Nell’articolo de La Nazione, il Presidente Varasano punta il dito contro i ‘furbetti’ in Consiglio e annuncia battaglia alle cattive abitudini. Varasano vuole mettere in riga l’Asseblea, rea secondo lui, di approfittarsi delle posizioni in consiglio comunale “spesso – si legge – la scorsa legislatura c’era qualcuno che, pochi in verità, che a volte venivano, firmavano la presenza e dopo dieci minuti se ne andavano” in modo da ottenere il gettone di presenza. “Non accadrà più”. Spiega.
Tutela, dignità e buon andamento dei lavori i punti chiave. “Le funzioni del Presidente del Consiglio – si legge – sono regolamentate dall’art. 19 del regolamento del Consiglio e l’articolo 1 prevede che il Presidente, nel rappresentare l’intero Consiglio Comunale, ne tutela la dignità assicurando il buon andamento dei lavori facendo osservare scrupolosamente lo statuto ed il regolamento. Tutte le altre iniziative del Presidente, possono essere assunte solo esclusivamente dopo aver sentito la conferenza dei Presidenti dei Gruppi.
Pertanto, incalza Camicia, “Le sarei grado, se nel rilasciare interviste, Lei si attenesse a quelle che sono Le sue funzioni e le Sue responsabilità, senza sconfinare in argomenti che potrebbero mettere in cattiva luce i componenti del Consiglio Comunale”.
Retribuzioni ed indennità. “Presidente – continua la lettera aperta – Lei sa benissimo che questa legislatura, sta tardando a decollare per tantissimi fattori, non dipendenti dalla volontà del Consiglio. Ma sa benissimo, che attualmente i Consiglieri non hanno ancora, a differenza Sua, un ufficio dove poter esercitare il loro ruolo istituzionale e non hanno ancora nessun collaboratore. Questo non significa che non esercitano, nonostante le difficoltà, il loro ruolo di Consigliere, funzioni che Lei nella Sua recente intervista, ha involontariamente offuscato. Questi Consiglieri, compreso lo scrivente, a differenza Sua, non percepiscono retribuzione fisse dall’Ente, ma, nonostante questo, anche in questi giorni sono presenti a palazzo dei Priori, partecipano a riunioni di gruppi per poter organizzare la legislatura, senza nessuna remunerazione e senza chiedere rimborsi o altro, pagandosi personalmente anche il parcheggio”.
Solidarietà con i Consiglieri senza retribuzione. Camicia, nella sua lettera, chiede formalmente al Presidente del Consiglio Comunale di Perugia, anche, di ridurre la propria indennità e non solo. Ecco il passaggio della lettera aperta: “Presidente – scrive Camicia -, al fine di riconfermare la diversità tra Lei ed i Suoi predecessori, la invito ad effettuare un atto di amore nei confronti della Città, riducendosi la Sua indennità di funzione, forse troppo onerosa per la comunità Perugina e riducendo anche il numero dei suoi assistenti e degli uffici che occupa, consentendo un risparmio vero e non simbolico, all’ENTE”.
Da chiarire, infine, un particolare della lettera. Un richiamo al regolamento dal sapore di minaccia: “Il Consiglio Comunale – scrive il Consigliere forzista – è un organismo eletto direttamente dai cittadini, mentre il Presidente del Consiglio viene eletto esclusivamente dal Consiglio Comunale, che, in base all’articolo 21 del Regolamento del Consiglio Comunale, può revocargli il mandato in qualsiasi momento”.
Occhio Presidente…“Camicia è pericoloso” (cit.)
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