lunedì, 26 settembre 2022 Ultimo aggiornamento il 29 agosto 2022 alle ore 11:35

“Where no man has gone before…”

"Quando la fantascienza è donna": all'Università per Stranieri di Perugia, un seminario, coordinato dalla professoressa Giovanna Zaganelli, e tenuto dalla professoressa Eleonora Federici dell'Università di Napoli "L'Orientale".

 
“Where no man has gone before…”
Perugia. “Where no man has gone before…”. Quando il luogo d’azione di eventi paraletterari è un utero, nessun uomo può anche solo immaginare cosa può accadere all’interno di un ambiente popolato da amazzoni, personaggi androgini, donne robotiche e cyborg. “Quando la fantascienza è donna” è il titolo di un seminario, coordinato dalla professoressa Giovanna Zaganelli, coordinatrice del Dottorato in Scienze Letterarie, Librarie, Linguistiche e della Comunicazione Internazionale dell’Università per Stranieri di Perugia, e tenuto presso il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Ateneo perugino, nella sala Docenti della Palazzina Valitutti, lunedì 16 gennaio, dalla professoressa Eleonora Federici, docente di Lingua e Linguistica Inglese all’Università di Napoli, “L’Orientale”. Attraverso un approccio diacronico, che ripercorre l’itinerario bibliografico tracciato dall’omonimo libro, edito da Carocci nel 2015, Quando la fantascienza è donna. Dalle utopie femminili del secolo XIX all’età contemporanea, la professoressa Federici ha approfondito, per i dottorandi dei quattro indirizzi, le tappe salienti in cui si è snodato, in ambito anglosassone, e statunitense più precisamente, questo genere ritenuto ancora paraletterario, eppure in grado di sondare tematiche quali la conquista dello spazio – specie negli anni Cinquanta del secolo scorso –, l’ecologia, la robotica, lo spazio domestico nel suo rapporto con la tecnologia – solo in questo modo, infatti, la donna ha potuto godere di uno spazio e di un ruolo pubblico –, i ruoli di genere, la maternità e la negazione della maternità, l’uguaglianza, l’attivismo femminista, la rappresentazione del corpo. E questo fin dalle prime utopie seicentesche e dal romanzo utopico ottocentesco, di cui la capostipite indiscussa è stata Mary Shelley. Un percorso, questo, che è stato condotto anche sulle locandine e sui manifesti delle trasposizioni cinematografiche operate all’interno di questo genere paraletterario, oltre che sulle copertine editoriali delle riviste di settori – si pensi agli Early Pulps degli anni Venti e Trenta, sui quali hanno pubblicato scrittrici che non sono ricorse a pseudonimi maschili, come Leslie Francis Stone e Lilith Lorraine –.

Una letteratura, o una paraletteratura, che fa sì che il lettore si cimenti con un processo di straniamento cognitivo, secondo il quale il presente viene destrutturato e poi ricostruito – in epoca post-moderna e post-strutturalista, soprattutto –, mediante una critica dello stesso, condotta sia dall’universo femminile, che da quello maschile. Il tema della liminalità, dell’alterità, personificato nell’outsider, nell’alieno, nell’altro da sé – un diverso che non deve essere più distrutto, ma accolto – si pone alla base del genere, specie dagli anni Settanta in poi: altro che può concretizzarsi nella donna robot, nel cyborg, nel mito dell’amazzone o della donna perfetta, il cui corpo è stato, nei suoi anfratti e negli intestizi di testo, medicalizzato o tecnologizzato, meccanizzato; altro, che può oggettivarsi nei vari personaggi androgini, ad esempio quelli usciti dalla penna di Ursula Le Guin, o di Johanna Russ (The female man, in cui si hanno quattro versioni temporali della stessa donna). “He was girlish”: altro, che passa, anche e soprattutto, attraverso il linguaggio, una proto-lingua, una tradizione di lingue aliene, e il canale telepatico, in cui il neologismo diventa espediente retorico per poter veicolare un nuovo sistema di valori, sconosciuto e all’universo maschile, e alla realtà.

“Where no man has gone before…”: c’è una società collettiva, alla base della fantascienza al femminile, in cui, a seguito di un inizio separatista, che coincide con il movimento femminista degli anni Settanta americani, riabilita il ruolo dell’individuo in un contesto comunitario, in una nuova genealogia intrisa delle utopie seicentesche e delle distopie più recenti. Amazzoni, una società completamente al femminile, un luogo-non luogo descritto come fosse un utero, e la telepatia, non solo come canale di comunicazione fra i personaggi, ma anche con la natura che li circonda.

Tag dell'articolo: , , .

COMMENTI ALL'ARTICOLO

DISCLAIMER - La redazione di Perugia Online non effettua alcuna censura dei commenti, i quali sono sottoposti ad approvazione preventiva solo per evitare ingiurie, diffamazioni e qualsiasi altro messaggio che violi le leggi vigenti. Siete pregati di non inserire commenti anonimi e di non ripetere più volte lo stesso commento in attesa di moderazione. Ogni commento rappresenta il personale punto di vista del rispettivo autore, il quale è responsabile civilmente e penalmente del suo contenuto. Perugia Online si riserva il diritto di modificare o non pubblicare qualsivoglia commento che manifesti toni, espressioni volgari, o l'esplicita intenzione di offendere e/o diffamare l'autore dell'articolo o terzi. I commenti scritti su Perugia Online vengono registrati e mantenuti per un periodo indeterminato, comprensivi dei dettagli dell'utente che ha scritto (IP, E-Mail, etc.). In caso di indagini giudiziarie, la proprietà di Perugia Online non potrà esimersi dal fornire i dettagli del caso all'autorità competente che ne faccia richiesta.
Scroll To Top