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Università per Stranieri di Perugia: conferita la laurea Honoris Causa in “Relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo” a Bartolomeo I, arcivescovo di Costantinopoli

Il Patriarca Ecumenico, nel corso della sua lectio doctoralis: "Le religioni e le culture sono chiamate ad interagire".

 
Università per Stranieri di Perugia: conferita la laurea Honoris Causa in “Relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo” a Bartolomeo I, arcivescovo di Costantinopoli
Perugia.  Solidarietà e cooperazione fra i popoli, coesione ed inclusione, un’ecologia fondata sull’antropologia, una ferma opposizione allo sfruttamento della religione a fini nazionalistici e politici, un’interconnesione fra cultura e fede, che passa per la concezione di “pace” nelle sue declinazioni: cristiana, antropologica, “imposta”, ascetica. La formula ad conferendum, proferita dal Magnifico Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, Giovanni Paciullo, a seguito della discussione della lectio doctoralis di Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico, Arcivescovo di Costantinopoli, ed il conferimento della toga dottorale, oggi, 19 settembre, nell’aula magna di palazzo Gallenga, sanciscono l’ingresso del Patriarca Ecumenico nel collegio dei docenti del prestigioso Ateneo perugino, la più antica istituzione italiana che si è posta, fin dagli anni Venti del secolo scorso, l’obiettivo di promuovere e diffondere la cultura e la lingua italiana nel mondo. Le fave, tutte bianche, hanno simboleggiato gli “approvo” dei docenti, ed il “sei degno di entrare a far parte di questo collegio” da loro pronunciato all’unanimità, hanno sancito, alla presenza delle autorità cittadine, il sindaco Andrea Romizi e la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, il conferimento della Laurea Honoris Causa in Relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo a Bartolomeo I, accolto anche dalla Chiesa perugino-pievese, in occasione di “Sete di pace. Religioni e culture in dialogo”, il XXX incontro di preghiera interreligioso per la pace nel mondo promosso ad Assisi, ed indetto il 27 ottobre 1986 da San Giovanni Paolo II.

“È un privilegio ed un motivo di profonda emozione, accoglierla in questo palazzo, testimonianza di una lunga storia di solidarietà tra i popoli e luogo di dialogo nella trasmissione della conoscenza”: nella sua presentazione, il Rettore dell’Università per Stranieri, Giovanni Paciullo, ha focalizzato l’attenzione sul concetto di dialogo interreligioso, oggetto di riflessione anche delle giornate assisane, su quello di cooperazione fra i popoli, e, non da ultimo, a quello della tutela dell’ambiente e della equa distribuzione delle risorse naturali. “Un’ecologia fondata su un’antropologia – ha proseguito Paciullo – conduce ad una responsabilizzazione di tutti verso tutti, verso la complessità di un creato di cui siamo solo custodi”. Gli interventi di Sua Eminenza Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve, e di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, si sono incentrati sull’urgente necessità, espressa dal primo, di inaugurare spazi di dialogo che promuovano la scienza e bandiscano i pregiudizi, favorendo la nascita di un mondo pacificato e suscitando sentimenti di meraviglia e di lode verso il creatore e la sua opera, sul modello dell’impegno profuso da Bartolomeo I nella direzione di una dialogicità fra diverse fedi religiose e della promozione delle relazioni internazionali nell’alveo del suo alto magistero. “Un giusto riconoscimento per i 25 anni di servizio patriarcale di Sua Santità, Arcivescovo di Costantinopoli – è stato il commento di Riccardi –: la città fondata dall’imperatore Costantino costituisce un punto di riferimento sia per l’Occidente e l’Oriente che per il mondo islamico. Bartolomeo I è un artigiano di pace, un attore di primo piano nei rapporti fra le genti, un fautore di una visione cristiana e umanistica di unione fra i popoli, e di un messaggio ecologico diffuso durante tutto l’arco del suo ministero pastorale”.

