Gli agenti, coordinati dal vice questore aggiunto Maria Rosaria De Luca, decidono quindi di chiarire la vicenda e incaricano i colleghi della divisione anticrimine a fare i dovuti approfondimenti investigativi. Innanzitutto si verifica che nella famiglia dell’impiegato effettivamente si ha l’esigenza di accudire un’anziana non autosufficiente, madre dell’indagato, che, abitando in un appartamento autonomo, necessita di assistenza costante.
Gli appostamenti dei poliziotti su detta dimora, sita a San Sisto, evidenziano l’alternarsi di due giovani una tunisina ed una albanese; degli altri tre, due giovani marocchine ed un trentenne tunisino, nessuna traccia. Chiarito questo aspetto, diventa facile accertare tutto il resto: le due straniere effettivamente in servizio erano regolarmente assunte e le relative spese erano a carico dell’anziana signora.
Gli altri tre lavoratori non avevano mai effettivamente svolto tali mansioni ed erano stati assunti dall’indagato solo per agevolarne il rilascio dei permessi e per consentire loro di permanere nel territorio nazionale. L’impiegato è stato indagato per falso e per violazione alle norme sull’immigrazione al fine di favorire illecitamente la permanenza dei tre extracomunitari; peraltro ha ammesso i fatti addebitati giustificandosi di non averlo fatto per soldi ma per “fare un favore” agli stranieri. Tutti e tre gli stranieri sono stati invece indagati per il concorso nel reato di falso: il rilascio del loro permesso di soggiorno è stato negato e dovranno lasciare il territorio nazionale.
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