Date queste premesse, secondo i due consiglieri il recupero dell’ex carcere ha per Perugia un’importanza fondamentale: “scatola vuota” dal 2005, con il trasferimento definitivo al penitenziario di Capanne “potrà essere l’emblema di una città che prova a trasformarsi e già esiste un valido progetto, nato all’interno di “Perugia2019”, che attraverso la previsione di un mix funzionale, anche residenziale, sarà in grado di dare nuova vita alla città. L’ordine del giorno chiede all’amministrazione del nostro capoluogo di non accantonare la necessità del recupero della struttura e della sua trasformazione, di adoperarsi per verificare la disponibilità dei fondi messi a disposizione dal decreto “sblocca Italia” per la ripresa di opere ferme finanche a valutare la possibilità di una procedura di acquisizione, nonché di intervenire presso il ministero di Grazia e Giustizia per sollecitare le azioni necessarie di competenza dello Stato”.
Questo il testo dell’odg presentato:
Premesso che
Perugia, fin dal Medioevo rappresenta una realtà, un comune, di rilevanza europea; da settecento anni è città universitaria e della cultura, da sempre identificata come internazionale, aperta agli stranieri; resta però una città, come altre, il cui centro storico versa in condizioni di sofferenza, bisognosa di ricostruire un tessuto economico e sociale lacerato, di risolvere le questioni legate alla microcriminalità e al recupero dei “vuoti urbani”;
la deriva dei centri storici, nonostante l’attuazione nell’ultimo decennio di politiche mirate, è un fenomeno che tende a non arrestarsi e di cui resta prioritario il contrasto: abbandonati da attività commerciali, artigianali e da molte funzioni dirigenziali, e quindi dalla popolazione, i centri storici hanno di fatto paradossalmente assunto un ruolo “periferico” dal punto di vista economico e sociale;
la rigenerazione urbana di Perugia, come quella di città simili, passa attraverso la promozione di nuove funzioni culturali e l’insediamento nel centro storico di attività economiche che possono ivi trovare persino dei vantaggi localizzativi: tra i grandi contenitori urbani, maggiormente presenti nei centri storici, vi sono gli edifici delle ex carceri, spesso allocati in posizioni strategiche, dominanti e panoramici se si vuole considerare un punto di vista nuovo come quello turistico;
l’ex carcere di piazza Partigiani, costruito nel 1870, “scatola vuota” dal 2005 a conclusione del trasferimento nel nuovo penitenziario di Capanne, è uno dei siti simbolo del capoluogo ed esempio di un patrimonio immobiliare che si sta sgretolando sotto i nostri occhi: luogo di reclusione, spazio segnato dal peso delle esistenze che vi sono passate, è l’emblema di una città che prova a trasformarsi;
Considerato che
il recupero dell’ ex carcere, sezione maschile e femminile, in step e modalità differenti per il notevole divario di investimento previsto (20 milioni di euro per il recupero della sezione maschile che diventano 100 se si include anche quella femminile), è un progetto non nuovo per la città di Perugia, pensato attraverso la formula delle start up e sviluppato all’interno del progetto “Perugia 2019”;
esiste infatti un piano di recupero, denominato “EV@SIONE”, mix funzionale che prevede anche una parte residenziale, presentato dall’università di Camerino, vincitrice di un concorso di idee che ha coinvolto sedici prestigiose università italiane e i loro laboratori di idee;
si era presunto di intercettare risorse nell’ambito della programmazione europea 2014-2020 e di coinvolgere imprenditori privati ai quali si chiedeva, e contestualmente si offriva, non solo di ristrutturare i grandi contenitori urbani, ma anche di insediarvi le proprie attività creando reali e concreti poli aggregativi e opportunità di lavoro, specialmente per i giovani ad elevata qualificazione che non trovano adeguate opportunità nella nostra regione;
Evidenziato che
il recupero delle ex carceri rappresenta il massimo esempio delle nuove “Fabbriche” del XXI° secolo: l’impotenza spettrale degli edifici murari a netto contrasto con il potenziale insito nei laboratori di innovazione urbana, agglomerati di attività artistiche e tecnico-scientifiche;
la perdita della originaria funzione storica è un’occasione irripetibile per creare nuovi luoghi collettivi e multifunzionali nel cuore vivo e pulsante della città: da luoghi di esclusione a sistemi aperti, ideali spazi per le giovani aziende del territorio in cerca di una sede di produzione, luoghi di vita e di cultura in grado di riprodurre la complessità urbana pur mantenendo memoria del ruolo avuto;
tutto ciò premesso e considerato, il consiglio comunale su istanza dei presentatori del presente ordine del giorno impegna il sindaco e la giunta
- a relazionare alla commissione competente lo stato di avanzamento del progetto e le modifiche strategiche che si è eventualmente ritenuto di dover apportare per non perdere la finalità ultima che è il recupero della struttura e la sua trasformazione;
- a riferire circa la sussistenza di una procedura di acquisizione dal Demanio o, comunque, di quanto messo in atto per la verifica dell’attuale disponibilità, e quindi del conseguente accesso, dei fondi dedicati alla ripresa di opere ferme, messi a disposizione dal decreto “sblocca Italia”;
- ad attivarsi presso il Ministero di Grazia e Giustizia per sollecitare le azioni necessarie di competenza dello stesso
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