti e Davide Pairone. Se Sarah Bonciarelli e Liana Botti hanno posto l’accento su uno specifico segmento del perimetro tipografico – la prima, parlando di storia del libro e della tipografia, ha ripercorso alcuni dei progetti di ricerca promossi dall’indirizzo dottorale in <em>Scienza del libro e della scrittura</em>, quali, ad esempio, <em>Per una storia dei tipografi e librai. L’Alta Valle del Tevere</em>, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Città di Castello; mentre la seconda ha ricostruito l’iter che collega i tascabili cinquecenteschi a quelli attuali, passando per i libri dal piccolo formato pubblicati nell’Ottocento e caratterizzati da una grande tiratura, un piccolo formato e un costo sostenuto –, Toni Marino e Davide Pairone si sono incentrati sull’editoria, sulla vendita della letteratura, sulla situazione attuale della produzione editoriale in Italia, sul fatto che l’editoria necessiti non solo di dati quantitativi, ma anche di dati qualitativi, e, non da ultimo, sul passaggio o, per meglio dire, sui passaggi più significativi dal percorso dottorale al mondo delle case editrici (nel caso di Davide Pairone), che includono anche le politiche scolastiche di educazione alla lettura.</p>
<p>Tanti percorsi, un unico, comune denominatore, come vuole Matthew Might dell’Università dello Utah: il Dottorato di ricerca non è che un punto di partenza. Un superamento del limite, sul quale i giovani studiosi devono continuare a premere, per valorizzare il loro titolo a livello nazionale ed internazionale, in ambito accademico e non solo.</p>
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		<title>Variazioni di scrittura</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jan 2019 11:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Quanto alla necessità di scrivere certe lettere, certi segni alfabetici, che non sarebbero mai comparsi nella stessa forma, Roland Barthes era solito ripetere: ‘il mio desiderio non s’inscrive affatto nel codice che mi è stato insegnato e che mi sono imposto, bensì nel simulacro del lettore che io mi figuro’. Inesistente nel caso delle note, personalizzato nel caso delle missive, eidetico nel caso del testo. La scrittura, dal canto suo, è ritorno alla mano, al gesto manuale nella sua ampiezza antropologica. E il supporto di scrittura, ‘una materia soggettiva, la sostanza distesa sotto la mano, contatto della pelle e della materia che mette alla prova il corpo’. Ci sono tante scritture quanti sono i supporti che le condizionano, opponendo diverse resistenze allo strumento che traccia e alla contestura della materia, e obbligando la mano a gesti di aggressione o di carezza.</p>
<p>Studiare il libro nelle sue molteplici componenti significa indagare i rapporti che coesistono fra i supporti materiali, nella loro evoluzione nel tempo, e i processi di codifica e decodifica, ricezione e fruizione del testo. Significa studiare l’origine e le pratiche scaturite dalla scrittura e analizzarne le forme. E, non da ultimo, oltrepassare i confini del segno alfabetico sino a comprendere sistemi semiotici come i testi verbo-visivi, e, perché no, le scritture rupestri, i testi graffiti, il libro nella sua fisicità, il taccuino e il diario corredati di elementi autografi, i supporti digitali contemporanei e quelli che concretano e ospitano ogni forma di testimonianza scritta. Perché la relazione iconico-linguistica può agire come punto di raccordo fra diversi campi disciplinari: l’iconologia, la semiotica del testo e della cultura, l’estetica, la critica letteraria, la bibliologia. Pur mantenendo salda la coerenza tematica, che, grazie agli strumenti della semiotica del testo, permette di approfondire la natura dei diversi processi di interpretazione e riscrittura, mediante una trasposizione intersemiotica che dallo scritto giunge al figurato e all’audiovisivo, percorrendo (anche) i meandri dei dintorni del testo, della paratestualità.</p>