“Laureare oggi Sua Santità – ha esordito Marco Impagliazzo, ordinario di Storia Contemporanea dell’Università per Stranieri di Perugia, nella sua laudatio – e proferire la formula Axios, axios, axios, per accogliere nel collegio dei docenti di questa Università un membro così degno è motivo di orgoglio”. Legge alcune citazioni di Bartolomeo I, il professor Impagliazzo: riflessioni, queste, che sottolineano l’impegno teso alla pacificazione del quadrante medio-orientale e alla missione di apertura e di inclusione propri del patriarcato ecumenico. La debolezza come manifestazione dell’esperienza: i segni dell’annientamento della cristianità hanno rappresentato, fra gli altri la debolezza e l’esperienza di Istanbul, della II Roma, “posta al di sopra delle Nazioni, come crocevia di razze”, di popoli occidentali ed orientali. Salvaguardia dell’ambiente, venerazione dell’habitat in cui siamo inseriti, promozione di uno spirito di pace ed individuazione del pericolo di un possibile recupero distorto della fede, sono stati i temi-cardine sviluppati dal professor Impagliazzo nel corso della sua laudatio, che ha preceduto la lectio doctoralis tenuta da Bartolomeo I.

“La Chiesa di Costantinopoli – è stato il saluto di apertura del Patriarca Ecumenico – rappresenta la sinfonia delle sante chiese ortodosse. Lo spirito di pace promosso ad Assisi risponde alla necessità espressa da tutti i popoli di poter vivere in concordia ed armonia. Questo prestigioso Ateneo, con le sue peculiarità scientifiche, svolge un ruolo importante nell’ambito della convivenza pacifica e del rispetto di fedi diverse, del dialogo interculturale ed interreligioso. Nella direzione di una maggiore interconnessione fra cultura e fede, mi preme ripercorrere i diversi significati che il termine pace ha assunto nel corso dei secoli, e di ricondurre gli stessi a tre dimensioni principali: quella antropologica, di Buon Governo, che sottende implicazioni sociologiche, politiche, individuali, e che mira ad appacificare e riappacificare le individualità in una unità, che superi le barriere, e che promuova un pensiero libero; quella imposta, che si rapporta con la pax romana, mutuata dalla concezione ciceroniana di libertas; quella ascetica, che si basa sulla riconciliazione fra cielo e terra operata da Cristo, e su cui si fonda la liturgia. È una pace – ha proseguito Sua Santità Bartolomeo I – che ricapitola tutto in Cristo, sancendo l’unità di tutti, la preghiera, la riconciliazione. Costituisce, in definitiva, la via metodologica al dialogo, per mezzo dell’amore, della deificazione, della giustizia: non vi può essere pace senza giustizia, senza perdono – che conduce alla pacificazione in modo comunitario –, senza discernimento – attraverso cui passano il dialogo e la verità, uno dei punti più oscuri, quest’ultimo, dell’essere umano dal punto di vista antropologico, che richiede coraggio e sacrificio –, senza rispetto. Secondo i dettami della Chiesa Ortodossa non c’è posto per l’odio e per l’intolleranza: il dialogo si fonda sulla conoscenza reciproca, sul sincretismo”. La lectio di Bartolomeo I ha sviluppato, successivamente, i concetti di cultura materiale ed immateriale, interdipendenti fra loro, e costituenti il patrimonio dell’umanità, rispetto ai quali la globalizzazione rappresenta un pericolo: solo riconoscendo le peculiarità della cultura e della religione, può instaurarsi un dialogo di matrice intraculturale, che salvaguardi il valore di tutte le culture, contro la perdita della memoria storica e la conseguente dimenticanza delle tradizioni.

Interazione fra culture e religioni, ponderato utilizzo delle risorse naturali, in quanto proprietà del creatore e non dell’uomo, unità, conciliarità come modello organizzativo per le chiese ortodosse sono state, d’altronde, le tematiche attorno cui ha ruotato il Concilio panortodosso, svoltosi a Creta dal 19 al 26 giugno scorso.

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