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	<title>Perugia Online &#187; made in italy</title>
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	<description>Scomoda, Libera, Indipendente.</description>
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		<title>Quei bei solchi dritti</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Sep 2018 16:04:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[Brunello Cucinelli]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Regione Umbria. </span> ‘Sono più belli’. Risponde in tal guisa, un contadino, alla domanda ‘perché i solchi tracciati da un aratro devono essere dritti?’. Può, poi, forse, alzare gli occhi al cielo ed esortare il Creatore a mandargli il giusto vento, il giusto sole. Come se quel dono, o quei doni, coincidessero, nell’atto di lavorare la terra con gli animali, appunto, col ‘giusto’. E se il giusto si sovrapponesse al buono? E il buono, a sua volta, al bello, come nel greco antico <em>καλός</em> ? Allora, si potrebbe insinuare l’idea di crescere aspettando che il creato ci dia il giusto. Il buono. Il bello. Nel <em>Dizionario di estetica</em> di Carchia e D’Angelo (Laterza, 2005), <em>sub voce</em> ‘bellezza’ si legge ‘tutto ciò che vediamo, sentiamo, immaginiamo con piacere ed approvazione (…). Viceversa, il bello <em>strictiori sensu</em> è, accanto alla grazia, alla sottigliezza, al sublime e simili, una categoria del bello <em>sensu largo</em>. Solo il bello in senso stretto è una categoria specificamente estetica (…), ovvero una categoria che si differenzia da altre consimili (l’adeguatezza, l’ornamento, l’avvenenza, la grazia, la sottigliezza, il sublime) o opposte (il brutto e le sue suddivisioni)’. Come può un’azienda educare i propri dipendenti alla <em>bellezza</em> in senso stretto?</p>
<p>Un’azienda che si è confermata quale marchio globale. Un brand, il cui fatturato ha subìto, nel corso del primo trimestre del 2018, un incremento di quasi il 12%. Un’azienda, quotata alla Borsa di Milano, che ha esportato il <em>Made in Italy</em>, il gusto italiano e il <em>know how</em> artigianale nella produzione di cachemire in tutto il mondo. Ma, soprattutto, che ha saputo divulgare un nuovo modello di imprenditorialità, di ‘capitalismo umano’ veicolato dal canale gentile di un Umanesimo contemporaneo e sostenibile, e di una rinascita legata al nome di Brunello Cucinelli da 40 anni. Una rinascenza, questa, legata a filo doppio a un sogno, quello portato avanti dall’imprenditore umbro, dalla sua famiglia e dall’omonima Fondazione sin dal 1978: dare dignità al lavoro umano, rispettare le persone, avere cura dell’ambiente e del paesaggio circostanti e del patrimonio culturale, ristrutturare Solomeo, costruirvi un teatro e una scuola per artigiani, migliorarne gli ambienti di lavoro. E non edificare il piccolo borgo a un passo da Perugia (la fondazione dell’insediamento <em>Villa Solomei</em> risale alla fine del XII secolo). Ma custodirlo.</p>
<p>E, proprio il 4 settembre, davanti a una platea composta da 500 giornalisti provenienti da tutto il mondo, il garbato mecenate umbro ha disquisito di ‘custodia’ e di ‘bellezza’, illustrando un progetto quarantennale teso a celebrare la dignità del lavoro dei suoi oltre 1.700 dipendenti e la spiritualità del borgo da lui interamente ristrutturato, unitamente ai ‘primi cinque monumenti del progetto’: il Bosco della spiritualità, la chiesa di San Bartolomeo, la cantina, il teatro e un emiciclo di travertino che si risolve in un ‘Tributo alla dignità dell’uomo’, in un omaggio ai cinque continenti, e in un amabile connubio fra centro e periferia. Custodia, dunque. E non demolizione e nuova edificazione. Il riferimento, in quest’ultimo caso, è ai capannoni industriali dismessi e poi riconvertiti, nel 2014, in luoghi testimoni dello sviluppo economico passato e sorti su terreni oggi coltivati a girasole e ospitanti vigneti.</p>
