Passione, originalità delle proposte, entusiasmo e tecnica: queste le doti principali che hanno contraddistinto le sette squadre finaliste, selezionate da una severa quanto competente giuria tra 50 equipaggi di studenti. Ogni squadra, composta da due studenti, ha dovuto preparare due piatti: uno Chef’s tasting (dolce o salato) e un piatto principale, Main course, con l’obbligo di utilizzare il tartufo fresco come ingrediente principale. Le ricette proposte dalle squadre partecipanti dovevano essere sviluppate secondo principi di originalità, creatività e innovazione. I quattordici prescelti hanno potuto usufruire di altrettante borse di studio messe in palio dalla Fondazione Paolo Urbani. Dallo scorso 30 marzo, infatti, i 14 giovani americani – insieme ad alcuni dei loro insegnanti – hanno preso parte ad un corso di formazione per presso l’Università dei Sapori, dedicato alle preparazioni nel campo del tartufo. L’esperienza, unica nel suo genere, prevede anche una coinvolgente Truffle Experience presso Urbani Tartufi (Truffle safari, visita al Museo del tartufo) che culminerà all’Accademia del Tartufo, la prima scuola di tartufo, dove chef specializzati tramandano la loro conoscenza “dell’arte di cucinare tartufi”. Le borse di studio (soggiorno e corso di formazione) sono offerte dalla Fondazione Paolo Urbani.
Tornando a ieri sera, i ragazzi hanno replicato i propri piatti, che sono stati sottoposti ad un’ulteriore selezione che ha decretato i migliori tre equipaggi. A spuntarla, per un soffio, è stato il team tutto rosa “Soigne”, di Pittsburgh, davanti a “Truffle Bound” di Tampa e ai “Berets” di Orange County, tutti studenti degli Art Institutes. Ai “Berets”, infine, è andato anche il premio speciale della giuria per la ricetta “più umbra”; un fatto, questo, che probabilmente sta anche a significare che i due di Orange County abbiano prodotto il miglior piatto in assolto, salvo poi presentare una seconda proposta non all’altezza della classifica. Ma in fondo tutto ciò poco conta, dato che lo scopo era quello di promuovere il tartufo nel mondo e, più in generale, i tesori della cucina italiana a livello internazionale, attraverso i sogni dei giovani. “Come diceva sempre mio padre – ha concluso Olga Urbani – non bisogna mai smettere di sognare. Era lui il primo ad incoraggiare e stimolare i giovani a studiare o ad aprire iniziative private come ristoranti o altre strutture. E’ grazie a voi studenti, a voi futuri chef, quindi, se noi possiamo continuare a tramandare lo spirito e la filosofia di vita di Paolo Urbani nel Mondo”.
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