lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Ieri al teatro Pavone è andato in scena il “Partito democratico e la riforma costituzionale”

Il ministro Maria Elena Boschi, sul palco del Teatro Pavone di Perugia per parlare del referendum sulla riforma costituzionale del prossimo Autunno.

 

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Perugia.  A portare in scena la “kermesse” propagandistica insieme al ministro sono stati i maggiori esponenti del Pd in Umbria; si sono susseguiti gli interventi del segretario regionale Giacomo Leonelli, del presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, e dell’assessore Antonio Bartolini che hanno precisato il ruolo che giocherà la nostra regione nella campagna elettorale iniziata ieri.

Il Pd, hanno spiegato, si impegnerà in aula e nelle strade per chiarire ai cittadini i benefici che porterà la riforma costituzionale, che in primo luogo avvantaggerà comuni e regioni; “Tutti noi- dice Leonelli- dovremo pedalare con forza per superare gli ostacoli che ci presenteranno gli altri partiti uniti contro il riformismo”.

 

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Il presidente della regione, Catiuscia Marini, ha precisato che la riforma costituzionale è necessaria per superare la criticità dell’assetto delle regioni e quindi garantire delle misure più semplici e brevi, aggirando l’ostacolo del Titolo V *, per portare i problemi locali in parlamento.

Maggiormente esplicativi sono stati infine gli interventi di alcuni docenti universitari schierati in prima linea con il Pd: Il professore Luca Castelli dell’Università di Perugia, fondatore del comitato del sì, ha spiegato che con la riforma ci sarà la possibilità di portare le autonomie territoriali in Senato, soluzione che, dopo decenni, chiarirebbe il ruolo delle due camere parlamentari, che ad oggi, svolgono il medesimo lavoro.

“La riforma – spiega Francesco Clementi, professore di diritto pubblico e presente ieri sul palco – nasce per eliminare le debolezze della struttura statale che con la crisi è stata più volte minata, inoltre, fa chiarezza sulle differenti posizioni dei partiti e i compiti che gli organi politici sono chiamati ad assolvere”.

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A concludere il comizio, infine, è intervenuto il ministro Boschi, che ha riassunto in breve i punti già toccati dagli altri oratori, e ha annunciato che ora per il Pd comincia il vero lavoro: “la campagna referendaria per noi inizia oggi, dopo mesi di sacrifici e nottate passate in aula, tra fischi e oggetti lanciati, possiamo dire di essere orgogliosi della proposta che portiamo al referendum”.

L’ intervento del ministro, che si sarebbe concluso nei migliore dei modi data la sua grande abilità oratoria, ha avuto, infine, una repentina caduta di stile: la Boschi non si è trattenuta dal menzionare i partiti contrari alla riforma costituzionale, insistendo sul disimpegno di questi ultimi a portare avanti le promesse fatte durante la loro campagna elettorale.

Mentre in teatro si consegnavano fiori e pian piano calava il sipario, fuori non sono mancate le contestazioni: la squadra mobile della polizia era schierata per non fare avvicinare i manifestanti all’ auto blu su cui sarebbe salito il ministro.

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Gli “indignati” erano un gruppo ristretto e vario tra coloro che contestavano la riforma a suon di “la costituzione non si tocca, noi vogliamo decidere” e i risparmiatori di Banca Etruria con ironici cartelloni “i nostri risparmi dispersi tra i boschi”.

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Ieri, quindi, in corso Vannucci sono andati in scena due spettacoli differenti: il primo, dentro il teatro, per la regia di Matteo Renzi, è stato una rivisitazione, in chiave moderna, di “Stasera si recita a soggetto” di Pirandelliana memoria: “venghino i signori venghino, votino i signori votino”.

Il secondo, per la strada, colorato e popolare, aveva tutte le caratteristiche di una confusionaria ed intramontabile commedia Goldoniana.

 

 

*Titolo V: è quella parte della Costituzione italiana in cui vengono “disegnate” le autonomie locali: comuni, province e regioni. L’attuale struttura delle regioni deriva da una serie di riforme del Titolo V cominciate negli anni Settanta e terminata con la riforma del 2001 (approvata con una maggioranza di centrosinistra e poi confermata da un referendum). Lo scopo di tutte queste riforme, compresa quella del 2001, era dare allo Stato italiano una fisionomia più “federalista”, nella quale i centri di spesa e di decisione si sarebbero spostati dai livelli più alti, lo Stato centrale, a quelli più locali, “avvicinandosi” così ai cittadini. Tuttavia questa parte della Costituzione sembra avere creato problemi perché si sono creati numero contenziosi tra regioni e stato soprattutto a livello fiscale.

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