martedì, 3 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Perugia spendacciona sul Corsera, una “bufala”

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

Bori (Pd) tira le orecchie al quotidiano milanese: "Meglio spendere su asili, assistenza anziani e disabili, raccolta differenziata, smaltimento dei rifiuti, energie rinnovabili e politiche ambientali che sulla burocrazia"

 
Perugia spendacciona sul Corsera, una “bufala”
Perugia. La “non notizia” del Corriere della Sera del 4 ottobre “smontata” da una nota stampa del consigliere del Pd Tommaso Bori. Nelle pagine del quotidiano milanese, vengono pubblicati i dati raccolti da Sose, una società per l’89% del Tesoro e per l’11% della Banca d’Italia, fondata nel 2010 con l’intento di fornire uno strumento adatto alla comprensione delle fasi del Progetto Fabbisogni Standard e del Progetto Ricognizione. La domanda che c’è alla base della raccolta dati è quanto spendono i Comuni d’Italia. Andando a leggere l’articolo, l’inchiesta metterebbe in luce alcune spese effettuate dalle precedenti Amministrazioni e definite eccessive. Il consigliere Bori cerca di fare chiarezza proprio in un momento in cui è facile strumentalizzare notizie e notiziole.

I dati – Dai dati pubblicati dal Corsera sembrerebbe che Perugia sia riuscita nel 2010 a spendere il 31% in più rispetto al fabbisogno standard. Per il Corsera sarebbe quindi una colpa quella di aver investito cifre sul fronte dell’ambiente e dello smaltimento dei rifiuti (Perugia è diventata uno dei Comuni più virtuosi in questo campo, toccando il 61% con la raccolta differenziata).
“Già dalle prime righe – spiega la nota stampa del consigliere Bori del Pd – sono snocciolati dati elementari sbagliati: Perugia avrebbe 70 mila abitanti invece che 170 mila più gli studenti non residenti, esaltando il risparmio di alcuni Comuni del sud Italia (come Lamezia Terme) e additando come sprecone città del centro Italia (come Perugia). Il merito delle prime sarebbe di spendere pochissimo per funzioni essenziali quali la riscossione dei tributi (35 mila euro contro un fabbisogno di 446 mila), gli asili nido (641 mila euro contro 930 mila) e il sociale: 2 milioni e 522 mila contro 7 milioni e 439 mila. Scelte imposte dal peso esorbitante di servizi burocratici come l’anagrafe, lo stato civile e il servizio elettorale: 162 mila euro contro un fabbisogno tre volte più basso, 468 mila”.

Perugia parsimoniosa – In sintesi Perugia sarebbe più parsimoniosa nelle spese per la burocrazia ma assai più esposta sul fronte dell’ambiente (36,2 milioni contro i 6,2 stimati come fabbisogno standard), dello smaltimento dei rifiuti (31,7 milioni contro 22,5) e dei trasporti pubblici (25,3 milioni contro 4).

Burocrazia Vs servizi al cittadino – “Quindi sarebbe giusto – si domanda Bori – o quanto meno accettabile elevare a modello nazionale un’amministrazione pubblica che spende tantissimo in burocrazia e quasi nulla in servizi al cittadino? La qualità della vita sarebbe migliore in una città che risparmia su asili nido, assistenza agli anziani, cura dei disabili, raccolta differenziata, smaltimento dei rifiuti, energie rinnovabili e politiche ambientali per spendere nel funzionamento degli uffici e dei servizi burocratici, come scrivono Rizzo e Stella? Mi sembra solo assurdo pensarlo. Questa è una non-notizia, o meglio una bufala. Ripresa a livello locale da alcuni in funzione di una campagna elettorale permanente che alimenta in città un clima preoccupante. I cittadini attendono risposte ai loro problemi – conclude il consigliere del Pd – non continui spot elettorali”.

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