“Un appuntamento di idee – spiega il segretario dei democratici di Perugia Francesco Gicopetto – per il Pd ma soprattutto per la città, per ribadire la centralità del confronto e del dialogo e con l’ambizione di elaborare una visione, dallo sguardo lungo e gambe solide. Aperta al contributo di tutti, iscritti e non”. La conferenza, preparata da quattro gruppi tematici che hanno prodotto documenti di indirizzo (on line sul sito del Pd di Perugia www.pdperugia.it/workinpd) su economia e lavoro, cultura e università, welfare e sanità e partito, é stata articolata in due momenti. Ad aprire i lavori della mattina la relazione di Giacopetti e i saluti della presidente della Regione Catiuscia Marini. Ospiti, nel pomeriggio, la responsabile welfare della Segreteria nazionale Micaela Campana e la vice segretaria nazionale Debora Serracchiani. Nel corso della giornata sono intervenuti il capogruppo in consiglio comunale Diego Mencaroni, il segretario regionale del Pd Umbria Giacomo Leonelli, il presidente del gruppo Pd in consiglio regionale Renato Locchi, amministratori e parlamentari.
“A livello nazionale e regionale – ha detto Giacopetti – siamo partito di governo. Portiamo la responsabilità del cambiamento e questo ci impone di riscoprire il nostro ruolo di mediatori, non solo di cacciatori di consensi, di elaboratori di progetti e visioni, non solo di trampolino per carriere personali, di comunità che ricerca rappresentanze larghe, ma senza perdere la propria identità o dimenticare le proprie radici. Dialogo, confronto, partecipazione sono le nostre parole chiave. A Perugia dobbiamo ancora metabolizzare, invece, una sconfitta storica e dolorosa. Dobbiamo farlo con la dovuta profondità di analisi ma in fretta, perché è tempo di ricostruzione. Tra il primo turno e il turno di ballottaggio, la scorsa primavera, 14mila elettori ci hanno voltato le spalle consegnandoci un chiaro messaggio di cambiamento. La nostra risposta non può risiedere in un ripiegamento su noi stessi, in una perenne seduta di autoanalisi, che pure abbiamo affrontato nei mesi scorsi, confrontandoci e scontrandoci pure, ma sempre convergendo sulla necessità di far emergere la voglia di riscatto di una comunità che crede in una Perugia diversa da quella che ci si propone in queste settimane”.
“Dobbiamo riscoprire – ha aggiunto Giacopetti – l’energia di una visione di costruzione e cambiamento per la Perugia che verrà, il coraggio di aprirci e raccogliere sollecitazioni, insieme alla consapevolezza che il Pd a Perugia, fatte le debite considerazioni su cosa non ha funzionato, non può sentirsi residuale o marginale. L’8 giugno si è chiusa una fase e si è aperta una storia nuova. Dal passato ereditiamo onestà e una tradizione del buon governo della cosa pubblica, praticata con ampio respiro e sempre nell’interesse generale, mai nel particolare. Dal futuro raccogliamo sfide alte, che ci chiamano a nuove declinazioni. Quello che dobbiamo fare è capitalizzare quello che di buono ci viene dal passato, radicarlo nel presente, in una società che muta velocemente i suoi bisogni, per essere in grado di immaginare un futuro all’altezza delle sfide belle ma difficili che ci si aprono davanti”. Prima tra tutte essere all’altezza del ruolo di Perugia capoluogo.
“Bene capire gli errori – ha fatto eco la presidente Marini – ma basta autoflagellazione. Ci servono idee, progetti, una visione. Cogliere, quindi, la sfida di un partito comunità. Così siamo utili alla città” e all’Umbria, in cui Perugia deve rafforzare la sua identità di città capoluogo. Marini ha ricordato i punti di forza della politica regionale, dall’equilibrio fiscale e dal rigore della spesa pubblica a una bassa tassazione, da un welfare di qualità ad avanzate politiche ambientali, che vuol dire qualità del territorio, e una sanità d’eccellenza, su cui è oggi possibile programmare il futuro e investire. In una delle regioni che più di altre ha sentito la crisi c’è molto da fare sul lavoro, tema che riguarda certo la riforma del mercato del lavoro e l’estensione delle tutele, ma soprattutto le imprese e politiche industriali da indirizzare alla competitività e all’innovazione per fare occupazione.
L’aver messo welfare e diritti al centro dell’agenda politica è per Micaela Campana motivo di orgoglio. “Ius soli e diritti civili, fare presto e bene” – ha detto – e senza annacquare le proposte del Pd: civil partnership sul modello tedesco e cittadinanza ai figli degli immigrati in Italia. Sull’immigrazione, “il Pd è il partito della solidarietà e della legalità insieme”. Campana ha parlato della sconfitta romana del 2008 per dire che “anche le sconfitte servono per guardare avanti”.
Per il segretario regionale del Pd Umbria Giacomo Leonelli non si sbaglia se c’è un “lavoro meticoloso, programmato e coraggioso”, senza “l’ansia di ribaltare il tavolo da subito”. E’ tempo, per Leonelli, di “archiviare la pagina del ballottaggio” e andare avanti su tre binari: “puntare sul livello programmatico, fare le nostre battaglie, perché il Pd è un partito in trincea che non può sottrarsi a un approccio che si traduca nel metterci la faccia, ribadire la centralità della città nello scacchiere regionale”. “Lunedì – ha concluso Leonelli – in assemblea regionale, dovremo marcare di aver recepito la volontà di cambiamento emersa con il ballottaggio dll’8 giugno”.
Le conclusioni della giornata sono state affidate a Debora Serracchiani, vicepresidente nazionale del Pd e presidente della Regione Friuli Venezia Giulia che, ancora una volta, analizza la sconfitta che ha segnato Perugia murante le scorse amministrative.
amministrative. “Dobbiamo imparare dagli errori commessi – spiega la Serracchiani – e cercare di non ripeterli -. Non dobbiamo fare l’errore di attribuire la colpa della sconfitta agli elettori, soltanto perché non ci hanno riconosciuto come il proprio partito. Chiediamoci invece come possiamo fare per rendere la nostra una missione collettiva, con forza, coraggio e determinazione, in cui coinvolgere tutti nell’idea di una nuova città”. La direzione da seguire quindi è quella giusta, ma il Pd deve tornare tra la gente e “trascinarla” nei propri progetti.
“Non dimentichiamo – continua la piddina- che nel Paese esistono persone che non vogliono e non sono interessate ad un un cambiamento. Ma l’Italia non può permettersi di sbagliare. Ecco perché è fondamentale coinvolgere tutti coloro che, invece, il cambiamento lo chiedono a gran voce”.
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