Immediato l’intervento degli operatori, che con i lampeggianti ben accesi e la paletta ben visibile cercavano di fermare il veicolo. Il conducente accelerava bruscamente, portandosi in breve a elevatissima velocità, e si dava a precipitosa fuga, mettendo in grave pericolo non solo se stesso e gli agenti ma anche chiunque incontrasse sulla sua strada. Dopo qualche chilometro, il giovane provava a far perdere le tracce di sé con un pericolosissimo testacoda con il quale, evidentemente, pensava di cambiare direzione di marcia, ma veniva affiancato e chiuso dalla volante che lo inseguiva.
Nel frattempo, grazie alla sinergia operativa della centrale operativa 113, sopraggiungeva un’altra pattuglia, ma mentre gli agenti della prima volante erano ormai scesi dall’auto per fermare il giovane questi, come ultimo e disperato tentativo di sottrarsi al controllo, ingranava inaspettatamente la retromarcia e percorreva una cinquantina di metri all’indietro cercando, dapprima, di investire i due poliziotti che cercavano a piedi di fermarlo e successivamente, vedendo l’altra pattuglia che arrivava, andava a colpirla violentemente distruggendone la carrozzeria e causando il ferimento degli occupanti, nella speranza di riuscire finalmente a scappare.
I poliziotti, con reattività e prontezza operativa, nonostante le ferite appena riportate, a fatica, bloccavano il fuggitivo nell’auto e, nonostante lo stesso continuasse a opporre una violentissima resistenza con calci e pugni, lo mettevano in sicurezza. Nella colluttazione con gli agenti, inoltre, il fermato li minacciava gravemente dichiarando di essere armato di pistola e di essere determinato a ucciderli sparando con la stessa.
La resistenza al controllo persisteva anche nel corso del trasferimento in Questura ed anche durante l’identificazione, atteso che il fermato, anche all’interno di questi Uffici, riusciva a sferrare un calcio a uno degli operatori provocandogli delle lesioni. Nel frattempo all’interno del veicolo rubato, sottoposto a perquisizione, veniva rinvenuto un computer portatile di sospetta provenienza furtiva, un manganello telescopico, un piccone e un’enorme mazza, tutti oggetti dei quali il fermato non era in grado di giustificarne il possesso.
Ciò premesso il fermato, identificato per K.S., albanese del 1990, pluripregiudicato, irregolare sul territorio nazionale, senza fissa dimora e con diversi “alias”, veniva tratto in arresto in flagranza di reato per tentato omicidio plurimo, resistenza, lesioni e minaccia a Pubblico Ufficiale, ricettazione e possesso ingiustificato di oggetti atti a offendere, mentre l’autoveicolo rubato, a lui in uso, veniva sottoposto a sequestro probatorio in quanto utilizzato per i predetti gravissimi reati: soltanto successivamente sarà restituito al proprietario.
L’arrestato, che d’intesa con il Pubblico Ministero di turno veniva associato al carcere di Capanne, annovera numerosi precedenti per resistenza a Pubblico Ufficiale, inosservanza ai provvedimenti dell’Autorità, ricettazione etc., tutti commessi tra Perugia e Città di Castello; attualmente inoltre il medesimo, in virtù dei predetti trascorsi, risulta sottoposto alla misura cautelare personale dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Per gli agenti, tutti finiti necessariamente al Pronto Soccorso, soltanto qualche giorno di prognosi e tanta paura, ma anche la soddisfazione di aver catturato un vero pericolo per la collettività.
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