Gli arresti. Quattro le persone arrestate, fra cui una giovane donna, e una quinta ricercata. E’ la conclusione dell’operazione “Kajak”, (al nome di un boss romeno morto di cui uno degli arrestati portava il nome tatuato per rispetto e ammirazione) condotta dalla Squadra Mobile di Ancona, che ha mantellato un giro di prostituzione. In manette, per sfruttamento aggravato dal numero delle ragazze, sono finiti due fratelli di 32 e 33 anni, la ragazza di 23 e un italiano. Quest’ultimo ha solo l’obbligo di dimora, in quanto la sua condotta è stata considerata meno grave. Su di lui pende l’accusa di favoreggiamento. E’ al momento ricercato un quinto uomo, anche lui di nazionalità romena.
I fatti. Le indagini, ripercorse oggi dal capo della Mobile Giorgio Di Munno, sono iniziate circa 4 mesi fa. Le ragazze, quasi tutte sulla ventina d’anni e tutte romene, venivano obbligate a prostituirsi con violenza psicologica e l’organizzazione prendeva fino all’ultimo euro. Il pratica, il 95% dei proventi derivanti dall’attività’ di prostituzione delle giovani donne. Una miniera d’oro. Basti pensare che ogni ragazza guadagnava a settimana circa 1.500 euro. Le prestazioni sessuali avvenivano in strada, lungo la Statale 16, tra Falconara e Marina di Montemarciano, ma per una clientela più esigente c’era anche la possibilità di alloggiare temporaneamente in tre appartamenti. Nell’organizzazione del giro di prostituzione vi era anche una “mente”, un manager del sesso, ruolo affidato dalla 23 enne arrestata a Perugia, in collaborazione con la Squadra Mobile del capoluogo umbro. I due fratelli, invece, sono stati fermati nella loro abitazione di Tavernelle. Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate dal gip Antonella Marrone, su richiesta del pm Rosario Lioniello. Secondo la polizia, le ragazze sfruttate sarebbero state in tutto una trentina. Su uno degli arrestati pendeva anche un mandato di arresto europeo per tratta di essere umani. L’uomo e’ accusato di aver fatto arrivare giovani donne romene in Italia attraverso la Francia. In generale, le ragazze arrivavano in pullman dalla Romania e, dopo una sosta a Bologna, venivano fatte prostituire ad Ancona.
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