La vittima ha riempito la bocca con una soluzione infiammabile, per poi soffiare su di una torcia accesa, producendo una spettacolare fiammata. “Nella circostanza è accaduto che parte della soluzione è stata inalata – spiega il professor Giacomo Muzi, direttore della medicina del lavoro – con la conseguenza di una lesione all’apparato respiratorio. Casi come questi non sono rari, esistono in letteratura studi che spiegano cause, conseguenze e terapie da adottare”.
Ai medici del S. Maria della Misericordia il giovane artista di strada ha raccontato che durante una esercitazione con le fiamme, improvvisamente ha avvertito difficoltà respiratoria, tosse e senso di oppressione toracica. Soccorso è stato prima trasportato in un ospedale di territorio e, dopo i primi accertamenti, trasferito in autoambulanza a Perugia. “Abbiamo subito iniziato le terapie e stiamo procedendo con il monitoraggio per l’evoluzione della polmonite, ma al momento non è possibile prevedere la data della dimissione” dice all’ufficio stampa dell’azienda ospedaliera il dottor Marco Dell’Omo .
“Casi analoghi sono stati già trattati in passato presso la struttura di medicina del lavoro – afferma il professor Giacomo Muzi – la cosiddetta polmonite del “mangiafuoco” insorge in artisti di strada in seguito all’inalazione accidentale dei combustibili utilizzati negli spettacoli. La maggior parte dei casi si risolvono spontaneamente, ma non sono escluse diverse complicanze, anche gravi. Dagli esami radiografici del torace può emergere che possono essere interessati quali effetti del gas entrambi i polmoni, con conseguente compromissione della funzionalità respiratoria e relativa riduzione del contenuto di ossigeno nel sangue”.
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