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	<title>Perugia Online &#187; Liceo Scientifico annesso al Convitto Nazionale Principe di Napoli di Assisi</title>
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		<title>Quando anche l&#8217;Open Day è &#8216;virtuale&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2020 14:18:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Eduscopio]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Scientifico annesso al Convitto Nazionale Principe di Napoli di Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[orientamento in ingresso]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> «Chi apre la porta di una scuola chiude una prigione». Questa frase di Victor Hugo non può che risuonare più attuale e viva che mai, ora. Ora che, a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, le porte delle scuole sono state chiuse. Porte, però, aperte virtualmente. E non solo per favorire e incrementare la didattica digitale ...</p>
<p>Il post <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net/quando-anche-lopen-day-e-virtuale/">Quando anche l&#8217;Open Day è &#8216;virtuale&#8217;</a> apparso prima su  <a rel="nofollow" href="http://www.perugiaonline.net">Perugia Online</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Assisi. </span> «Chi apre la porta di una scuola chiude una prigione». Questa frase di Victor Hugo non può che risuonare più attuale e viva che mai, ora. Ora che, a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, le porte delle scuole sono state chiuse. Porte, però, aperte virtualmente. E non solo per favorire e incrementare la didattica digitale integrata.</p>
<p>Se è vero che l’insegnante è (dovrebbe essere) una figura intellettuale che fa scuola con un atteggiamento di ricerca, che sa leggere i cambiamenti e ascoltare chi ha davanti – spesso portatore o portatrice di una cultura altra, digitale, fluida, <em>in fieri</em> –, il liceo scientifico annesso al Convitto nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi, diretto dalla rettrice Annalisa Boni, ripensa all’Open Day come a un diverso, ma non per questo meno efficace, modo di aprire virtualmente le porte della scuola. Nella direzione di un orientamento in ingresso che possa, anche mediante l’uso delle moderne tecnologie informatiche, indirizzare gli studenti delle scuole medie del territorio a una scelta consapevole del prosieguo del loro percorso di studi.</p>
<p>E, allora, gli insegnanti, i maestri – se <em>magister</em> deriva da <em>magis</em> – accrescono e contribuiscono alla crescita, prima di tutto umana, dei loro allievi e di quelli che verranno, e lo fanno con onestà, responsabilità e non-neutralità rispetto al proprio lavoro. Avendo a che fare con generazioni sempre più diverse dal punto di vista cognitivo e culturale, generazioni digitali, i docenti del liceo assisano hanno accolto la sfida e stanno per proporre un modo di concepire il concetto di ‘enciclopedia’ che sia più appetibile rispetto ad Internet.</p>
<p>Primo liceo scientifico in Umbria per il quarto anno consecutivo – secondo una classifica stilata da Eduscopio –, il liceo scientifico annesso al Convitto nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi, si prepara, infatti, per l’anno scolastico 2020-2021, all’Open-day e a presentare agli studenti delle scuole medie il piano della sua offerta formativa.</p>
