lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Ex Caserma di Ponte d’Oddi, la protesta di Casapound

L'edificio, diventato un centro di rifugio, ospita trenta giovani che rientrano nei provvedimenti che il ministero dell'Interno sta prendendo per fronteggiare gli sbarchi di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale

 
Ex Caserma di Ponte d’Oddi, la protesta di Casapound
Perugia. Uno striscione affisso nel cuore della notte sull’ex caserma dei Carabinieri di Ponte d’Oddi, con la firma di Casapound, “Immigrati coccolati italiani abbandonati”. Una dura critica nei confronti del nuovo ruolo che questo stabile, dopo l’addio dei Carabinieri, ha assunto: un rifugio per migranti provenienti da Nigeria, Pakistan, Ghana che sono in attesa dei documenti di identificazione.

Il centro di rifugio – Ad essere ospitato nella ex Caserma di quartiere, trasferita qualche mese fa a Elce, ci sono trenta giovani che rientrano nel progetto di una cooperativa sociale affidataria del servizio di accoglienza, tramite la partecipazione ad un bando della Prefettura. La procedura pubblica, infatti, rientra nei provvedimenti che il ministero dell’Interno sta prendendo per fronteggiare gli sbarchi di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale. Il progetto è finanziato da fondi europei ed ha come data di scadenza il 31 dicembre 2014 con possibilità di proroga. I ragazzi sono sorvegliati dalla cooperativa e hanno a loro disposizione un budget per le spese quotidiane con cui non possono però acquistare bevande alcoliche.
La cooperativa che gestisce il centro, oltre a sorvegliare sui trenta ospiti stranieri, si occuperà di mantenere rapporti costanti con i residenti e i commercianti di Ponte d’Oddi, partecipando, come già successo negli scorsi giorni. A riunioni ed incontri tra le associazioni di quartiere. La Prefettura di Perugia si è occupata infatti dell’individuazione di strutture di accoglienza per 437 rifugiati politici.

Lo striscione – Il manifesto affisso da Casapound mostra senza dubbio un malcontento da parte di alcuni. Ma, allo striscione, residenti e commercianti rispondono con una serie di attività messe in atto dalle associazioni di quartiere, impegnate quotidianamente nella riqualificazione della zona.

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