Lectio Magistralis di Giacomo Marramao – É stato l’allievo prediletto di Garin, Giacomo Marramao, Ordinario di Filosofia teoretica e politica all’Università di Roma Tre, già docente presso l’Istituto Orientale di Napoli e Visiting Professor in prestigiose Università europee e americane – dalla Sorbonne alla Freie Universität, dalla Complutense alla Columbia University –, che oggi, giovedì 12 maggio, ha tenuto una Lectio Magistralis dal titolo “Etica e politica della comunicazione oggi” nella Sala Goldoniana di Palazzo Gallenga, alla presenza del Magnifico Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, Giovanni Paciullo, della Professoressa Giovanna Zaganelli, coordinatrice del Dottorato di ricerca in Scienze letterarie, librarie, linguistiche e della comunicazione internazionale dello stesso Ateneo, del Professor Alessandro Campi, docente di Storia delle discipline politiche presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Perugia, di Gabriella Mecucci, presidente del Corecom, dei docenti, dei dottorandi e degli studenti dell’Università per Stranieri di Perugia. “Un fatto assai qualificante per il nostro Ateneo – è stato il commento del Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, nel corso dei saluti istituzionali – avere qui oggi il Professor Giacomo Marramao”. “Autore, fra le altre opere, di Passaggio a Occidente. Filosofia e globalizzazione, Potere e secolarizzazione. Le categorie del tempo, Dopo il Leviatano. Individuo e comunità nella filosofia politica – ha ricordato la Professoressa Zaganelli – Giacomo Marramao si è occupato, nello specifico, delle categorie politiche dell’età moderna, del problema filosofico in rapporto alla temporalità, della secolarizzazione come categoria gnoseologica. Gli riconosco un’assoluta passione per la divulgazione del sapere. Un aspetto che non troverete nelle numerose biografie che gli sono state dedicate è che il Professor Marramao è amatissimo dagli studenti, anche da quelli iscritti al corso di laurea in “Comunicazione nella società della globalizzazione” – la globalizzazione, un tema-cardine nella riflessione teorica di Marramao –, di cui fu docente insieme a Raffaele Simone”. Ma il libro migliore che ha scritto – è lo stesso Marramao a precisarlo – è “il prossimo”.
La globalizzazione e la “bi-logica” del globale – Alla globalizzazione, e non alla filosofia della globalizzazione, è stata dedicata la Lectio Magistralis di giovedì 12 maggio: una tematica, questa, che in Dopo il Leviatano: individuo e comunità (1995, 1a edizione) è stata toccata solo trasversalmente. Ha parlato di una doppia logica o di una “bi-logica” del globale, Marramao, soffermandosi sui risvolti che la globalizzazione ha avuto nell’ambito della comunicazione: da un lato, il succedersi delle globalizzazioni, dall’altro lato la funzione esercitata da “un moltiplicatore” rappresentato dall’intreccio fra capitale finanziario – la possibilità di transito in tempo reale dei capitali finanziari – e tecnologie digitali. Dagli anni Novanta del secolo scorso, si assiste ad uno scambio repentino di informazioni da una parte all’altra del pianeta, sulla base (anche) di una “coabitazione conflittuale di due tendenze: l’uniformazione tecnologico- comunicativa e la differenziazione e la diaspora delle identità”. È la stessa globalizzazione ad aver indotto questo processo di differenziazione e questa diaspora delle identità: aspetti incrementati dal fattore media e comunicazione, fin dai primissimi effetti riscontrati per opera della “Galassia Gutenberg”, di quegli individui, cioè, che abitavano agli inizi della modernità ed il cui riconoscimento passò per il fatto che leggevano le stesse opere. Oggi, invece, si può parlare di “comunità immaginate trans-territoriali”, connotate da una spazialità non più piana, bensì topologica, qualitativamente eterogenea, data da un intreccio fra globale e sociale. “Glocale”, lo si potrebbe definire, con il sociologo e teorico della globalizzazione Roland Robertson, che definisce la globalizzazione del sociale un cortocircuito: cortocircuito che Marramao sviluppa sotto forma di una intermediazione fra locale e globale, sullo sfondo della già citata “diaspora delle identità”, dominata da un conflitto identitario, che porta indietro nel tempo, fino alla nascita dello Stato laico moderno, con la Pace di Vestfalia del 1648. Una dominante, questa del conflitto identitario, che passa anche per il concetto di “polarizzazione”, per la forbice fra ricchi e poveri nelle metropoli, nelle post-metropoli, nelle megalopoli. “Con la globalizzazione – ha proseguito Marramao – l’Occidente ha cercato di omologare delle aree del mondo con feticci dell’Occidente: dalla McDonaldizzazione del mondo alla simbologia debole dei centri commerciali, cui si contrappone la riscoperta delle tradizioni”.
La “Geo-cultura” – Ma l’economia fondata meramente sulla produzione di merci non è in grado di produrre società: c’è bisogno di una “Geo-cultura” per comprendere il mondo. “Tanto più siamo compressi – è stata la riflessione di Marramao –, tanto più siamo diversi, anche nell’esperienza del tempo: la decompressione conduce ad una differenziazione identitaria. L’identità è nella differenza”. L’etica e la politica sono state toccate solo alla fine, come lo stesso Marramao evidenzia: si registra il fallimento di due modelli di integrazione, “quello assimilazionista- repubblicano e quello multiculturalista a mosaico”, in cui ogni differenza si auto-rappresenta nella propria identità omogenea, in una pluralità di mono-culture. Ciò che conta è come ciascuno pensa e immagina l’universale. Come può progredire la comunicazione? Può esserci un problema di traduzione anche quando si parla la stessa lingua? «”iò che conta nella comunicazione – ha concluso l’autore di Cielo e terra. Genealogia della secolarizzazione – è il malinteso, che la fa avanzare”. In chiusa, dopo il conferimento, da parte del Magnifico Rettore, della medaglia dell’Università per Stranieri di Perugia, il Professor Marramao getta uno sguardo sull’Italia, il Paese per antonomasia delle città e dei campanili, e su Perugia, da lui definita “un laboratorio di integrazione”.
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