<p>Eduscopio – il progetto della Fondazione Agnelli –, che ha insignito anche per l’anno scolastico 2020-2021 il liceo assisano del prestigioso primo posto tra i licei scientifici umbri, si fonda su un metodo comparativo applicato al numero degli esami sostenuti e alla media dei voti ottenuta dagli studenti al primo anno di Università. L’indice FGA è la risultante di questa comparazione e riflette la qualità delle basi formative: il liceo della città serafica ha ottenuto il punteggio di 85.54/100 (con una media dei voti che arriva a toccare il 29.02). Un punteggio ottimo sia a livello regionale che nazionale, se si tiene conto anche dell’indice FGA del liceo delle Scienze applicate (82.08/100): se si sommano i punteggi ottenuti dai due indirizzi e li si confrontano con quelli di altre scuole secondarie superiori che hanno entrambi i corsi, il liceo assisano si colloca al sesto posto (somma FGA del liceo scientifico e del liceo scientifico delle Scienze applicate: 167,62), dopo il ‘Leonardo da Vinci’ di Jesi, il ‘Niccolò Copernico’ di Bologna, il ‘Pietro Paleocapa’ di Rovigo, l’‘Alessandro Manzoni’ di Suzzara e il ‘Torricelli Ballardini’ di Faenza.</p>
<p>Consapevole della sua posizione anche a livello nazionale, nell’alveo del progetto ‘Orientamento in ingresso’ per l’anno scolastico 2020-2021, il liceo scientifico annesso al Convitto nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi – articolato nei suoi diversi indirizzi: liceo scientifico; liceo scientifico delle Scienze applicate; liceo scientifico International Cambridge; liceo delle Scienze Applicate e dello Sport; liceo matematico – presenta un prospetto di attività destinate agli studenti delle classi terze delle scuole medie, con l’obiettivo di far conoscere la sua articolata offerta formativa, di far emergere interesse e attitudini negli allievi e di aiutarli ad affrontare consapevolmente la scelta del percorso di scuola superiore.</p>
<p>«Anche quest’anno – è stato il commento della professoressa Michela Stoppini, referente per l’Orientamento dei licei del Convitto nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi – non abbiamo rinunciato alla possibilità di incontrare gli studenti di terza media, realizzando collegamenti con circa dieci scuole medie del territorio. Ciò che mi ha maggiormente emozionata – prosegue la referente – è stato percepire da parte dei ragazzi la curiosità e quella tensione positiva verso il futuro che non arretra mai, neanche di fronte al particolare momento che stiamo vivendo. La possibilità di prenotarsi all’Open Day virtuale, a quello in presenza e alle Classroom dalla pagina web del sito della scuola ha avuto un riscontro positivo e ci ha permesso di sperimentare una modalità diversa di organizzare l’Open Day, che potrà risultare utile anche negli anni a venire».</p>
<p>Considerata l’attuale condizione epidemiologica, infatti, alcune delle attività di orientamento inizialmente previste in presenza si svolgeranno a distanza. L’Open-day si terrà sabato 19 dicembre con un webinar che si svolgerà tramite Meet di Google (per maggiori informazioni, consultare il sito della scuola alla voce ‘Attività di orientamento’). Il primo turno avrà inizio alle 15 e terminerà alle 16, mentre il secondo comincerà alle 16.30 e finirà alle 17.30. Entrambi si articoleranno in una presentazione dei vari indirizzi del liceo da parte della Rettrice, la professoressa Annalisa Boni, e da parte dei docenti Michela Stoppini, Simona Pieri, Françoise L’Eplattenier e Luigi Donati, in collegamenti con due laboratori, e in una sezione dedicata alle domande degli studenti e delle loro famiglie.</p>
<p>L’Open-day del 17 gennaio, invece, si svolgerà in presenza, salvo diverse indicazioni e previa prenotazione da parte degli studenti e dei genitori-accompagnatori (per maggiori informazioni, si veda il sito della scuola alla voce ‘Attività di orientamento’).</p>
<p>Gli studenti e i loro genitori avranno la possibilità di conoscere così la scuola e le persone che la animano, e di ricevere dalla Rettrice e dai docenti dei vari indirizzi informazioni utili non solo sugli indirizzi che compongono il liceo, ma anche sulle iniziative relative all’ampliamento dell’offerta formativa, tra cui il corso di lingua cinese e il CLIL fin dal primo biennio.</p>
