lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Capolavoro del Perugino presto in vendita? Bori: “Decisione assurda e preoccupante”

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

Il sodalizio di San Martino vorrebbe sacrificare il capolavoro "Il San Girolamo Penitente" esposto nella Galleria nazionale dell'Umbria per ripianare i propri debiti (circa 400 mila euro). Il consigliere del Pd: "Il sindaco intervenga".

 
Capolavoro del Perugino presto in vendita? Bori: “Decisione assurda e preoccupante”
Perugia.  Potrebbe presto abbandonare palazzo dei Priori l’opera “Il San Girolamo Penitente” del Perugino. Il sodalizio di San Martino, infatti, nel corso degli anni ha maturato diversi debiti (si parla di quasi 400 mila euro) e così nel corso dell’assemblea si è parlato di vendere il capolavoro presente da oltre 150 anni nella Galleria nazionale dell’Umbria ritenuto “un bene non produttivo”. La decisione ha già scatenato diverse polemiche e sulla vicenda è intervenuto anche il vice presidente della commissione cultura del Comune Tommaso Bori (Pd). “Trovo assurdo e preoccupante anche solo ipotizzare di vendere la tela del 1.500 di Pietro Vannucci detto il Perugino. Sarebbe un pericoloso precedente quello di un ente pubblico, prestigioso ed antico come il Sodalizio San Martino, che sceglie di vendere un’opera d’arte dal valore inestimabile perché considerata “un bene non produttivo”. Se nei secoli passati, che hanno caratterizzato questa istituzione cittadina volta alla beneficenza e fondata nel 1574 dai perugini per assistere “li poveri, infermi e vergognosi”, si fosse messo mano al patrimonio artistico con disinvoltura, c’è da chiedersi se il Sodalizio San Martino sarebbe riuscito ad attraversare i secoli per arrivare fino ai giorni nostri?”.

Sarebbe miope, secondo Bori, sottovalutare i debiti accumulati negli anni ma “viene da chiedersi come mai il primo bene che si è pensato di vendere dal patrimonio a disposizione dell’ente sia proprio un’opera d’arte esposta al pubblico dall’Unità d’Italia ad oggi nella Galleria Nazionale, e considerata come un bene comune. Ben più naturale e meno controversa risulterebbe la vendita dei numerosi immobili donati nei secoli dai perugini all’ente, magari ora soltanto affittati a prezzi modici o con contratti agevolati. Quelli sì, potrebbero essere considerati un “bene non produttivo” rispetto ad un’opera d’arte di pregio, patrimonio della città e dell’umanità”.

Da qui la richiesta all’amministrazione di attivarsi e scongiurare l’operazione. “Mi auguro che, almeno su questa sconcertante vicenda, Sindaco ed Assessori non rimangano nel loro ormai abituale silenzio, ma che uniscano la loro voce non a me, bensì alle più autorevoli parole di critica espresse dal direttore Marco Pierini e dalla soprintendente Vittoria Garibaldi”.

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