Guancia a guancia. Vincitore del Grammy 2015 come Best Traditional Pop vocal Album “Cheek To Cheek” contiene i classici standard jazz cantati da Lady Gaga e Tony Bennett ieri in duetto e performance soliste: da “It Don’t Mean A Thing (If It Ain’t Got That Swing)” a “Sophisticated Lady” passando per “Lush Life” e il brano che dà il titolo al disco “Cheek To Cheek”. Registrato a New York, la lavorazione dell’album è durata circa un anno, tempo necessario per riunire in studio sia i due artisti principali sia i membri del quartetto di Bennett Mike Renzi, Gray Sargent, Harold Jones e Marshall Wood a cui si è aggiunto il pianista Tom Lanier. Il trombettista jazz Brian Newman, amico e collega di lungo corso di Lady Gaga appare nel disco insieme al suo quintetto jazz di New York.
La scaletta. Si parte da Anything goes e prosegue con la canzone che da’ il titolo allo show e al disco, Cheek to Cheek, e con They all laughed. Tutte cantate in duo. Poi Bennett regala una versione molto swing di ‘O sole mio. E si continua con una vera e propria antologia della canzone d’autore che porta le firme di Cole Porter, Irving Berlin, George Gershwin, Duke Ellington, Jerome Kern, Charlie Chaplin. Canzoni come Nature boy, Watch what happens, Bewitched, Smile, When you’re smiling, I won’t dance, Solitude, La vie en rose e così via… Lady Gaga si ricorda perfino che è il centenario della nascita di Billy Strayhorn, il braccio destro di Ellington, ed in suo onore canta Lush life. Alcune canzoni sono proposte dalla coppia, altre dal solo Bennett o dalla sola Lady Gaga.
Show sotto le stelle. Un viaggio nei classici. Una serata di grande musica insomma. Uno spettacolo fatto da poco meno di un’ora e mezza di canzoni seguito da migliaia di persone nll’Arena e i numerosissimi fans assiepati fuori dai cancelli. Un concerto più jazz di quanto si potesse immaginare, un jazz dolce e commovente come quando la voce di Bennett si scalda e si fa sempre più graffiante. La vera star della serata è, però, Lady Gaga. Sono tutti lì per lei, adolescenti accompagnati da genitori, fan di vecchia data, giovani e anziani ad ammirare la voce d’oro del momento. Lei delizia il pubblico con un cambio d’abito dopo l’altro, mise estrose, come d’obbligo, paillettes e lustrini, si passa da abiti lunghi a tubini mozzafiato, tutine retate che lasciano ben poco all’immaginazione e poi, infine, grandi boa di piume rosse e bianche. Otto i cambi d’abito totali, Lady Gaga stupisce ed ammalia come solo lei sa fare, quando, ad esempio, al secondo cambio d’abito si volta e mostra al pubblico uno tra i lati B più cliccati su internet. Ad ogni sua apparizione il pubblico va in visibilio e si commuove quando, vestita in rosa confetto, come una principessa regala a Perugia la sua versione di La vie en rose. Uno show in perfetto stile Broadway che non delude anche chi ha speso 150 euro per accaparrarsi un posto in prima fila. Uno spettacolo a 360 gradi che trova sostanza nella musica, nelle voci dei protagonisti e nel feeling che scorre tra i due sul palco. Con Tony Bennet che si presta alle moine della star sotto le stelle di Perugia. A condire il tutto musicisti che eseguono alla perfezione e un palco studiato nei minimi dettagli.
L’immagine perfetta. Concerto a parte, merita di essere ricordata la gestione dell’immagine: accreditato solo il fotografo ufficiale del festival, e le foto prima di essere diffuse devono avere l’autorizzazione degli artisti. Un po’ esagerato, quasi da far rimpiangere il surreale concerto di Keith Jarrett dove era proibito anche tossire.
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