<p>Ma le attività di orientamento non terminano qui e si sostanziano di altre due iniziative promosse dalla scuola assisana. La prima coincide con ‘I sabati dello studente’ (19 dicembre; 9 gennaio; 16 gennaio; 23 gennaio), nel corso dei quali gli studenti delle scuole medie potranno assistere nelle classi virtuali a presentazioni di progetti, attività laboratoriali e a brevi lezioni di matematica, latino, informatica, scienze motorie, scienze, inglese, biologia, storia, disegno e storia dell’arte tenute dai docenti Barbara Ceccotti, Lucia Pallaracci, Pierpaolo Peroni, Maurizio Giombolini, Fausto Ansuini, Corrado Cerullo, Luigi Donati, Fabiana Giuliodori, Françoise L’Eplattenier, Emanuele Piccioli, Simona Pieri, Federico della Bina e Susanna Massetti. Gli studenti interessati possono iscriversi alla Classroom direttamente dal sito della scuola. La seconda iniziativa si basa, invece, sui ‘Colloqui orientativi individuali’ a cura della professoressa Michela Stoppini, alla quale studenti e genitori possono rivolgere delle domande personali, per un primo orientamento individuale e una scelta consapevole della scuola secondaria superiore.</p>
<p>«Chi apre la porta di una scuola chiude una prigione». Lo si può fare anche virtualmente. Avendo a che fare con generazioni sempre più diverse dal punto di vista cognitivo e culturale (generazioni digitali), si può proporre un modo di concepire il concetto di ‘enciclopedia’ che sia più appetibile rispetto ad Internet.</p>
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		<title>Il cielo diviso</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2020 14:36:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Scientifico annesso al Convitto Nazionale Principe di Napoli di Assisi]]></category>
		<category><![CDATA[lockdown]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto Liberi di comunicare]]></category>
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		<category><![CDATA[scuola e formazione]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Assisi. </span> «La città, poco prima dell’autunno immersa ancora nella calura dopo la fresca estate piovigginosa di quell’anno, respirava con più veemenza del solito (…). La gente, da tempo avvezza a quel cielo velato, lo trovava improvvisamente insolito e difficile da sopportare, sfogando la subitanea irrequietezza anche sulle cose più remote (…). Ma la Terra la reggeva ancora, quella gente, e finché ce n’era l’avrebbe fatto (…). Un’ombra era calata sulla città, ora era di nuovo calda e viva, generava e sotterrava, donava ed esigeva vita, ogni giorno (…). Viviamo senza risparmiarci, come ce ne fosse anche troppa di questa strana sostanza ch’è la vita, come se non dovesse avere mai fine». Sono alcuni passi tratti dall’incipit de <em>Il cielo diviso</em> – <em>Der geteilte Himmel</em> – di Christa Wolf, nella traduzione italiana di Maria Teresa Mandalari per i tipi delle Edizioni e/o. Lì il cielo e il muro dividevano Berlino. Ma i grandi eventi della storia evenemenziale che erano ad essi collegati dividevano anche le persone e, con loro, le storie, gli affetti, i tentativi di evasione, le speranze. Sono passati molti anni da quando <em>Il cielo diviso</em> è stato pubblicato per la prima volta in Germania. Eppure, la storia d’amore di Rita e Manfred, cresciuta e naufragata, così come innumerevoli altre storie, all’ombra del muro di Berlino, non ha perso la sua forza metaforica ed evocativa, messa a dura prova dalla pressione storica. «Il cielo almeno non possono dividerlo» disse Manfred. «Sì, invece – disse Rita –. Il cielo è sempre il primo a essere diviso».</p>
