Perché la scelta della crisalide? Semplice. La crisalide, come gli uomini, è in continuo mutare. Nasconde il suo aspetto in attesa di trasformarsi in un nuovo essere. Così come le persone che hanno abitato la struttura di Piazza Partigiani. E perché no, la struttura stessa che, oggi in disuso, potrebbe essere ripensata come nuovo contenitore culturale.
Ottima intuizione del Teatro di Sacco che ha emozionato ed incuriosito i numerosissimi perugini accorsi all’evento e che sono stati accompagnati dalle note di un violino e di un flauto nel tour in un luogo che per tanti anni ha incuriosito e sconcertato. Fra corridoi fatiscenti e celle a misura d’uomo ha preso il via la performance composta da diverse scene e in diverse zone dell’ex penitenziario.
La prima parte dello spettacolo ha visto protagonisti due attori che hanno inscenato in una cella il ribaltamento di un’ipotetica situazione che vedeva protagonisti l’aguzzino e la sua vittima. Situazione che si è ribaltata, invertendo così le parti e facendo rivivere al medico legato sull’unica sedia presente nella stanza le stesse paure provate per anni dalla sua paziente, vittima di abusi e violenze.
Da qui si passa alla seconda parte della rappresentazione. La location scelta è la cappella dell’ex carcere. Ambiente surreale, anche questo, alle spalle dell’altare sotto un crocifisso era stata sistemata una bandiera con la scritta “Brigate rosse”, qui due attori ricordano il sequestro Moro e le lettere scritte nel periodo del suo rapimento.
In seguito il pubblico è stato accompagnato nella zona più ampia dell’istituto, il panoptico. In questo luogo ha preso vita la terza performance. Danza e teatralità si sono unite fino a fondersi in un unico gioco di espressioni e gesti. Gestualità amplificata ancor più dalla presenza di un coniglio bianco a mo’ della famosa pellicola cinematografica di Donnie Darko. Simbolo di un marionettista che dall’alto del panoptico impartiva gli ordini e muoveva i fili delle 4 ballerine in sala.
Ultima rappresentazione. Nel cortile del carcere c’è la vera metamorfosi della crisalide, il passaggio dallo stato di bozzolo ad uno stato di “libertà”, libertà rappresentata anche non a caso dalla location scelta per concludere il tour artistico dell’ex istituto penitenziario. Qui un anziano signore dipingeva cartelloni con la scritta “Mandela Free”, a far da cornice alla performance dell’attrice uscita dal panoptico un dj set che accompagnava i sinuosi movimenti della donna e il lento dipingere dell’uomo. Così, si trasforma la crisalide e prende il via una nuova vita.
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