Frankie Banana (al secolo Edgardo Bucherini ndr), ex pugile, ex bassista, ex ristoratore e proprietario del celebre ristorante “Vecchia Perusia” in via Ulisse Rocchi, ha abbassato la saracinesca per sempre. E lo ha fatto umilmente e con la dignità che merita chi per anni ha dato i massimo nella vita così come sul ring.
Si, perché Frankie è stato anche un pugile, una breve ma intensa carriera che termina in Sardegna, alla quarta ripresa contro un certo Puddu. Ancora ama ricordare il famoso cazzotto che lo stese e che mise fine alla sua vita da boxeur. Ma Frankie è stato anche un musicista (era il bassista di un complesso chiamato I Califfi) e un artista (dipingeva quadri con stucco e vernice spray) prima di aprire, anni fa, in via Ulisse Rocchi il ristorante che conosciamo tutti.
Un ristorante che non ha retto la crisi del centro storico di Perugia, non ha retto alle spese insostenibili di gestione e complice l’abbandono della zona e l’onnipresenza degli spacciatori che oramai la fanno da padroni in quella via, ha dovuto chiudere per sempre.
A Frankie il lavoro del ristoratore piaceva, piaceva da sempre. Solo qualche tempo fa, durante una chiacchierata, disse che stava iniziando a perdere la passione per quello che faceva da anni. La gente è maleducata – diceva – non è più un piacere servirla. Ma si sa. Frankie è sempre stato un po’ particolare. Magari fin troppo sincero. Un personaggio che, quando lo incontri, hai difficoltà a dimenticare.
In effetti, da tempo, non gestiva più il ristorante, se ne occupava la sua compagna. Lui si limitava ad intrattenere i clienti con le sue storie. Raccontava la passione per la politica, per la sinistra in primis. Si diceva comunista, senza se e senza ma. Raccontava le sue storie indicando le numerose fotografie presenti nel locale. Ognuno ha una storia – diceva – e ogni storia è fatta di incontri che sono importanti e che vale la pena ricordare. E ne ha fatti tanti di incontri, nello storico locale, da Tognazzi a Bertinotti, da Veltroni a Vendola e così via dicendo senza menzionare tutti gli artisti che durante Umbria Jazz si sono seduti ai suoi tavoli.
Ed è un peccato che oggi, dopo tanto tempo, Frankie non sia riuscito a restare in piedi per tutto l’ultimo round. L’aveva detto e magari l’ha fatto. Si sarebbe rifugiato nella sua casa con tanto di orticello a Ponte Felcino perché in Italia stava tornando la fame. Quella fame che avrebbe dovuto svegliare la gente. Quella fame che ha dato la spinta necessaria a quelli della sua generazione. Quella fame che ti mette alla prova e che ti fa vivere la vita come l’ultimo round sul ring.
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