giovedì, 15 novembre 2018 Ultimo aggiornamento il 5 novembre 2018 alle ore 22:19

Quei bei solchi dritti

Custodia, bellezza, dignità del lavoro: i 40 anni del modello di imprenditorialità e di ‘capitalismo umano’ di Brunello Cucinelli nel suo ‘borgo dello spirito’, Solomeo.

 
Regione Umbria.  ‘Sono più belli’. Risponde in tal guisa, un contadino, alla domanda ‘perché i solchi tracciati da un aratro devono essere dritti?’. Può, poi, forse, alzare gli occhi al cielo ed esortare il Creatore a mandargli il giusto vento, il giusto sole. Come se quel dono, o quei doni, coincidessero, nell’atto di lavorare la terra con gli animali, appunto, col ‘giusto’. E se il giusto si sovrapponesse al buono? E il buono, a sua volta, al bello, come nel greco antico καλός ? Allora, si potrebbe insinuare l’idea di crescere aspettando che il creato ci dia il giusto. Il buono. Il bello. Nel Dizionario di estetica di Carchia e D’Angelo (Laterza, 2005), sub voce ‘bellezza’ si legge ‘tutto ciò che vediamo, sentiamo, immaginiamo con piacere ed approvazione (…). Viceversa, il bello strictiori sensu è, accanto alla grazia, alla sottigliezza, al sublime e simili, una categoria del bello sensu largo. Solo il bello in senso stretto è una categoria specificamente estetica (…), ovvero una categoria che si differenzia da altre consimili (l’adeguatezza, l’ornamento, l’avvenenza, la grazia, la sottigliezza, il sublime) o opposte (il brutto e le sue suddivisioni)’. Come può un’azienda educare i propri dipendenti alla bellezza in senso stretto?

Un’azienda che si è confermata quale marchio globale. Un brand, il cui fatturato ha subìto, nel corso del primo trimestre del 2018, un incremento di quasi il 12%. Un’azienda, quotata alla Borsa di Milano, che ha esportato il Made in Italy, il gusto italiano e il know how artigianale nella produzione di cachemire in tutto il mondo. Ma, soprattutto, che ha saputo divulgare un nuovo modello di imprenditorialità, di ‘capitalismo umano’ veicolato dal canale gentile di un Umanesimo contemporaneo e sostenibile, e di una rinascita legata al nome di Brunello Cucinelli da 40 anni. Una rinascenza, questa, legata a filo doppio a un sogno, quello portato avanti dall’imprenditore umbro, dalla sua famiglia e dall’omonima Fondazione sin dal 1978: dare dignità al lavoro umano, rispettare le persone, avere cura dell’ambiente e del paesaggio circostanti e del patrimonio culturale, ristrutturare Solomeo, costruirvi un teatro e una scuola per artigiani, migliorarne gli ambienti di lavoro. E non edificare il piccolo borgo a un passo da Perugia (la fondazione dell’insediamento Villa Solomei risale alla fine del XII secolo). Ma custodirlo.

E, proprio il 4 settembre, davanti a una platea composta da 500 giornalisti provenienti da tutto il mondo, il garbato mecenate umbro ha disquisito di ‘custodia’ e di ‘bellezza’, illustrando un progetto quarantennale teso a celebrare la dignità del lavoro dei suoi oltre 1.700 dipendenti e la spiritualità del borgo da lui interamente ristrutturato, unitamente ai ‘primi cinque monumenti del progetto’: il Bosco della spiritualità, la chiesa di San Bartolomeo, la cantina, il teatro e un emiciclo di travertino che si risolve in un ‘Tributo alla dignità dell’uomo’, in un omaggio ai cinque continenti, e in un amabile connubio fra centro e periferia. Custodia, dunque. E non demolizione e nuova edificazione. Il riferimento, in quest’ultimo caso, è ai capannoni industriali dismessi e poi riconvertiti, nel 2014, in luoghi testimoni dello sviluppo economico passato e sorti su terreni oggi coltivati a girasole e ospitanti vigneti.

«Oggi celebriamo la bellezza – è stato il commento del cardinale Gualtiero Bassetti –: una piccola porzione di bellezza italiana, quella di Solomeo. Risultante della simbiosi fra la mano dell’uomo e la mano del Creatore. Un borgo, che è luogo dell’anima. Una casa comune che va custodita, anche attraverso un processo di civilizzazione dell’economia, che deve ambire allo sviluppo della persona umana. Brunello Cucinelli guarda al futuro con gli occhi della speranza, ‘una bambina irriducibile’: ha saputo portare a compimento il proposito di identificare un’impresa col bene della collettività, la bellezza del creato con la non impattanza ambientale dell’azienda».

«Il sogno della mia vita – ha dichiarato Brunello Cucinelli – è quello di rendere il lavoro più umano. Di lavorare per la dignità umana. Ho vissuto i miei primi quindici anni di vita in campagna, senza luce in casa. Allora, era consuetudine guardare il cielo ed esortare Dio affinché mandasse il giusto vento, il giusto sole. Quando dissi a mio padre che avevo intenzione di mettermi a fare pullover di cachemire, lui mi rispose: ‘Che Dio ti aiuti’. Avevo già in mente, allora, di ridare alla terra la sua dignità, di lavorare in un borgo, in sintonia con il suo genius loci. D’altronde, Rousseau invitava a tornare nei borghi, a riprogettare l’umanità. Allora, iniziai a lavorare nel borgo di Solomeo e a restaurarlo. Siamo dei custodi, non dei proprietari. Agiamo diversamente rispetto a questi ultimi. La custodia è onerosa. Invita a rendere il profitto a chi lavora, e al creato. Siamo custodi, dunque. Custodi pro-tempore. Che devono pensare che il lusso elevi l’anima verso la bellezza, che la cultura del lavoro non debba recare danni all’umanità e che si debbano risolvere i propri problemi con il cielo, come sosteneva Confucio».

«Trent’anni fa ho conosciuto Brunello Cucinelli – ha esordito l’architetto Massimo De Vico Fallani, che nel 2008 ha progettato il teatro Cucinelli a Solomeo, e che è stato definito dall’amico imprenditore umbro ‘mio maestro e mio Aristotele’ –. Ha saputo mettere insieme profitto e dono. In favore del concetto di ‘custodia’. Proprio tenendo ben a mente questa astrazione, abbiamo optato per un restauro di tipo conservativo, volto ad adattare fabbricati che già c’erano, senza apportare ulteriori modifiche al paesaggio. Certo, è costato molto di più che se avessimo demolito e ricostruito ex novo, ma la periferia, in questo modo e con tali presupposti, risulta rinata, più bella».

Un sogno. Di custodia e di bellezza. Di restituzione di nobiltà alla periferia. Di tracciare solchi dritti. Perché sono ‘più belli’. Di capitalismo umanistico, e di ‘lavoro giusto’. ‘I valori eterni di bellezza, di umanità e di verità sono ideale e guida di ogni nostra azione’, scrive Cucinelli nel suo libro, a cura di Massimo De Vico Fallani, Il sogno di Solomeo, edito, quest’anno, da Feltrinelli.

 

 

 

 

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