La difesa. Versione sostenuta oggi, venerdì 8 agosto, nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip. Difesi dall’avvocato Barbara Romoli, i due nigeriani hanno spiegato che non era chiesto il loro consenso e di non essere stati informati né prima né dopo l’intervento avvenuto in una sorta di ospedale tradizionale locale.
Pratica comune a tutta la famiglia. “Comunque – ha spiegato il legale della coppia – in base alle tradizioni del Paese non avrebbero avuto voce in capitolo. La decisione di praticare l’infibulazione spetta infatti ai nonni. In base a quanto sostenuto dalla mia assistita tutte le donne della sua famiglia sono state sottoposte all’amputazione dei genitali”.
Il viaggio in Nigeria. Tra il gennaio 2013 e luglio 2014 le due bambine rimasero con i nonni in Nigeria essendo i genitori impegnati nel lavoro in Italia. “Al rientro la madre – ha detto ancora il legale -, in totale buona fede, ha portato le figlie dal pediatra per una visita di controllo dalla quale è emersa l’infibulazione”. Fatto segnalato ai servizi sociali e quindi ai Carabinieri di Perugia. I due nigeriani sono stati intanto sospesi dalla responsabilità di genitori e le figlie affidate ai servizi sociali anche se continuano a vivere in famiglia. Per le bambine è stato anche disposto il divieto di espatrio.
Le accuse. Al termine dell’interrogatorio di garanzia l’avvocato Romoli ha chiesto la revoca dei domiciliari per la coppia e quindi la libertà per entrambi accusati di lesioni personali aggravate.
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