<p>Il cielo è stato diviso di nuovo, a causa dell’epidemia da Covid-19. Un muro invisibile e non tangibile, stavolta, eppure capace di mietere vittime in ogni parte del globo. E che ancora, stando ai dati, in alcune parti del mondo non ha arrestato la sua corsa. Ma non è di dati, stavolta, che vogliamo parlare. Vorremmo, infatti, dare spazio a una analisi che vada oltre la grettezza dell’elaborazione di quei dati. E vorremmo farlo, affidandoci ad alcune, acute, acutissime riflessioni che i giovani, giovanissimi studenti del Liceo Scientifico annesso al Convitto Nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi hanno scritto nell’alveo del progetto ‘Liberi di comunicare’, promosso durante la quarantena e il lockdown dalla prestigiosa scuola assisana diretta dalla rettrice Annalisa Boni, progetto ideato dalla professoressa Silvia Lombardi e coordinato dai suoi colleghi-docenti.</p>
<p>«Questa pagina del nostro sito – si legge alla voce ‘Liberi di comunicare’ riportata a questo link: <a href="http://www.convittoassisi.com/ita/news_home/?IDC=1&amp;ID=721">http://www.convittoassisi.com/ita/news_home/?IDC=1&amp;ID=721</a> – ospita riflessioni scritte da studentesse e studenti del Liceo annesso al Convitto Nazionale. Raccogliendo l’invito dei loro insegnanti, essi hanno indagato reazioni, paure, emozioni e speranze maturate in questi giorni inediti e stranianti. Come crediamo si potrà evincere dai testi qui riprodotti, le inevitabili restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria alla libertà di movimento non hanno compromesso quella di pensiero e di parola, che l’istituzione scolastica si impegna a promuovere nella normalità delle lezioni quotidiane perché sia di aiuto nei tempi in cui proprio alla normalità non si deve rinunciare».</p>
<p>Come bene evidenzia questo cappello introduttivo, scritto dal professor Pierpaolo Peroni, gli studenti Alessia Schiattelli, Ilenia Pinna, Costanza Sforna, Tommaso Salari, Emma Tanci, Alessandro Rosati, Aurora Rossetti, Olivia Moretti, Mirko Marani, Gioia Tiberi, Martina Cappelletti, Chiara Selva, Matilde Agrestini, Arianna Ascani, Francesca Catalano, Giorgia Buzi, Virginia Massini, Marta Piobbico, Micol Mela e Flavia Cristaldini hanno rielaborato criticamente gli effetti di una situazione straniante nella quale si sono ritrovati immersi loro malgrado. Lo hanno fatto, producendo illustrazioni – si veda, a tal proposito, la galleria di immagini che correda il link http://www.convittoassisi.com/ita/news_home/?IDC=1&amp;ID=721 –, musiche, testi anche sotto forma di epistolario indirizzato a loro stessi, immaginandosi narratori di un evento storico epocale. Lo hanno fatto, parlando di resilienza, di solitudine, di speranza, di paura, di solidarietà e di senso comunitario d’appartenenza, di spirito di sopravvivenza e di attaccamento alle piccole cose, di cambiamento della percezione e del punto di vista da cui guardare, di frammentarietà e di divisione, di trasversalità di un contagio che ha avuto il potere di intaccare ogni sfera dell’esistenza, da quella fisica a quella cognitiva. Lo hanno fatto, parlando di compassione e di vicinanza pur nella distanza, di lentezza, mancanza e staticità. Rivolgendosi alle stelle, pazienti confidenti, ponendosi molti interrogativi, a volte retorici, rievocando profumi in senso proustiano o montaliano, perché la primavera era arrivata, nonostante tutto e forse ignara di tutto. C’è il bicromatismo – bianco e nero – del virus, in queste riflessioni, ci sono il valore di un’amicizia ritrovata, la funzione della tecnologia come surrogato atto ad accorciare le distanze, un senso di straniamento, di incertezza, di scardinamento e, dall’altro lato, un bisogno di ancoraggio, di solidità e di stabilità che fa rimpiangere loro persino la routine; ci sono un senso di soffocamento, di costrizione, di restrizione, di coercizione e, d’altra parte, una sensazione di leggerezza e di novità di primo acchito; ci sono, infine, il patriottismo, il senso d’appartenenza a una comunità, l’elogio di medici e infermieri, definiti ‘eroici’, voli pindarici dell’immaginazione – quasi a prefigurarsi un tipo di raffigurazione pittorica –, la gioia data dalle piccole cose, l’alternanza tra tempo oggettivo – il tempo-lavoro – e tempo soggettivo – quello