Chiediamo a Stefano Giaffreda, profondo conoscitore del centro storico per aver gestito fin dagli anni ’80 locali come il Domus, l’Etoile 54 e il Velvet, e dal 1996 gestore del caffè Morlacchi quali sono, secondo la sua esperienza, le cause del degrado sociale e urbano del centro storico.
“La crisi di sistema parte dalla politica”, afferma Giaffreda, “in particolare dalla scelta di costruire grossi centri commerciali, a cominciare dalle Quattro Torri, con cinema annesso, che andavano riempiti di risorse umane limitate per spazi immensi. Ciò ha creato i presupposti per decentrare la “linfa vitale” fuori dal centro storico”.
“Favorire le periferie ai danni del centro storico, non è stato uno sbaglio ma una scelta, scelta poi sfuggita di mano. Se costruendo quelle multisale – continua – non volevano far chiudere il Turreno, è mancata totalmente la lungimiranza nel prevedere chi andrà ad occupare spazi che diventano terra di nessuno. Il risultato è stato che se prima la civiltà batteva la criminalità, poi l’assenza di linfa vitale ha causato, e per un’errore politico, il lento depauperamento del centro storico”.
La crisi del centro storico non ha risparmiato nemmeno il Caffè Morlacchi che “oltre a soffrire per il degrado del centro storico, si è poi trovato ad affrontare la cosiddetta ‘guerra del rumore’. Una serie di esposti, da parte di un’unica famiglia di vicini impone sempre più restrizioni al locale da parte dell’amministrazione a cominciare dallo smettere di produrre musica dalle 22,00, pur potendo chiudere come gli altri locali alle 2,30”.
Così da arrivare il 19 maggio dell’anno scorso alla chiusura forzata del locale alle 23:00. La condanna si basa sulle misurazioni dell’Arpa che sembra riuscire a specificare che il rumore proveniva dai clienti del caffè dando per scontato la responsabilità oggettiva del vociare allo stesso.
L’ordinanza recita addirittura che “battere le tazzine sul bancone infastidisce così tanto la famiglia di vicini da provocare un’interpretazione piuttosto vile, basata su leggi che sono state interpretate all’ennesima potenza nei confronti del locale”.
La pesantezza dell’ordinanza ha provocato la reazione della società civile, una vera e propria rabbia sociale che si è concretizzata con la raccolta di più di 1000 firme contro la chiusura anticipata del locale e la creazione di un gruppo facebook, “Io sto con il Caffè Morlacchi”.
Saranno servite queste mille firme? “L’amministrazione ha percepito la partecipazione popolare come una sorta di intrusione nella cosa pubblica peraltro, legittimata dalla latitanza dell’amministrazione, e che poi è stata sfruttata per farsi pubblicità quando ha preso atto della caparbietà di un gruppo di cittadini diventati primi attori dei luoghi dove abitano”.
“La situazione paradossale – sottolinea Giaffreda – nella quale veniva adoperata l’ordinanza si evince dal fatto che il consiglio comunale, con in testa i consiglieri del Pd hanno votato all’unanimità contro, per la prima volta in 50 anni “sollecitati dalla giustizia che sentivano dentro il loro cuore. Nonostante ciò la dirigente Panichi è andata avanti a prescindere dall’indirizzo del consiglio comunale, un mero atto di arroganza, volto a dissuadere i cittadini a radunarsi nella piazza antistante il locale”.
Nonostante ciò Giaffreda è riuscito a resistere alla vicenda senza licenziare nessuno dei cinque dipendenti del locale e ha continuato con la passione di sempre a battersi per riqualificare e non lasciar morire il centro storico. Tant’è che stasera sarà di nuovo davanti al suo locale, finalmente fino alle 2:00, al motto “Keep calm and enjoy Morlacchi” e la campanella di Guido meriterà il giusto riposo.
Foto by Karen Righi
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