<p>«Oggi celebriamo la bellezza – è stato il commento del cardinale Gualtiero Bassetti –: una piccola porzione di bellezza italiana, quella di Solomeo. Risultante della simbiosi fra la mano dell’uomo e la mano del Creatore. Un borgo, che è luogo dell’anima. Una casa comune che va custodita, anche attraverso un processo di civilizzazione dell’economia, che deve ambire allo sviluppo della persona umana. Brunello Cucinelli guarda al futuro con gli occhi della speranza, ‘una bambina irriducibile’: ha saputo portare a compimento il proposito di identificare un’impresa col bene della collettività, la bellezza del creato con la non impattanza ambientale dell’azienda».</p>
<p>«Il sogno della mia vita – ha dichiarato Brunello Cucinelli – è quello di rendere il lavoro più umano. Di lavorare per la dignità umana. Ho vissuto i miei primi quindici anni di vita in campagna, senza luce in casa. Allora, era consuetudine guardare il cielo ed esortare Dio affinché mandasse il giusto vento, il giusto sole. Quando dissi a mio padre che avevo intenzione di mettermi a fare pullover di cachemire, lui mi rispose: ‘Che Dio ti aiuti’. Avevo già in mente, allora, di ridare alla terra la sua dignità, di lavorare in un borgo, in sintonia con il suo <em>genius loci</em>. D’altronde, Rousseau invitava a tornare nei borghi, a riprogettare l’umanità. Allora, iniziai a lavorare nel borgo di Solomeo e a restaurarlo. Siamo dei custodi, non dei proprietari. Agiamo diversamente rispetto a questi ultimi. La custodia è onerosa. Invita a rendere il profitto a chi lavora, e al creato. Siamo custodi, dunque. Custodi <em>pro-tempore</em>. Che devono pensare che il lusso elevi l’anima verso la bellezza, che la cultura del lavoro non debba recare danni all’umanità e che si debbano risolvere i propri problemi con il cielo, come sosteneva Confucio».</p>
<p>«Trent’anni fa ho conosciuto Brunello Cucinelli – ha esordito l’architetto Massimo De Vico Fallani, che nel 2008 ha progettato il teatro Cucinelli a Solomeo, e che è stato definito dall’amico imprenditore umbro ‘mio maestro e mio Aristotele’ –. Ha saputo mettere insieme profitto e dono. In favore del concetto di ‘custodia’. Proprio tenendo ben a mente questa astrazione, abbiamo optato per un restauro di tipo conservativo, volto ad adattare fabbricati che già c’erano, senza apportare ulteriori modifiche al paesaggio. Certo, è costato molto di più che se avessimo demolito e ricostruito ex novo, ma la periferia, in questo modo e con tali presupposti, risulta rinata, più bella».</p>
<p>Un sogno. Di custodia e di bellezza. Di restituzione di nobiltà alla periferia. Di tracciare solchi dritti. Perché sono ‘più belli’. Di capitalismo umanistico, e di ‘lavoro giusto’. ‘I valori eterni di bellezza, di umanità e di verità sono ideale e guida di ogni nostra azione’, scrive Cucinelli nel suo libro, a cura di Massimo De Vico Fallani, <em>Il sogno di Solomeo</em>, edito, quest’anno, da Feltrinelli.</p>
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		<title>In IT.inere, il progetto condiviso che promuove il centro Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2016 12:27:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Sordi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="areaSingle">Perugia. </span> Il progetto “In IT.inere”, presentato in mattinata a Palazzo Donini, che coinvolge cinque regioni italiane, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo e Sardegna, è un progetto unico nel suo genere che, attraverso la cooperazione dei territori interessati, ha l’obiettivo di promuovere l’Italia all’estero. A raccontare il progetto e come sia nato sono stati, oggi, gli assessori al turismo delle regioni che ne fanno parte, e tutti hanno parlato di sinergia tra comuni e territori, elemento che, a quanto pare, manca nel resto della penisola. Il punto di forza del progetto “In IT.inere” è, infatti, la collaborazione tra più regioni in un settore, quello del turismo, dove l’individualismo sembra predominare.</p>
<p>Le azioni delle regioni si baseranno sulla presenza comune alle fiere del turismo in Europa e oltreoceano, per dare una visione complessiva e dettagliata del made in Italy in centro Italia. “Accade spesso- dice l’assessore al turismo della regione Marche- che oltreoceano, Cina e America, non sappiano dove effettivamente si trovino le nostre regioni e risulta quindi difficile esportare il prodotto”. Facendo gruppo è possibile quindi incrementare la richiesta e allo stesso tempo l’offerta di questi territori, promuovendo i borghi più piccoli per fare conoscere, oltre a Roma, Firenze e Milano, altre numerose città di altissimo valore artistico e culturale.</p>