delle ‘intermittenze del cuore’ –, un dialogo fitto con se stessi – un leggersi dentro per acquisire una maggiore consapevolezza di sé –, un affidarsi ai libri, compagni e scrigni, e agli autori studiati al fine di condurre uno studio critico e metodico. Numerosi sono gli accenni alle terrazze – indice della maturazione di un nuovo punto di vista da cui guardare, come dai tetti di Palomar – e alla didattica a distanza: i contributi degli studenti del liceo assisano sembrano degni echi dell’<em>Elogio della classe </em>pubblicato l’8 maggio 2020 da Asor Rosa in <em>La Repubblica</em>: «In una classe scolastica – si legge – persino una pedatina che lo studente appioppa al suo compagno sotto l’ala protettiva del proprio banco, persino l’occhiata dell’insegnante che la percorre da cima a fondo per trasmettere un avvertimento, un suggerimento, un ammonimento, rappresentano materia costitutiva del sapere scolastico, mentre si forma, quando si forma per la possibilità concreta di essere e diventare un sapere. Insomma: la ‘comunità fisica’ è un coefficiente indispensabile di una ‘comunità intellettuale’ funzionante».</p>
<p>Ma lasciamo, ora, ‘parlare’ direttamente gli studenti, dei cui elaborati restituiremo, qui, alcuni stralci, rinviando al link sopra-riportato (<a href="http://www.convittoassisi.com/ita/news_home/?IDC=1&amp;ID=721">http://www.convittoassisi.com/ita/news_home/?IDC=1&amp;ID=721</a>) per quanto riguarda le versioni integrali. Le illustrazioni di Alessia Schiattelli, Ilenia Pinna, Costanza Sforna, Tommaso Salari ed Emma Tanci sono visibili cliccando sul seguente link: http://www.convittoassisi.com/ita/news_home/?IDC=1&amp;ID=721. L&#8217;immagine posta in evidenza nel presente articolo è rappresentata dall&#8217;illustrazione della studentessa Alessia Schiattelli, dal titolo &#8216;Legami&#8217;. Qui ci limiteremo a fornire alcuni passi delle riflessioni scritte dagli studenti.</p>
<p>Si pongono degli interrogativi, Micol Mela e Gioia Tiberi, autrici di due testi in inglese: «How beautiful is it to see people on television all around the world who are playing music from their balconies so their neighbors can dance to it? To see doctors, nurses, and volunteers being there for everybody every step of the way; to see people reaching out to friends and family who they have not heard from in ages just to know how they have been doing? »; e ancora: «What do we do now? Questions and insecurities choke both sides of our personality while they struggle to get to know tiny slivers of each other. Who are you behind the curtain separating your body from the enormity of the arena that is the world?». Intessono un dialogo fitto con le stelle, confidenti e amiche, Francesca Catalano, Olivia Moretti e Aurora Rossetti, che, in occasione del Dantedì, citano un verso celeberrimo del sommo poeta: «E quindi uscimmo a riveder le stelle» (<em>Inferno </em>XXXIV, 139). Riflettono sul significato di ‘normalità’, Arianna Ascani e Mirko Marani, e quest’ultimo lo fa nel modo seguente: «(…) Possiamo ora aprire gli occhi e renderci conto che la cosiddetta ‘normalità’, altro non è che un velo che ci copre il volto e ci spinge a vedere la vita come un ripetersi di azioni, delle quali siamo succubi o addirittura dipendenti, in un circolo vizioso che ci spinge a ripeterle giorno dopo giorno, senza vedere al di là del velo (…)». Si affidano alla temporalità della memoria, invece, Chiara Selva, Matilde Agrestini, Giorgia Buzi e Virginia Massini, scrivendo delle lettere a loro stesse o a una Quarantena personificata o, ancora, immaginando un dialogo tra loro e i futuri nipoti, cui spetterà a loro volta il compito di tramandare ciò che è stato in quell’anno 2020. Lo fanno, divenendo delle narratrici di storie e sottolineando l’importanza dello storytelling quale momento comunitario di condivisione sociale e depositario della memoria. «Credo nella