<p>È di questo (e non solo di questo) che si occupa l’unico indirizzo tematico, in <em>Scienza del libro e della scrittura</em>, del Dottorato di ricerca in <em>Scienze letterarie, librarie, linguistiche e della comunicazione internazionale</em> dell’Università per Stranieri, coordinato dalla professoressa Giovanna Zaganelli, direttore del Dipartimento di <em>Scienze Umane e Sociali</em> dello stesso Ateneo perugino. E giovedì 17 gennaio, alle 15.00, nella sala docenti della palazzina Valitutti, i dottorandi Roman Winter, Federico Meschini, Puma Valentina Scricciolo, Pierpaolo Trevisi, Maura Funari e Luca Montanari hanno esposto ad una commissione presieduta dalla professoressa Giovanna Zaganelli e composta dai docenti Fabrizio Scrivano, Andrea Capaccioni, Antonio Allegra e Michele Dantini, gli esiti delle ricerche condotte sinora e lo stato di avanzamento dei lavori. Filo rosso conduttore, il libro e la scrittura, come punto di raccordo di progetti diversi fra loro, ma radicati nel binomio scrittura-lettura, come due pratiche di produzione di senso, in cui la prima altro non è, per dirla ancora con Barthes, ‘un esercizio monumentale di ripetizione’, ‘un satori’, che fa vacillare la conoscenza e crea un vuoto di parola. Dal terreno, misterioso e lucidissimo, della fiaba nord-europea, delle saghe, dei racconti popolari su streghe e sirene, indagato, mediante uno spoglio della banca-dati danese e olandese, da una prospettiva semiotica, attraverso gli strumenti di analisi che erano stati propri di Propp o lo schema narrativo canonico elaborato da Greimas, ad altri data-base, alle biblioteche e agli archivi digitali, che analizzano, applicando i risultati della ricerca quantitativa a dati qualitativi, e mediante l’uso dei progressi attuati nell’alveo della filologia digitale e dell’informatica umanistica, intese sia in senso diacronico che sincronico, l’oggetto-libro nella sua fisicità e l’edizione di un testo come macchina computazionale. Una combinazione, questa fra hard sciences e soft sciences, fra informatica, bibliologia e media-studies, fra i diversi settori i cui la testualità digitale si è declinata, fino a incorporare gli ambienti testuali dei social-network, da analizzare come delle vere e proprie narrazioni, sulla base della pratica dello storytelling e dell’applicazione incrociata del modello gutenberghiano e televisivo. Dallo spoglio delle missive facenti parte dell’epistolario della scrittrice Clara Sereni e dalla scrittura del sé, del libro di famiglia, della memoria privata novecentesca alla creazione di nuovi miti post-risorgimentali, fino all’analisi della documentazione conservata alla Fondazione Gramsci, all’Archivio Bonsanti, all’Istituto di cultura italiana di Tel Aviv, al fine di indagare il rapporto di una delle tre donne di Casa Sereni con la scrittura e con il mondo dell’editoria. Ancora, dai venti testi graffiti intorno al 1386 – gli anni dello Scisma, dei due Papi, della costruzione della biblioteca in San Francesco d’Assisi, dell’arrivo di una ipotetica Apocalisse –, scritture esposte, presumibilmente della stessa mano, e incise a due metri e mezzo da terra, al di sotto del ciclo giottesco nella Basilica assisana, all’indagine condotta nei dintorni del testo sui significati della coperta del libro, dall’invenzione della stampa, fino agli e-book, passando per la via etica del senso, attraverso uno studio dell’ermeneutica del testo sacro, nei suoi aspetti teoretici ed epistemologici, concretatisi nelle pratiche dell’ebraismo, del cristianesimo e dell’islamismo.</p>
<p>Tutte ricerche, queste, condotte nella consapevolezza che, come scriveva (ancora) Barthes, ‘la scrittura è sovente (sempre?) servita a nascondere ciò che le era stato affidato’, contro una concezione della scrittura come ancella tardiva della parola. La funzione comunicativa del testo scritto è posteriore rispetto a quella estetico-rituale. Tanto che, un tempo, ‘il vento avrebbe confuso le lettere, così che nessuno, tranne gli uomini sacri, avrebbe potuto carpirle&#8217;.</p>
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