I dati – Da Nord a Sud il fenomeno non conosce confini e sempre più donne rimangono vittime per mano di uomini. E’ il Sud Italia l’area con il più alto rischio con una crescita del 27,1% rispetto all’anno precedente (75 donne ammazzate per mano di compagni, mariti e fidanzati). Complice il calo degli omicidi al Nord, il centro Italia presenta l’incremento più consistente di vittime, ben il 100%, passando da 22 a 44 donne uccise: i casi crescono nel Lazio (da 9 a 20), in Toscana (da 6 a 13), ma anche in Umbria (da 3 a 6) e nelle Marche (da 4 a 5).
L’Umbria – Perugia nella parte alta della classifica per vittime. Secondo i dati presentati nel rapporto, la graduatoria provinciale vede ai primi posti Roma (con 11 femminicidi solo l’anno scorso), Torino (9) e Bari (8), seguite, con 6 vittime, da Latina, Milano, Palermo e Perugia.
I luoghi delle violenze – Casa e famiglia che dovrebbero essere il posto più sicuro e dove potersi rifugiare, purtroppo si confermano gli ambienti dove si consuma il maggior numero di violenze. Infatti, in 7 casi su dieci i femminicidi si sono consumati all’interno del contesto familiare e se l’autore dei femminicidi familiari risulta essere quasi sempre un uomo, sono le trasformazioni e le dinamiche del rapporto di coppia a spiegare il maggior numero dei casi. Come a voler sottolineare un diritto alla proprietà esclusiva. Nel 2013, infatti, il 66,4% delle vittime di femminicidio familiare ha trovato la morte per mano del coniuge, del partner o dell’ex partner (ben 81 vittime su 122).
Mogli, mamme e fidanzate. Per effetto della crisi, secondo il Rapporto, sempre più spesso la “convivenza forzata” sotto lo stesso tetto ha fatto impennare i casi di matricidio, spesso compiuti per “ragioni di denaro o per una esasperazione dei rapporti derivanti da convivenze imposte dalla necessità”: le mamme uccise nell’ultimo anno sono 23 (il 18,9% dei femminicidi familiari), a fronte del 15,2% rilevato nel 2012 e del 12,7% censito nel 2000-2013.
Pistole, coltelli o a mani nude. Poco cambia, se il fine è lo stesso. Anche se negli omicidi in genere – ricordano i dati – le armi da fuoco si confermano lo strumento principale, nei femminicidi sono quelli “a mani nude, espressione di un più alto grado di violenza e rancore”, a rappresentare lo strumento più ricorrente (il 28,5% dei casi).
La gelosia – Nemmeno a dirlo è il tarlo del possesso, conseguenti alla decisione della vittima di interrompere una relazione, a spiegare la percentuale più elevata di femminicidi, il 30,3% di quelli familiari, pari a 36 in valori assoluti. Sono oltre 330 le donne uccise in Italia, dal 2000 a oggi, per aver lasciato il proprio compagno.
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