Zone ghetto – “Tra le molte cose che non convincono della proposta – afferma ancora la Presidente Albanesi – salta agli occhi come la maggiore preoccupazione non sembra essere l’incolumità e la salute delle prostitute, ma una mera questione di degrado urbano, per la quale individuare come soluzione ‘zone ghetto’. Ghetti che, la storia insegna, difficilmente sono risultati una buona idea perché disumanizzano, aumentano il rischio di alienazione, disagio e dunque crimine”. Altro punto che la presidente del Centro ritiene “inaccettabile” è porre “la questione della prostituzione in relazione a una sessualità maschile che non viene messa in discussione, ossia come un fenomeno che andrebbe solo incontro a un bisogno fisiologico ineliminabile, pericolosamente somigliante a ‘un diritto’. Oltre a ciò siamo convinte che un Paese civile ed evoluto non debba istituzionalizzare la prostituzione che, ricordiamolo, rappresenta in moltissime delle sue declinazioni una forma di sfruttamento e che deriva da uno storico squilibrio di poteri. Un Paese civile deve saper trovare strumenti che diano la possibilità di superarne il bisogno. In tale senso – prosegue – è fondamentale insistere in politiche culturali ed educative capaci di stimolare cambiamenti sociali positivi e rispetto per i principi di inviolabilità dei corpi e di rifiuto della loro mercificazione”.
“Al di là delle polemiche – conclude Albanesi – potrebbe essere utile riaprire un dibattito serio su questi temi, ascoltando tutte le voci, senza dogmatismi, ma con alcuni punti fermi come quelli sopra ricordati, per affrontare il fenomeno nella sua complessità con la speranza che si realizzino nuove modalità nello stare al mondo tra uomini e donne”.
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