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Perugia. Presidio dei lavoratori della Grifo Latte e dei sindacati davanti a palazzo Cesaroni. In piazza Italia per manifestare contro l’inizio della procedura di mobilità (dall’11 agosto) per 18 persone che lavorano nel magazzino dei Grifo Latte. Infatti, l’azienda ha deciso di dismettere l’attività di magazzino presso lo stabilimento di Perugia Ponte San Giovanni o farla in appalto ad un’altra cooperativa esterna e per questo procede al licenziameno di 18 operai. “Chiediamo chiarezza – dicono i lavoratori radunati – su questa l procedura che, ne siamo sicuri, sarà solo l’inizio di una serie di proposte preoccupanti.La Grifo Latte usufruisce di ingenti finanziamenti pubblici oltre che provenienti da istituti bancari, quindi non è un’azienda privata e delle sue decisioni deve rendere conto anche alla Regione”.
La richiesta del consigliere Smacchi (Pd) – Il consigliere regionale Andrea Smacchi (Pd) ha chiesto all’assessore Vincenzo Riommi cosa intende fare la Giunta regionale per avere chiarimenti dalla Grifo latte circa la possibile esternalizzazione del magazzino di Ponte San Giovanni della società e sul futuro dei lavoratori, che sono in sciopero per tutelare il proprio posto di lavoro. “Dopo la chiusura dello stabilimento di Osteria del gatto, quindi di Amatrice, dopo il mancato rinnovo dei contratti a tempo indeterminato e adesso anche una lettera che ‘freddamente’ anticipa l’esternalizzazione del magazzino di Ponte san Giovanni, azzerando le aspettative e le speranze dei dipendenti, forse possiamo dedurre – continua il consigliere Smacchi – che sta finendo un ciclo e se ne apre uno più difficile, dove viene meno il ruolo anche sociale di questa azienda e con un clima di tensione tale che a qualche dipendente è stato fatto un ‘ripassino’ per evitare l’adesione allo sciopero dei 18 lavoratori, fra cui 3 categorie protette, che si vedranno arrivare lettere di mobilità e una possibile riassunzione senza garanzie contrattuali e di stipendio. Ricordo che la Regione è intervenuta in favore dell’azienda per tamponare la crisi con un contributo di 500mila euro, per cui si chiede a questo ente, che detiene il 21 per cento del capitale della Grifo latte, di contrastare la precarizzazione e i possibili travasi di una riorganizzazione aziendale, posto che quello di Ponte San Giovanni non è un magazzino come tanti altri e che in futuro i problemi potrebbero riguardare anche gli altri dipendenti”.
La risposta di Riommi – L’assessore Riommi ha detto che “al di là dell’episodio in questione c’è un insieme di atti e di comportamenti da chiarire per un’azienda di trasformazione che detiene il 90 per cento del mercato umbro e, come osservato correttamente nell’interrogazione, si pone anche un problema di prospettiva futura. Fin dal momento in cui è esplosa la vicenda c’è stato un primo incontro con l’azienda e i sindacati, da cui non si è usciti con un sufficiente livello di approfondimento su livelli strategici e prospettive generali, a prescindere dalla questione dell’esternalizzazione del magazzino
che, si ribadisce, non è mera attività strumentale ma parte del core business aziendale. Siamo già attivati per la convocazione di un tavolo istituzionale alla presenza di tutta l’agricoltura, per capire se si può intervenire su questa scelta. Ci sono profili lavorativi da vagliare e l’interezza del personale da salvaguardare. Se si tratta di scelta
strategica, non vale solo per Ponte San Giovanni, c’è rischio di altre situazioni simili. Non potendo entrare sul versante contrattualistico, proviamo a lavorare per il futuro sulla quantità e sulla qualità della presenza. Abbiamo fatto scelte strategiche investendo sulla filiera del latte per farne un progetto solido, quindi la responsabilità sociale per il futuro
va discussa e organizzata. Non si tratta di una semplice crisi aziendale. Stiamo definendo la data dell’incontro”.
Nella replica conclusiva, Smacchi ha ringraziato per la disponibilità e la sensibilità dimostrata dall’Esecutivo ed ha aggiunto: “questa prova di forza della Grifo latte evidenzia un atteggiamento presuntuoso e arrogante di cui non c’è davvero bisogno. Ci preoccupa l’inizio di questa nuova fase in
cui si parla solo di costi e di riduzione delle spese, scaricando tutto sul personale senza dare loro la possibilità nemmeno di dialogare. Inoltre – ha concluso il consigliere – rinnovo la richiesta di impegno alla Seconda commissione per
discutere e capire quali sono le prospettive future dopo i contributi concessi all’azienda”.
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