Dopo il successo riscontrato dalla critica internazionale ed i numerosissimi sold out realizzati nei più prestigiosi teatri di tutto il mondo, dall’Italia all’Olanda, dalla Turchia al Brasile, la compagnia indipendente internazionale Kataklò Athletic Dance Theatre, diretta a Milano nella DanceHaus Susanna Beltrami da Giulia Staccioli, già finalista olimpica a Los Angeles nel 1984 e a Seoul nel 1988, che da 20 anni si fa portavoce della cultura italiana all’estero, si è esibita sul palcoscenico del teatro Morlacchi di Perugia, ottenendo un enorme plaudo di pubblico ed un ulteriore, prevedibile, “tutto esaurito”. Di origine greca, il nome dell’ensemble, letteralmente “io ballo piegandomi e contorcendomi”, costituisce una chiara dichiarazione di intenti: gli interpreti sono al contempo danzatori e co-autori delle performance che li sorprendono impegnati in un costante training fisico sospeso, come i loro corpi, tra uno spettacolare atletismo acrobatico ed una notevole tecnica di danza. Una fusione, di danze: dalla parodia della classica alla contemporanea, dalle danze di matrice tribale alla capoeira, in un moderno mosaico bizantino raffinatamente assemblato e ricercatamente scritturato nelle coreografie storiche della compagnia.
Sessioni d’improvvisazione, humor, mimica, eclettismo, anche musicale (dagli AC/DC a Pavarotti), espressività scenica multidisciplinare e poliedrica, fanno di Puzzle, composizione corale che raccorda le coreografie storiche della compagnia (tra cui quelle di Paolo Benedetti e dell’opera prima di ZaMagA _ Eleina D., alias Maria Agatiello e Marco Zanotti), un work in progress, un intricato e surreale gioco, teso al costante superamento dei confini materici, fisici, ma anche di quelli metafisici. Culturali. In un calderone alchemico perfetto, che da oltre 4 anni miscela i talenti della compagnia, impegnati, fin dal 1996 in attività laboratoriali e produzioni originali proposte e rappresentate in tutto il mondo: da Indiscipline a Kataklopolis, da Up a Livingston, al più recente Love Machines, in un incessante sforzo di sintesi tra corporeità e creatività. In appassionati assoli, contemporanei pas de deux (che coinvolgono, spesso, anche oggetti del quotidiano: dalle biciclette alle panche, fino alla sinteticità dei soli corpi, a formare altalene), immagini astratte che si concretano nella disposizione diagrammatica delle figure degli artisti.
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