Scienza e ciecamente nell’uomo: siamo molto più di un copione finito in tragedia» scrive Martina Cappelletti, che si affida all’<em>Istitutio Oratoria </em>di Quintiliano, di cui afferma: «quella straordinaria modernità fa pensare solo alla loro presenza, sicura, dietro la cattedra, che si ha paura di non poter più apprezzare, mentre ci rimanevano pochi mesi per essere cullati da una scuola che ci ha cresciuti». Gioca sull’ossimoro <em>forza fragile</em> o <em>fragilità forte</em>, Flavia Cristaldini, che scrive, in chiusa al suo testo: «Così: con una tazza di caffè in mano, nel terrazzo, nel profumo che dilaga, in questa mattina di quarantena, resiliente, è l’aggettivo che mi attribuirei. Quella domanda allora diventa un pensiero fisso, un&#8217;eco perpetua, quasi una preghiera che ormai recitiamo quotidianamente: più fragili o più forti?»; mentre Marta Piobbico è convinta che, ormai, «tutto questo sia parte di noi e della nostra vita».</p>
<p>«Il cielo almeno non possono dividerlo» disse Manfred. «Sì, invece – disse Rita –. Il cielo è sempre il primo a essere diviso». Rita ha ragione? La chiusa la affidiamo alla musica dello studente Alessandro Rosati, musica che ha sempre un potere unificatore. Al di là di ogni divisione del cielo.</p>
<p>MELTEDBEATS MLTDEP</p>
<p>Il mio tempo sospeso / marzo 2020</p>
<p>https://youtu.be/NOBrxzdaedY https://youtu.be/k22v53lgzvI</p>
<p>https://youtu.be/NCweSq9KtPQ https://youtu.be/MtzZIhzn8_Y</p>
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		<title>Parole, non ostili, a scuola</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Feb 2020 20:46:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p> Creare, ingannare, persuadere, guarire, ferire, emarginare: le parole, le nostre parole, possono fare tutto questo. E anche di più. Per non essere ‘ostili’, per educare al rispetto dell’opinione contraria e all’argomentazione di punti di vista differenti, le parole necessitano di essere insegnate – e imparate – nel contesto-scuola, una delle specole privilegiate da cui guardare ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Assisi. </span> Creare, ingannare, persuadere, guarire, ferire, emarginare: le parole, le nostre parole, possono fare tutto questo. E anche di più. Per non essere ‘ostili’, per educare al rispetto dell’opinione contraria e all’argomentazione di punti di vista differenti, le parole necessitano di essere insegnate – e imparate – nel contesto-scuola, una delle specole privilegiate da cui guardare al problema, se è vero che una delle funzioni dell’insegnante è proprio quella di ‘fornire parole’, di lavorare sul lessico delle varie discipline per contrastare la rapidità (e la dispersione) dell’informazione e inventare un modo di concepire il concetto di ‘enciclopedia’, come lo intendeva Umberto Eco, che sia più appettibile rispetto ad Internet.</p>
<p>Di questo e di altri temi riguardanti i mezzi e gli strumenti per contrastare l’ostilità delle parole abbiamo parlato con i referenti del progetto ‘Parole Ostili’, promosso dal liceo scientifico annesso al convitto nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi diretto dalla professoressa Annalisa Boni. Il progetto, attivo per l’anno scolastico 2019-2020 e in sinergia con l’associazione ‘Parole Ostili’, che ha promosso all’Università Cattolica di Milano la giornata ‘Parole a scuola’, ha registrato l’attiva partecipazione dei docenti Michela Stoppini, Federico Della Bina e Nicoletta Omicioli, e degli studenti del liceo assisano.</p>
<p><strong>Insulti, discriminazioni, tendenze alla misoginia e alla misantropia, istigazione alla violenza, omofobia, fake-news dal retrogusto razzista e anti-scientifico immesse nella rete da chi inquina il web: anche e soprattutto queste sono ‘parole ostili’. Qual è il senso del progetto da voi messo in essere? Quali, le sue finalità? E, non da ultimo, cosa significa ‘acquisire consapevolezza del potere della parola’?</strong></p>
