lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Carcere di Capanne, la sfida per il cambiamento

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

"Dalla segregazione a nuovi percorsi di rieducazione e reinserimento sociale", ha affermato Bernardina di Mario in occasione delle celebrazioni per la fondazione della polizia penitenziaria

 
Carcere di Capanne, la sfida per il cambiamento
Perugia. Un carcere che “ha raccolto le sfide del cambiamento per superare un modello di detenzione sostanzialmente caratterizzata da passivita’ e segregazione, in favore di nuovi percorsi di rieducazione e reinserimento sociale”. Lo ha sottolineato il direttore della struttura di Capanne, Bernardina Di Mario, in occasione delle celebrazioni per la fondazione della polizia penitenziaria.

Le trasformazioni – Nel corso della cerimonia e’ stato spiegato che e’ diminuito,rispetto agli anni precedenti, il numero di detenuti, ora 315 mentre nel 2013 erano 560 (439 nel 2014). “La popolazione detenuta in questo istituto – ha detto la Di Mario – e’ progressivamente diminuita per effetto degli interventi normativi. Gli stessi hanno determinato anche una radicale trasformazione: su 315 detenuti 211 sono condannati con sentenza definitiva”.Parlando dei cambiamenti del modello di detenzione, il direttore di Capanne ha spiegato che la cella e’ il “luogo del pernottamento” in quanto le giornate sono impegnate da progetti ed attivita’ sociali. “La recente cena Golose evasioni – ha aggiunto – e’ la prova di integrazione e coesione nel tessuto cittadino”.

Il cambiamento – “Determinante – ha sottolineato la Di Mario – l’intervento ella magistratura di sorveglianza che ha sempre ampiamente condiviso e sostenuto i tanti progetti che hanno portato ad una diminuzione nelle richieste di farmaci ansiolitici da parte di detenuti, riduzione dei fenomeni di autolesionismo, aggressioni e scioperi della fame”.”Il personale di questo istituto – ha sottolineato infine Bernardina Di Mario – ha dimostrato concretamente di essere consapevole che il cambiamento poteva passare solo attraverso le loro azioni, comportamenti, professionalita’ e umanita’, ancor prima dell’intervenuta sentenza della Corte europea”.

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