L’indagine, condotta da una task-force investigativa composta da personale della S.c.o di Perugia ma anche delle squadre mobili di Ancona e Viterbo, sotto il coordinamento del servizio centrale operativo della direzione centrale anticrimine, nonché grazie al supporto tecnico del servizio polizia scientifica di Roma ed operativo del reparto prevenzione crimine “Umbria e Marche”, si era caratterizzata per la totale assenza di intercettazioni telefoniche, strumento tipico delle ordinarie indagini antidroga, mentre si era basata su un complesso sistema di videoregistrazione attraverso l’installazione di telecamere esterne ed interne al negozio, nonché sui continui recuperi operati direttamente sui singoli tossicodipendenti acquirenti, spesso italiani ma in alcuni casi anche maghrebini, consumatori ed anche spacciatori a loro volta.
Tra le cessioni “filmate” e documentate con ogni dovizia di particolari, e quelle con il “recupero” dello stupefacente, si è arrivati anche a contare oltre 50 diversi episodi di spaccio al giorno, messi in atto dal gruppo dei nigeriani alle dirette dipendenze di “Mama”. All’esito dell’indagine, all’alba dello scorso mercoledì 25 febbraio erano stati catturati 11 pusher, tutti puntualmente rintracciati grazie ad una capillare conoscenza del territorio nonché dei loro spostamenti, essendo quasi tutti senza fissa dimora, ed altri 6 connazionali non destinatari di misura cautelare, contestualmente, erano stati sottoposti alla misura di prevenzione dell’espulsione dal territorio nazionale e tempestivamente accompagnati presso il Centro di espulsione di Bari. Alla “coordinatrice” del gruppo di spaccio, “Mama”, oltre all’applicazione della misura cautelare del divieto di dimora a Perugia, è toccata una sanzione ancor più pesante: il sequestro probatorio del negozio.
Ma prima di apporre i sigilli al suo negozio etnico, inoltre, gli investigatori della Mobile hanno richiesto anche l’intervento ispettivo del personale dell’Asl Umbria, che ha rilevato diverse e gravi violazioni amministrative relative all’igiene: l’aspetto più eclatante, si ricorda, il rinvenimento della carcassa di un topo nelle immediate vicinanze dei cibi, anche “sfusi”, in vendita accanto alle parrucche ed ai cosmetici africani.
Tra i soggetti da ricercare ma che avevano fatto perdere le tracce di sé, Ose Bright, nigeriano ventiquattrenne, tra i più attivi nello spaccio davanti al “Mama” e destinatario di un provvedimento di divieto di dimora a Perugia, esattamente come il loro boss al femminile ha pensato bene non solo di non farsi trovare al domicilio indicato nella richiesta di permesso di soggiorno, bensì addirittura di allontanarsi dall’Umbria. I successivi accertamenti effettuati hanno consentito la sua individuazione a Crotone, dove frattanto si era provvisoriamente stabilito: nella cittadina calabrese, infatti, è stato individuato dagli uomini della locale squadra mobile e, accertata la sua esatta identità, grazie ad una sinergica e rapida collaborazione con quest’ufficio, gli è stato notificato il provvedimento relativo al procedimento al quale ha cercato di sottrarsi, con l’invito, stavolta, di stare alla larga da Perugia.
Il provvedimento cautelare prevede per Ose un divieto di dimora nel Comune di Perugia. Adesso, anche l’ultimo giovane pusher individuato dovrà trovare un’altra località per spacciare sostanze stupefacenti e qualora dovesse trasgredire alle prescrizioni imposte potrebbe anche andare a fare compagnia ai suoi amici a Capanne.
Tag dell'articolo: african shop, carabinieri, crotone, mama boys, Perugia.
Perugia Online Scomoda, Libera, Indipendente.