<p>«La giornata intitolata ‘Parole a scuola’, promossa dall’associazione ‘Parole Ostili’ presso l’Università Cattolica di Milano, alla quale abbiamo partecipato come docenti, ha maturato innanzitutto in noi insegnanti la consapevolezza dell’enorme potere della parola. Il nostro lavoro si basa sull’uso della parola per trasmettere contenuti e conoscenze, in questo specifico ambito siamo attenti nello scegliere le parole giuste, ma anche le nostre relazioni, quelle tra insegnanti e studenti, sono fatte di parole. Su questo versante abbiamo tutti necessità di intraprendere un percorso permanente di formazione. Questo progetto si propone di sviluppare, a partire dall’ambiente scolastico, una riflessione sul valore relazionale delle parole che vuol dire porre maggiore attenzione nello sceglierle, consapevoli del fatto che queste ultime possono creare, incantare, guarire ma anche ferire, offendere, ingannare, distruggere, emarginare».</p>
<p><strong>Qual è, a vostro avviso, il ruolo della scuola nella promozione di iniziative come questa, volta a sviluppare una cultura digitale in grado di contrastare il discorso dell’odio in rete, le varie forme di cyberbullismo e la messa in circolazione di fake-news? </strong></p>
<p>«Certamente l’iniziativa è volta a sviluppare nei ragazzi una consapevolezza dell’utilizzo della parola nel senso più ampio del termine anche e soprattutto in Rete, che di fatto rappresenta l’ambito privilegiato di interazione giovanile. Da recenti ricerche emerge che i ragazzi di fronte a messaggi d’odio in Rete mantengono molto spesso un atteggiamento di passività o indifferenza. Sicuramente in questo non li aiutano certi modelli politici e mediatici che hanno notevolmente contribuito a sollecitare la parte istintiva della società, facendo leva su paure e timori e legittimando l’uso di alcuni termini che contribuiscono a ‘incattivire’ e avvelenare la vita reale. Rispetto a ciò è opportuno che la scuola aiuti i ragazzi a mantenere un pensiero critico, a vagliare in modo attento e personale le informazioni, risalendo alle fonti, tenendo conto dei contesti e soprattutto eliminando i pregiudizi».</p>
<p><strong>‘Stimolare ad una partecipazione più attenta e attiva nell’ambito di un contesto comunicativo. Educare al rispetto dell’opinione contraria e all’argomentazione dei propri punti di vista. Realizzare elaborati artistici a partire da idee, concetti, principi. Trasformare e arricchire l’ambiente scuola di contenuti espressi attraverso immagini’. Sono questi alcuni degli obiettivi perseguiti dal progetto, che sviluppano i dieci punti costitutivi del ‘Manifesto della comunicazione non ostile’. Quali sono, nello specifico, questi punti e qual è la funzione svolta dal piano dell’espressione artistica in questo progetto? </strong></p>
<p>«La nostra scuola sta lentamente diventando una sorta di ‘museo delle Parole Ostili’. Sono diversi oramai i murales che decorano, assolvendo anche ad una funzione pedagogico-educativa, i corridoi principali dell’Istituto. Opere grafiche in grado di comunicare e trasmettere valori mediante un approccio artistico diversificato fatto di linguaggi simbolici e allegorici, manifestati con i più diversi materiali. Immagini realizzate in tessuto, a rilievo o dipinte, esternano con forza ed incisività pensieri che si concretizzano in forme accompagnate da frasi e parole estrapolate dal manifesto delle ‘Parole Ostili’. Una galleria di colore e di linee che intersecandosi danno plasticità formale e concettuale alle candide pareti bianche. Il ‘lungo’ percorso creativo è stato sempre preceduto da un momento laboratoriale-progettuale, finalizzato all’individuazione dell’idea e del linguaggio artistico più efficace da mettere in atto. Questa prima fase è stata seguita poi dalla scelta del luogo in cui installare ciascun elaborato grafico».</p>
