martedì, 11 dicembre 2018 Ultimo aggiornamento il 11 dicembre 2018 alle ore 17:36

Omicidio Raggi, il sacrificio di David servirà a qualcosa?

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

La tragedia, le polemiche politiche e l'insicurezza dei cittadini. Nel giorno in cui la città si prepara a dare l'ultimo saluto a David si continua a parlare di immigrazione

 
Omicidio Raggi, il sacrificio di David servirà a qualcosa?
Terni.  Bandiere a mezz’asta, lutto cittadino. Saracinesche abbassate e messaggi di solidarietà sulle vetrine della città. “In silenzio per ricordare il tuo sorriso” o “Siamo chiusi per accompagnare un angelo in paradiso”. Nel giorno in cui Terni si prepara a dare l’ultimo saluto a uno dei suoi figli, l’invito che arriva da più esponenti politici, umbri e non, su quanto accaduto giovedì scorso è: non strumentalizzare.  Lo hanno fatto dalle pagine dei giornali, dai loro profili Facebook e dai loro account Twitter. Tutta la politica s’è mobilitata per far sì che il tragico episodio che a Terni è costato la vita al 27enne David Raggi, non venga usato a fini propagandistici.

Sicuramente è questo l’appello della famiglia. “Vorrei che la sua morte servisse a qualcosa”, ha confidato l’altro giorno Diego Raggi, fratello di David, ai giornalisti. “La rabbia c’è”, ha confermato Diego, “ma David non accetterebbe che la sua morte servisse a far partire una campagna d’odio contro gli stranieri”. No David non l’avrebbe voluto. Tutti lo ricordano come un ragazzo che amava la vita e sempre pronto ad aiutare il prossimo. Una tragica fine, orribile. La sua unica colpa? Essersi trovato nel momento sbagliato nel luogo sbagliato. E davanti alla persona sbagliata: Amine Aassoul. Espulso dall’Italia nel 2007 dopo alcuni arresti per furto, Amine, di appena due anni più grande di David, era rientrato clandestinamente in Italia nel maggio del 2014. Si era visto rifiutare la richiesta di asilo politico, ma aveva fatto ricorso ed era attualmente in attesa della decisione finale riguardo la sua permanenza. Questo perché la legge lo consente, che ci piaccia o no. E se da un lato un simile episodio può essere utilizzato, visti i floridi tempi a cavallo delle elezioni, per riattizzare quel focolaio, mai sopito, delle polemiche sui clandestini e sull’immigrazione, dall’altro dovrebbe farci riflettere su alcune questioni.

Noi di Perugia Online, giorni fa, qualche avvisaglia l’avevamo avuta e segnalata. Come noi, saranno stati sicuramente tanti ad essere rimasti colpiti dalle dichiarazioni del leader della Lega Nord Matteo Salvini. Toni duri, quelli di Salvini, che hanno avuto una forte eco cavalcando quel sentimento di frustrazione e di insicurezza che serpeggia in gran parte delle province italiane. Parole forti, che in poche ore hanno fatto il giro della rete e scatenato un vespaio di polemiche anche sul nostro giornale.

E’ vero. Quanto accaduto giovedì scorso davvero non lo si può accettare. David è stato ucciso perché l’unica sua colpa è stata di incrociare lo sguardo di Aassoul in una serata che doveva essere di divertimento con i suoi amici. Una serata che ha cambiato irrimediabilmente la vita di tante persone. E’ difficile riuscire a capire perché oggi David non sia più qui con noi, un nemico a cui imputare la colpa ci fa sentire meglio. Sicuramente quel nemico è Amine, per cui tutti chiediamo che venga fatta giustizia. Ma Amine non può e non deve essere nemico in quanto straniero, in quanto altro, diverso da noi. E’ questa la vera riflessione che la scomparsa di un giovane di 27 anni ci costringe ad affrontare. La nostra società, ci chiediamo, è davvero pronta a convivere con “l’altro”? Siamo in gradi di accettare il fenomeno immigratorio, riuscire a far integrare persone che provengono da altre culture nella nostra?

Forse non siamo neanche pronti per dare questo tipo di risposte. E allora converrebbe rimanere in silenzio, riflettere ed ascoltare. Ascoltare le parole del fratello di David, quando dicono: “In casa nostra il razzismo non è mai entrato e non entrerà mai. Se poi quello che ci è successo servisse a capire come prevenire cose del genere, come controllare chi entra nel nostro Paese, beh, allora forse mio fratello non sarebbe morto invano”.

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