lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Omicidio Meredith, il giudice che assolse Amanda e Raffaele nel 2011: “Fui linciato, la mia carriera finì”

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

Racconta Pratillo Hellmann: "praticamente fui costretto" a lasciare la magistratura, i colleghi mi tolsero il saluto, nei bar di Perugia dicevano che mi ero venduto agli americani, che avevo ceduto alla pressioni della Cia

 
Omicidio Meredith, il giudice che assolse Amanda e Raffaele nel 2011: “Fui linciato, la mia carriera finì”
Perugia. La definisce “la fine di una grande sofferenza”. Con queste parole commenta la sentenza definitiva di assoluzione nei confronti di Raffaele Sollecito e Amanda Knox Claudio Pratillo Hellmann, 72 anni, nel 2011 presidente della Corte d’Appello di Perugia che assolse Amanda e Raffaele e da allora è in pensione.

Le dichiarazioni – “L’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito da parte della Corte di Cassazione – ha raccontato in un’intervista a Repubblica -? Non è soltanto la soddisfazione per il riconoscimento implicito della validità della sentenza emessa a suo tempo dalla corte che presiedevo, ma è soprattutto la fine di una grande sofferenza. Per tre anni e mezzo ho sofferto per la sorte di due ragazzi che ritenevo innocenti e che rischiavano di scontare una pena durissima per un delitto che non avevano commesso”. Pratilllo Hellmann spiega come “praticamente fui costretto” a lasciare la magistratura. “La nostra decisione fu accolta con reazioni di sdegno. Ricordo ancora i fischi e le urla di una claque che si era radunata la sera del verdetto davanti al tribunale. Dal giorno dopo mi sentii circondato da un’ostilità crescente. Nei bar di Perugia dicevano che mi ero venduto agli americani, che avevo ceduto alla pressioni della Cia”.

L’ostilità dei colleghi  – “Panzane, certo, ma – prosegue – quello che mi ha colpito di più del linciaggio diffamatorio durato per anni fu la reazione dei colleghi magistrati. Quasi tutti mi tolsero il saluto. In particolare, quelli che a diverso titolo erano stati coinvolti nella vicenda. Mi resi conto – prosegue – che quella della mia Corte era stata una voce fuori dal coro in un tribunale dove tutti i giudici, a partire dal gup per arrivare a quelli dei diversi Riesami, pur criticando l’inchiesta, avevano avallato l’accusa. In più ero in predicato per la presidente del Tribunale e naturalmente quella carica venne assegnata ad un altro collega sicuramente degnissimo ma qualche sospetto che si trattasse di una ritorsione mi venne. Sei mesi dopo la sentenza quindi decisi di andare in pensione”.

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