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“A menzur viere in salude”: “Shardana” e i popoli del mare

Nella sala del Consiglio del palazzo della Provincia di Perugia oggi alle 16 è in programma "Musica in Rosa... Omaggio a Grazia Deledda". A seguire, il concerto del quartetto d’archi "Ars et Labor".

 
“A menzur viere in salude”: “Shardana” e i popoli del mare
Perugia.  “Anche su Grazia Deledda, Premio Nobel per la Letteratura nel 1926, e autrice di ottimi e fortunati romanzi di ambientazione sarda, e pesato spesso l’equivoco di un supposto verismo, su cui prevale invece la vena intimista e il senso mitico e religioso con cui guarda alla sua terra”. La sua terra, la terra dei popoli del mare, della Shardana, la prima comunità che ha abitato la Sardegna: è a questi lidi ameni che va il riferimento di Gian Mario Anselmi, nel suo “Profilo storico della letteratura italiana”, edito da Sansoni nel 2005.

Un tributo, quello di oggi, lunedì 19 dicembre, alle 16, nella Sala del Consiglio del Palazzo della Provincia, in Piazza Italia, a Perugia, alla feconda scrittrice nata a Nuoro nel 1871, la cui narrativa, in effetti, pur muovendo dal Verismo di matrice verghiana, intriso di Decadentismo, tesse orditi regionali e floklorici, con echi di fatalità ineluttabile – basti pensare alle novelle di “Chiaroscuro” (1912), ma anche al romanzo “Canne al vento” (1013). “Musica in Rosa… Omaggio a Grazia Deledda” è il titolo dell’evento promosso dall’associazione ASI Umbria, presieduta da Jean Luc Umberto Bertoni, da Shardana, l’associazione presieduta da Nicoletta Menneas, in collaborazione con la Consigliera Provinciale Gemma Bracco, e con il patrocinio, fra gli altri, del Comune di Perugia, della Provincia di Perugia e del Club Unesco Perugia – Gubbio. Fra i relatori della tavola rotonda, gli stessi Gemma Bracco, Jean Luc Umberto Bertoni, Nicoletta Menneas, Maria Antonietta Gargiulo – vice-presidente Club Unesco Perugia – Gubbio –, Lino Andrea Rinaldi – collezionista di reperti televisivi e radiofonici su Grazia Deledda, alcuni dei quali verranno proiettati nel corso dell’omaggio alla scrittrice sarda e mittel-europea, Francesca Tuscano – ricercatrice in Letteratura italiana contemporanea; seguiranno un ciclo di letture, cui presteranno la propria voce Mariella Chiarini e Simona Esposito ed il concerto del quartetto d’archi “Ars et Labor”, con Sara Giaffrido, Daniel Obando, Christa Butzberger, ed Hèloise Piolatte.

Come la stessa Nicoletta Menneas, presidente dell’associazione Shardana, ha dichiarato per i lettori di Perugia Online, “l’associazione Shardana, sorta recentemente, nel febbraio 2016, intendere mantenere saldi i rapporti con il territorio d’origine e quello d’acquisizione, l’Umbria, dove promuove iniziative volta a portare in questa magnifica terra il folklore, le tradizioni, la gastronomia, la civiltà sarde. Shardana – ha proseguito Menneas – nasce per volontà di undici persone di origine sarda, ma residenti ormai da anni in Umbria. L’intento primario è stato quello di fondare una rete associazionistica apartitica e democratica, che perseguisse lo scopo primario di riunire la popolazione sarda che vive nelle province di Perugia e Terni”. Un assioma: rinsaldare i vincoli di solidarietà fra corregionali, “tenere vivi i legami morali, culturali e istituzionali con la Sardegna e rafforzare – su questo punto Menneas ha fatto particolarmente leva – i rapporti con le comunità locali ospitanti”, anche grazie a manifestazioni ed eventi di carattere ricreativo, enograstronomico, folkloristico, mostre, rassegne, conferenze, dibattiti e convegni, atti a istituire rapporti e collaborazioni proficue con Enti ed organizzazioni di carattere nazionale ed internazionale – il riferimento è alle feste celebrate in data 28 aprile, in occasione  del “De sà die dè sà Sardigna” e “Tradizioni di un Popolo”, in una due giorni, il 17 ed il 18 settembre, con il gruppo “Murales” di Orgosolo, associazioni di organizzazioni nazionali ed estere la cui cooperazione sia utile per il raggiungimento dei fini sociali.

“Tutto il giorno Efix, il servo delle dame Pintor, aveva lavorato a rinforzare l’argine primitivo da lui stesso costruito un po’ per volta a furia d’anni e di fatica, giù in fondo al poderetto lungo il fiume: e al cader della sera contemplava la sua opera dall’alto, seduto davanti alla capanna sotto il ciglione glauco di canne a mezza costa sulla bianca Collina dei Colombi (…)”. Chi sa, se riscrivendo il primo capitolo del suo celeberrimo romanzo, Grazia Deledda avrebbe inserito anche questo saluto, rivolto ad Efix: “A menzur viere in salude”.

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