La querelle nasce in seguito alla circolare che il MiBact, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha diramato lo scorso novembre e con cui si è deciso di declassare l’Archivio di Stato di Perugia e delle altre quattro sezioni e accorparlo alla sede di Ancona. Stessa sorte anche per la Soprintendenza archivistica, con l’eliminazione dei dirigenti coordinatori.
L’interrogazione – Già nei giorni scorsi i consiglieri comunali del Partito democratico Sarah Bistocchi e Tommaso Bori avevano presentato un’interrogazione. “E’ chiaro – spiega oggi la Bistocchi – che non è l’amministrazione comunale che ha generato questo problema. Ma ora anche il Comune deve prendersi le sue responsabilità. Non possiamo mettere a repentaglio questo patrimonio archivistico e museale immenso. Auspichiamo che l’Amministrazione faccia tutto il possibile per preservarlo”.
Un patrimonio immenso – Questo non è solo un patrimonio dell’intera città – spiega Pier Maurizio Della Porta, archivista che lavora da anni all’Archivio di Stato di Perugia – ma anche per l’Umbria e l’Italia tutta. Non è solo un luogo per esperti e studiosi, facciamo attività didattiche con scuole di ogni ordine e grado, con l’ università, con la Chiesa. Evidentemente al Ministero non interessano i risultati ma solo tagliare qua e la per ridurre i costi. Solo qui dentro ci sono 25 chilometri di scaffalature con documenti importantissimi della storia di Perugia e dell’Umbria. Come si può pensare di investire sulla cultura se si tagliano i rami più rigogliosi solo per battere cassa? Solo dalla conoscenza può venire il rispetto, se si elimina alla radice la fonte primaria della conoscenza e della cultura del patrimonio di una città non c’è via d’uscita”. L’Archivio di Stato di Perugia rappresenta, infatti, una preziosa risorsa per il territorio. E’ meta di studiosi e ricercatori e stagisti ed è anche sede della Scuola di Archivistica, paleografia e diplomatica.
Declassamento non è innovazione – Massimo Locci, dell’associazione Osservatorio archivistico ha scritto nei giorni scorsi al Ministero per chiedere chiarimenti circa i criteri con cui era stato deciso il declassamento. Mi è stato risposto che la perdita di dirigenti e il declassamento è un’innovazione. Come può il Ministero interpretare come innovazione il depauperamento del patrimonio storico e culturale di una città?”. L’archivio di Stato di Perugia è un simbolo, ricorda ancora Locci, potrebbe essere l’emblema di una rinascita di tutti i beni culturali. “Ma siamo figli di un dio minore, vediamo tagli agli archivi e alle biblioteche, siamo sistematicamente svuotati di tutto”.
Un’operazione commerciale – Un’operazione, questa, che rientra nella più ampia attività del MiBact a vantaggio dei nuovi poli museali appena istituiti. Anche la Soprintendenza è stata accorpata a quella delle Marche nella sede di Ancona. “Anche qui è stato tagliato un dirigente, – afferma il Soprintendente per i beni storici e artistici dell’Umbria – quindi con un’unica operazione hanno tagliato due dirigenti perchè questi sono luoghi di cultura che non fanno guadagnare. Allora il Ministero preferisce accorpare e ridurre per andare a finanziare musei e pinacoteche, luoghi maggiormente frequentati dai cittadini e in cui si paga un biglietto per entrare. In tutta Italia hanno tagliato il 42 per cento dei dirigenti archivistici e il 60 per cento di quelli bibliotecari, un’operazione commerciale in piena regola”.
La lettera a Franceschini – Presente questa mattina anche l’assessore alla cultura del Comune di Perugia Maria Teresa Severini che nei giorni scorsi ha scritto una lettera al Ministro della cultura Dario Franceschini. “La valutazione – si legge nella lettera – andava fatta se non con il criterio del numero degli abitanti regionali, Perugia terza città dell’Italia centrale con 160 mila mentre Ancona ne ha 100 mila circa, almeno per l’importanza oggettiva dei beni archivistici da tutelare che oltre mille anni di storia hanno qui depositato, di rilievo superiore e noti al mondo”. Va inoltre ricordato che l’Archivio di Stato di Perugia è l’unico in Italia che ha ben quattro Sezioni: Assisi, Foligno, Gubbio e Spoleto. L’importanza archivistica di Perugia è proporzionale e corrispondente allo straordinario lascito che la caratterizza dall’epoca benedettina e del libero comune e al suo visibile carattere architettonico; Perugia è di grande tradizione culturale, non a caso è sede di una delle Università degli studi più antiche d’Europa; sede anche dell’Università per stranieri che l’ha resa nota a tanti studiosi esteri ed è il cuore della regione centrale d’Italia, ricchissima di storia e di patrimonio archivistico, ma che sola tra le regioni centrali vieni ora privata di questo livello”. L’Assessore conclude la sua lettera chiedendo al Ministro di riflettere sulla scelta fatta: “La ferita recata a Perugia dal declassamento dell’Archivio– si legge – umilierà anche la valorizzazione, la promozione culturale e l’attività degli uffici.
Solidarietà ai dipendenti è stata espressa anche dal consigliere regionale Maria Rosi che ha invitato tutti i manifestanti a chiedere l’adozione di misure alla Presidente della Regione Catiuscia Marini.
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