In un altrettanto gustoso, e coloratissimo depliant, corredato di illustrazioni e impresso con font prive di grazie, Prospero Podiani, cui è interamente dedicata l’esposizione – a ingresso gratuito, con possibilità di visite guidate –, “Prospero Podiani, Perugia e l’Augusta” – allestita in tre sezioni dislocate in due sedi espositive: nella Sala Ex Borsa Merci, a Perugia, in via Mazzini e all’interno della Biblioteca Comunale Augusta, in via delle Prome, fino al 18 dicembre (http://www.comune.perugia.it – biblioteche.comune.perugia.it), a cura di Attilio Bartoli Langeli – che ha insegnato Paleografia e Diplomatica nelle Università di Perugia, Venezia e Padova, e che è stato Presidente, dal 2000 al 2012, della Deputazione di storia patria per l’Umbria e coordinatore, dal 2009 all’anno corrente della Scuola storica nazionale per l’edizione delle fonti documentarie presso l’Istituto Storico Italiano per il Medioevo – e di Maria Alessandra Panzanelli Fratoni – attualmente impegnata in un postdottorato presso l’Università di Oxford, specializzata in storia del libro e delle biblioteche, e nella stampa del Quattrocento, e che al Podiani ha dedicato la sua prima tesi dottorale in Scienze bibliografiche, dal titolo Bibliofilia, biblioteche private e pubblica utilità. Il caso di Prospero Podiani (Università di Udine, 2006) – viene descritto come “un bambino intelligente e curioso, che, invece che giocare con la palla, passava le giornate nello studio del padre – una eco di leopardiana memoria? n.d.r. –. “Il nostro Prospero – si legge ancora, nel testo che descrive la fin troppo esplicativa immagine di un’insegna che recita ‘Accademia degli Insensati’ – (…) diviene un illustre studioso, chiamato a partecipare alla famosa Accademia degli Insensati, dove prende il nome di ‘Turbato’… Forse perché era arrabbiato?”.
O forse perché faceva propri i “dolori del giovane Podiani”, quando, come suggerisce Attilio Bartoli Langeli nella visita guidata concessa (in absentia) anche ai lettori di Perugia Online, gli ci vollero anni ed anni per raccogliere ben 10mila volumi, molti dei quali vennero prestati ai suoi amici, come si legge nei frequenti ex-libris apposti ((…) et amicorum; (…) et amicarum, quando prestava i 30mila, forse 40mila libri che passarono per le sue mani anche alle sue amiche (degna di nota, è la lettera della libraria Caterina Ciani, datata al 10 dicembre del 1613). Le 10mila fatiche del Podiani, verrebbe da dire, piuttosto. Rogiti, lasciti, un’iscrizione, quella di Prospero, alla corporazione dell’arte dei sarti, conditio sine qua non per diventare Priore, ma mestiere mai esercitato, e poi i segni, numerosi, impressi sui libri, così come i timbri, a secco. Volontà d’assicurarsi una gloria imperitura, da cui sarebbe sortita una biblioteca civica col nome di ‘Augusta’, di cui lui sarebbe stato custode, stipendiato dal Comune della città in cui nacque, con ogni probabilità, intorno al 1535. Una Repubblica delle Lettere. Un dato, questo, prima ancora che empirico, culturale, che non ebbe eguali in Italia e all’estero. “Prospero – è stato il commento di Bartoli Langeli – fu un uomo tipografico, un privato cittadino che nel 1582 donò la sua biblioteca privata per la pubblica utilità della città di Perugia. Come si costruisce una biblioteca pubblica? Quali furono ‘i ferri del mestiere’ del Podiani?”.
Attilio Bartoli Langeli, dopo il vernissage di martedì 8 novembre, alla presenza dei curatori della mostra e dell’Assessore Teresa Severini – la mostra rientra in un progetto più ampio, che include le biblioteche comunali dal titolo ‘Augusta è Perusia’ –, quale “momento finale e culminante del calendario di iniziative realizzate e promosse dal comune di Perugia per celebrare i 400 anni dalla morte di Prospero (il 1 dicembre 2015 la Galleria Nazionale dell’Umbria ospitò il convegno inaugurale delle celebrazioni dei 400 anni dalla morte del bibliofilo), ci ha permesso di entrare nel laboratorio del Podiani, costellato di quaderni, taccuini manoscritti, stampe, libri acquistati alla Fiera di Francoforte, libri proibiti – l’operazione di censura passava anche solo per l’atto di cassare il nome dell’editore –, manoscritti miniati, incunaboli con xilografie tutti postillati, anche in greco, o in una splendida italica. Qual è il percorso museale? Quale recto o verso delle carte di un manoscritto mostrare? Entrambi? In quale organizzazione del sapere, tipicamente rinascimentale? Come disporre i libri in una biblioteca che voleva e doveva essere enciclopedica, universale? Cinque sezioni: “Quiete”, per le discipline contemplative, “Moto”, per quelle naturali, “Miscellanee”, per le raccolte, “Voce”, per le discipline della parola e del discorso, “Numero”, per quelle matematiche.
Nella sezione della mostra allestita in Sala Ex Merci campeggia un ritratto del Podiani che appartiene alla collezione della Biblioteca Augusta – che oggi si trova all’interno di Palazzo Conestabile della Staffa, e che è stata aperta al pubblico nel 1623 –: Prospero viene raffigurato, da un certo Stefano Amadei (terminus post quem: 1640), a mezzo busto, al centro di una cornice che si costituisce come una sintesi della sua biografia. Un colletto bianco, a incorniciargli, ulteriormente, il viso. Colletto bianco che richiama quelli di El Greco. Ha un’espressione garbata: vanitoso non poteva esserlo, se la biblioteca cui il suo nome è legato non s’è chiamata “Podiana” o “Podianea”. Ma, appunto, “Augusta”.
Tag dell'articolo: Perugia, Prospero Podiani.
Perugia Online Scomoda, Libera, Indipendente.