<p><strong>L’utilizzo inconsapevole dei social sta cambiando le persone? L’educazione digitale rappresenta la vera battaglia sulla quale giocare il futuro della rete, muovendo proprio dal contesto-scuola? </strong></p>
<p>«‘Noi tutti alle prese con Internet siamo un po’ come neopatentati alla guida di una Ferrari’. Con queste parole la sociolinguista Vera Gheno esprimeva, nella giornata di Milano per ‘Parole Ostili’, il diffuso analfabetismo presente nella nostra società rispetto all’uso di internet. Serve costruire percorsi educativi a scuola, programmi televisivi ad hoc per conoscere i rischi. Proprio perché la Rete e i social network sono luoghi virtuali dove si incontrano persone reali, dobbiamo domandarci chi siamo e come vogliamo vivere e comunicare anche mentre abitiamo questi luoghi. I ragazzi devono essere consapevoli del fatto che il tempo che dedicano al virtuale, le modalità con le quali interagiscono, hanno ripercussioni nella loro vita reale in termini di interessi e rapporti.  In rete è più difficile prendersi il tempo di ascoltare perché gli scambi sono più veloci mentre l’ascolto è fondamentale per determinare un’interazione efficace e serena con chi parla. Il contesto-scuola può aiutare i ragazzi a mettere in primo piano l’ascolto nella loro vita reale e virtuale».</p>
<p><strong>Nel suo ultimo libro, edito da Rizzoli nel 2017, <em>Far Web. Odio, bufale, bullismo. Il lato oscuro dei social</em>, Matteo Grandi, una delle voci più influenti del Web, tratta argomenti insidiosi, di un’attualità stringente, quali insulti e discriminazioni, esito dell’<em>hate-speech</em>, che nella rete viene amplificato. Il suo messaggio è questo: non dobbiamo assuefarci all’idea che in Internet sia tutto consentito, che il Web sia una ‘terra di nessuno’, in cui non vigono regole di sorta. Derrick de Kerckhove, considerato l’erede mortale di McLuhan, d’altronde, ha affermato che ‘oggi la rete è vissuta dagli utenti come un ambiente a parte’. Siete d’accordo? </strong></p>
<p>«Certamente il Web non va demonizzato anche se esiste un uso improprio del sistema. A tale proposito si può affermare che il Web spesso riflette e riproduce meccanismi, tendenze, pensieri già presenti in modo latente nella vita reale che poi trovano in Rete il coraggio di manifestarsi perché il ‘virtuale’ è percepito da chi è l’autore di messaggi di odio come un alibi, uno ‘schermo’ che lo protegge e non lo costringe a guardare negli occhi l’altro che si trasforma in una ‘vittima’ piuttosto che essere un ‘interlocutore’. L’insulto, l’offesa, la denigrazione non sono argomenti (come afferma il nono dei punti del Manifesto di ‘Parole Ostili’) né nella vita reale né in quella virtuale».</p>
<p><strong>Matteo Grandi nel suo libro afferma che criminalizzare il Web non è giusto. Lo stesso Bolter, riferendosi alla presentazione trasparente dell’oggetto-testo sullo schermo, diceva che ‘l’ipertesto elettronico può rendere visibile la struttura, laddove la sua architettura formale si concretizza come link tra gli episodi. Leggendo un episodio, il lettore può avere la possibilità di guardare, attraverso il testo, il mondo immaginato dall’autore’. Un primo passo verso l’eliminazione dell’ostilità delle parole? </strong></p>
<p>«In fondo il Web è un grande ipertesto che offre ad ogni suo lettore la libertà di interagire. Il suo fruitore-lettore non è passivo (come nella lettura di un testo scritto), può scegliere come muoversi all’interno dei contenuti. Questa libertà e possibilità di interazione investe il lettore di una grande responsabilità e richiede un percorso di formazione ed educazione perché la lettura e l’interpretazione possano essere rispettose del pensiero altrui. Detto questo il grande ipertesto Web apre alla condivisione e allo scambio che presuppongono in sé l’eliminazione di qualunque forma di ostilità».</p>
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