Il corso di alta formazione, il cui anno accademico è stato inaugurato, oggi, alla presenza del Magnifico Rettore, del sottosegretario al MIUR, Davide Faraone, del direttore del percorso di studi per mediatori interculturali, Valerio De Cesaris, del professor Marco Impagliazzo, ordinario di Storia contemporanea all’Università per Stranieri di Perugia, nonché presidente della Comunità di Sant’Egidio, e di Daniela Pompei, responsabile della Comunità di Sant’Egidio per i servizi agli immigrati, è promosso dall’Università per Stranieri di Perugia in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e con la Comunità di Sant’Egidio.
“Un’iniziativa qualificante per l’Ateneo perugino e per le altre Università per Stranieri del nostro Paese, quella di Siena e quella di Reggio Calabria” (presenti, stamani, entrambi i Magnifici Rettori dei due Atenei italiani: rispettivamente, Pietro Cataldi e Salvatore Berlingò): è stato il commento del Rettore Paciullo nel saluto introduttivo alla conferenza. Storicamente impegnata nella promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo (veicoli principi, questi, della coesione, nonché chiavi esclusive per entrare nel tessuto sociale contro ogni forma di razzismo ed esclusione), la Stranieri di Perugia concretizza in termini istituzionali il discorso del presidente della Repubblica, Mattarella, sul tema dell’apprendistato della lingua da parte dei “nuovi italiani”, “strutturando un percorso di alta formazione che, seguendo un modello di stratificazione sistematica, trascenda i singoli fenomeni di reazione estemporanei e si canalizzi in interventi duraturi nel tempo”.
“Il Governo sta investendo sull’inclusione e su percorsi di studio finalizzati alla creazione di profili professionali altamente qualificati nell’ambito dell’integrazione”. Lo ha ricordato, il sottosegretario di Stato del MIUR, Davide Faraone, nella sua relazione, sottolineando come la legge del Governo-Renzi sullo Ius Culturae non abbia fatto altro che avvalorare una predisposizione culturale connaturata al nostro Paese, vero ponte del Mediterraneo: quella, appunto, all’integrazione. «Nello sforzo di formare dei potenti anticorpi contro ogni forma di odio razziale – ha concluso Faraone –, l’ambito dell’istruzione svolge una funzione fondamentale: fornire ai futuri professionisti gli strumenti essenziali per poter efficientare la macchina organizzativa mediatrice. Per questo, siamo qui a testimoniare l’investimento da parte del Governo in iniziative di questo tipo, di cui le tre Università italiane per Stranieri rappresentano modelli a livello mondiale”.
Ed è proprio sulla proficua collaborazione e sulla fertilizzazione reciproca tra Governo, istituzioni e società civile, e sul protocollo di intesa tra la Comunità di Sant’Egidio e la Stranieri di Perugia, che si sono incentrati gli interventi di Daniela Pompei e di Marco Impagliazzo: la responsabile della Comunità di Sant’Egidio per i servizi agli immigrati ha infatti insistito sull’importanza di una validazione unica delle competenze del mediatore culturale, a scapito della frammentazione dei profili professionali esistenti finora, da quando, nel 1998, questa figura professionale coincideva con quella del traduttore e dell’interprete. Il professore Impagliazzo, tra i docenti del corso di Alta Formazione per mediatori europei, ha parlato di “pontefici”, per riferirsi alle figure di questi costruttori di ponti interculturali in nuce. Il problema dell’integrazione in Italia e in Europa, infatti, circoscrive un dato strutturale e non transitorio in società “plurali”, come le nostre, nonché un aspetto demografico consistente, se si pensa che nel Vecchio Continente i cittadini stranieri comunitari e non comunitari raggiungono i 35 milioni.
Nello specifico, il corso, che vorrebbe essere replicato ogni anno, e che apre a nuove prospettive future di istituzionalizzazione di percorsi formativi in materia di multiculturalità, ha registrato 140 iscrizioni da parte di aspiranti mediatori interculturali provenienti da ben 43 Paesi diversi (due, gli studenti che hanno oggi testimoniato la loro esperienza nel campo dell’accoglienza e dell’integrazione, originari, rispettivamente, dell’Egitto e della Costa d’Avorio). Il corso, aperto a diplomati di scuola secondaria superiore ed articolato in 500 ore, di cui 200 di didattica frontale e 300 di tirocinio, presenta un programma interdisciplinare suddiviso in 5 moduli (storia e legislazioni, mediazione multiculturale, religioni e culture: le tematiche principali) per un totale di 40 crediti formativi e terminerà il 31 luglio prossimo. Le attività didattiche e il tirocinio, che prendono avvio oggi, si svolgeranno nella sede e nelle varie strutture della Comunità di Sant’Egidio in Roma.
Secondo l’Istat, il 38,5% dei cittadini stranieri con più di sei anni, parlano normalmente l’italiano in famiglia. Il 65% degli immigrati si esprime in lingua italiana senza alcun tipo di difficoltà. Ma la lingua non basta. Il testimone, il vero testimone, è la cultura, Che altro non è, se non l’eredità di uomini e donne.
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