Se prima, a detta dell’ex senatore di Forza Italia Franco Asciutti, “a Perugia bastava che la sinistra candidasse una gallina per vincere, adesso questo non basta più”. Lo hanno detto i numeri e lo hanno confermato i quartieri storici del centro sinistra che non hanno riconfermato la fiducia al sindaco uscente (vedi ad esempio San Sisto, Ponte San Giovanni e centro storico).
La città ha voltato le spalle a Boccali, non gli ha dato fiducia. La destra non ha vinto. È stato l’astensionismo (circa 14mila voti in meno rispetto al primo turno) a decretare la sconfitta di Boccali e del Pd. Lo dice in una nota, anche il sindaco uscente.
“Non sono tra quelli che danno la colpa agli elettori, sono io che ho sbagliato. Abbiamo messo in campo un progetto innovativo, di respiro internazionale, ma non siamo riusciti a costruire una connessione sentimentale con il nostro popolo”. “La sinistra, ricorda Boccali, governava Perugia dal dopoguerra a oggi, anzi a ieri, a essere il responsabile della perdita di un simbolo ci si sente non bene sicuramente. Mi dispiace non essere riuscito a raccogliere questo sentimento di rabbia e di difficoltà che è emerso chiaramente dal voto”. “Il fatto che non ci fosse un progetto alternativo al nostro – osserva Boccali – rende la sconfitta anche peggiore. Abbiamo
perso noi, non ha vinto l’avversario”.
Il mea culpa di Boccali non è il solo. Ieri c’aveva pensato Anna Ascani ha dare manforte al sindaco uscente “sarebbe ingeneroso e non del tutto onesto attribuire, come si è fatto, alla sola sua persona la responsabilità del risultato – dice. Esso è, al contrario, il frutto di errori che sono da imputare a tutto il gruppo dirigente, ciascuno per la propria parte. Non credo alla favola del nuovo e del vecchio PD, perché si vince e si perde insieme, sempre”.
Non è dello stesso avviso il presidente della Provincia di Perugia e renziano doc, Marco Vinicio Guasticchi, che analizzando il voto commenta così: “il caso di Perugia ha dimostrato il fallimento dove contano solo circoli e sezioni. Oggi non bastano più, ci si deve aprire. A Perugia, nelle primarie nazionali del Pd di due anni fa, Renzi ha stravinto. Era un segnale, no colto, che questo sistema stava traballando. Il mito dell’Umbria rossa non c’è più”. E non basta. Guasticchi rincara la dose sui social. Su Facebook scrive “Il Pd umbro da riorganizzare dopo una profonda autocritica. Bisogna cambiare veramente verso aprire il Pd all’esterno e rompere lo schema dell’arroccarsi nei circoli…vorrei però ricordare a nuovi e vecchi renziani che il sottoscritto 4 anni fa ha invitato Renzi a Perugia…e molti mi presero per pazzo…”
Tra mea culpa e j’accuse una cosa è certa: a Perugia il voto ha aperto nuovi scenari e l’aria di rottamazione è sempre più pesante. Il primo a metterci la faccia è stato il segretario del Pd umbro, Giacomo Leonelli che dalla sede di piazza della Repubblica. Secondo Leonelli, “si è rotto il rapporto con l’opinione pubblica”, che invece come ha ricordato “ha votato per il Pd due settimane fa con il 49%”. “Bisogna ripartire dagli errori e dialogare, somatizzare in fretta e prendere i correttivi. Abbiamo bisogno dei cittadini che sono stati alla finestra, e gli elettori del Pd che sono rimasti a casa o che non hanno votato Boccali ci devono dare una mano. Bisogna avere il coraggio di avviare una sana rottamazione”.
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