<p>Gli investimenti per il progetto ammontano a cinque milioni di euro, cifra cospicua che dà la possibilità di “giocare” su vasta scala, e attirare turisti anche da quei paesi che fin ad oggi non si sono dimostrati molto interessati al “Bel Paese”. Tutte le regioni che partecipano, le “top five” come sono state ironicamente definite stamattina, sembrano avere ben chiari i propri obiettivi e i “modus operandi”, attraverso una campagna di promozione che coprirà anche la sfera social (già attivi su Facebook, Twitter e Linkedin). Ulteriori riscontri positivi si attendono dal “Cammino dei cinque continenti” un grand tour di giornalisti, fotografi e blogger, che racconteranno il loro viaggio garantendo visibilità alle città più belle e culturalmente attive.</p>
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		<title>Da Perugia a Pechino a ritmo di jazz</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2016 13:39:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Sordi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span id="areaSingle">Perugia. </span> <span style="font-family: 'Courier New';"><span style="color: #000000;">L’edizione “zero”, come è stata ironicamente chiamata durante la conferenza stampa di stamattina, di Umbria Jazz in Cina,ha visto l’affluenza di più di diciottomila persone durante i 18 concerti in dieci giorni fra Pechino, Shangai, Qingdao e Guangzhou che hanno portato sulla scena Danilo Rea, i Funk Off e il quintetto di Fabrizio Bosso. </span></span><span style="font-family: 'Courier New';"><span style="color: #000000;">A tracciare un bilancio dell’esperienza cinese e illustrare le prospettive che si sono aperte sono stati i rappresentanti delle istituzioni che hanno promosso e organizzato la “prima volta” del festival umbro in Cina, evento che si è svolto dal 27 aprile all’8 maggio scorso organizzato dalla Fondazione Umbria Jazz con il sostegno della Regione Umbria, dell’Ambasciata Italiana, dei Consolati Italiani di Shanghai e Guangzhou, degli Istituti Italiani di Cultura di Pechino e Shanghai, con il supporto del Ministero dei Beni Culturali, dell’ICE di Shanghai, della Fondazione Italia-Cina, del “main sponsor” Farchioni (terzo gruppo alimentare italiano), di Lifestyle Italia e dell’Università dei Sapori di Perugia. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Courier New';"><span style="color: #000000;">A parlarci degli ottimi risultati ottenuti sono stati l’assessore regionale alla Cultura, Fernanda Cecchini, Stefano Lazzari per la Fondazione Umbria Jazz, il direttore artistico di Umbria Jazz Carlo Pagnotta, il direttore dell’Ice di Shangai Claudio Pasqualucci, Andrea Canapa per la Fondazione Italia-Cina e il giovane Livio Rotini manager del gruppo Farchioni.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Courier New';"><span style="color: #000000;">“È stato fatto un grande gioco di squadra – ha detto l’assessore regionale alla Cultura, Fernanda Cecchini, esprimendo la sua soddisfazione – ed è grazie a questo che abbiamo potuto allacciare rapporti con alcune importanti realtà artistiche locali e con imprenditori interessati ad investire sul made in Italy&#8221;. </span></span><span style="font-family: 'Courier New';"><span style="color: #000000;">Infatti, con il jazz, in Cina sono state presentate, anche, le ricchezze culturali ed enogastronomiche della regione che hanno portato risultati concreti per il comparto turistico e per l’internazionalizzazione di alcune imprese locali. </span></span><span style="font-family: 'Courier New';"><span style="color: #000000;">Risultati che sono stati ampiamenti commentati dal direttore dell’Ice di Shangai, Claudio Pasqualucci, che ha sottolineato il ruolo fondamentale di un festival come Umbria Jazz per rilanciare la nostra regione sul mercato cinese. Fra i risultati ottenuti, Pasqualucci si è soffermato sull’accordo siglato, sotto il patrocinio della regione, dalla Fiavet con il portale Ctrip, un tour operator cinese di grandi dimensioni (circa 200mila operazioni al giorno con 250 milioni di clienti all’anno) che vuole favorire la visibilità dell’offerta turistica umbra, con un contatto “quasi diretto tra turista cinese e operatore turistico umbro”. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Courier New';"><span style="color: #000000;">Di “ottimo lavoro” ha parlato anche Andrea Canapa, della Fondazione Italia-Cina, che ricordando come il Ministero dei Bani culturali abbia riconosciuto valore nazionale all’evento cinese di Umbria Jazz.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Courier New';"><span style="color: #000000;">L’ultima parola è toccata al direttore artistico di Umbria Jazz, Carlo Pagnotta, non presente a Pechino ma informatissimo sui successi ottenuti: “Dal 1983, quando debuttammo in North Carolina, ad oggi siamo diventati un nome importante nel panorama del jazz mondiale, si potrebbe dire che sia il Festival di Jazz più importante a livello europeo, se non addirittura mondiale, contando, inoltre un badget minore rispetto ad altri festival”.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Courier New';"><span style="color: #000000;">Sembra che il successo avuto da Umbria Jazz in Cina ha superato ogni aspettativa e che, secondo voci indiscrete,   nell’ edizione umbra del Festival, vedremo esibirsi degli artisti da Pechino, tra cui il giovane pianista A Bu in un concerto con il patrocinio della Fondazione Italia-Cina.</span></span></p>
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		<title>Grande successo per la mostra mercato &#8220;Quattro passi nella Rocca&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2016 15:23:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Perugia Online]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[gastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[Quattro passi in Rocca]]></category>
		<category><![CDATA[Rocca paolina]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Prosegue con successo la mostra mercato ‘Quattro passi nella Rocca’ che fino a domenica 1 maggio, dalle 9 alle 20, riempirà le vie e le sale della Rocca paolina di Perugia con i prodotti enogastronomici e di artigianato artistico di diverse regioni italiane. “Più di un migliaio di persone – ha dichiarato il presidente dell’associazione ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span>
<p>Prosegue con successo la mostra mercato ‘Quattro passi nella Rocca’ che fino a domenica 1 maggio, dalle 9 alle 20, riempirà le vie e le sale della Rocca paolina di Perugia con i prodotti enogastronomici e di artigianato artistico di diverse regioni italiane.</p>
<p>“Più di un migliaio di persone – ha dichiarato il presidente dell’associazione L’arte e la terra, Pasquale Tirelli– sono venute a trovarci in questo ponte del 25 aprile, anche se non riusciamo a dare un numero esatto delle presenze. Probabilmente in questo siamo stati aiutati dalle temperature, per niente primaverili, che hanno indotto molte persone a scegliere i luoghi al chiuso e i luoghi d’arte per trascorrere il proprio tempo libero. Nel nostro caso la Rocca Paolina offriva entrambe le opzioni”.</p>
<p>Nell’evento organizzato dall’associazione ‘L’arte e la terra’ con il patrocinio del Comune di Perugia, oltre a quelli umbri sono presenti anche espositori provenienti da Lazio, Veneto e Piemonte.</p>
<p>Tante le prelibatezze culinarie acquistabili, dalle norcinerie ai formaggi, dai mieli ai tartufi fino alla cioccolata. Particolarmente apprezzati poi i manufatti in vetro di Murano, l’oggettistica in ceramica e la bigiotteria.</p>
<p>All’interno della Rocca è possibile visitare anche la collettiva di undici artisti umbri dell’Associazione culturale ‘Amici dell’Arte Ciao Umbria’ di Bastia Umbra presieduta dal maestro Marco Giacchetti. Quaranta, in totale, i dipinti esposti che contribuiscono ad arricchire la bellezza della fortezza cinquecentesca.</p>
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