lunedì, 25 ottobre 2021 Ultimo aggiornamento il 4 ottobre 2021 alle ore 16:18

“Sua altezza editoriale, Vanni”

Il catalogo storico dedicato alle edizioni, datate dal 1925 al 1999, del figlio di Giovanni Scheiwiller presentato a Palazzo Manzoni: l’Università degli Studi di Perugia ha reso omaggio al "più eccentrico degli editori milanesi"

 
“Sua altezza editoriale, Vanni”
Perugia.  All’ammonimento di Pierpaolo Pasolini, che, con verve, lo esordiva a “smettere di pubblicare quel fascista di Pound”, Vanni Scheiwiller, “il più eccentrico degli editori” attivi a Milano fra la prima e la seconda metà del Novecento, che amava affibbiarsi l’etichetta di “Vannitoso” e che scelse, come sua firma e come suo alter-ego un “Pesce d’oro” – d’oro come l’insegna della trattoria milanese, poi bombardata, dove amava intrattenersi con gli amici di sempre: Sereni, Giudici, la Merini, e poi i poeti del Gruppo 63 – rispose senza battere ciglio. Continuando a pubblicare le opere di Ezra Pound, senza il timore di essere giudicato “para-fascista”. Anche perché, contemporaneamente, si schierava dalla parte di Pasolini. E, allora, a chi lo accusava, ancora, di essere di sinistra, rispondeva, con leggerezza: “Io sto solo da una parte: quella della poesia e dell’amicizia”. Sempre graditi, “leggeri”, in fondo, giungevano i suoi libretti, paragonati – non è un caso – a delle “farfalle” da Eugenio Montale.

Se, come ha ricordato Alessandro Fo, professore ordinario di Letteratura Latina all’Università di Siena, per Vanni Scheiwiller “il sogno di redigere un catalogo storico era un sogno molto carezzato – tanto da auspicarne l’uscita ‘per festeggiare le sue nozze d’oro coi libri’ –”, si è dovuto attendere il 2013 e, pur rimanendo a Milano, ci si è dovuti “spostare” all’interno della casa editrice Unicopli, per vedere realizzato il volume delle edizioni datate dal 1925 al 1999, volume che porta la firma della giornalista e scrittrice Laura Novati. La sua ultima fatica editoriale, Giovanni e Vanni Scheiwiller editori. Catalogo storico 1925-1999, è stata presentata, giovedì 17 novembre, in aula II, a Palazzo Manzoni, con un tributo che l’Università degli Studi di Perugia, in collaborazione con la Fondazione Orintia Carletti Bonucci, ha voluto dare al figlio di Giovanni Scheiwiller – amico di Ungaretti, Quasimodo, Sinisgalli, e direttore della Libreria Hoepli di Milano, fin dalla pubblicazione, negli anni venti del secolo scorso, dei volumetti dedicati all’Arte moderna italiana – e alla sua raffinata concezione di “editoria inutile”.

Non era “volta all’utile”, quella vicenda editoriale, ma anche artigianale, “di mestiere”, iniziata quasi in sordina nel 1925, e poi incrementatasi e impreziositasi con le edizioni fregiate dall’“insegna del Pesce d’Oro” – indimenticati, i disegni di Bruno Munari –, che ha inscindibilmente legato padre e figlio in un appassionamento per l’oggetto-libro e per l’edizione pregiata che è stato narrato, per più di settant’anni, sulle copertine delle opere uscite dalla loro fucina milanese – il riferimento è (anche) alle immagini grafiche progettate dalla moglie di Vanni, Alina Kalczynska, presente alla presentazione del 17 novembre –: dai volumetti di cronaca (e non di critica) d’arte – dal Futurismo al Modernismo, al Dadaismo italiani – alle raccolte di poesie alle antologie – dalle 18 poesie di Sinisgalli all’antologia Poetesse del Novecento, datata al 1951, con i componimenti di Alda Merini, per spaziare anche nell’ambito della saggistica, fino a fondare, nel 1977, la Libri Scheiwiller.

Un dialogo, quello che Alessandro Fo, Alessandro Campi, docente di Storia del pensiero politico all’Università degli Studi di Perugia, e l’autrice del catalogo, Laura Novati – moderatore, Daniele Lupattelli –, che ha assunto la matericità di un vero e proprio “monumento a Vanni”, come l’ha definito il primo dei tre relatori, nonché uno dei saggisti e poeti pubblicati dall’editore e autore de “Il taccuino della domenica”: l’evento di presentazione, organizzato da Carlo Pulsoni, ordinario di Filologia romanza all’Università degli Studi di Perugia, e introdotto da Mario Tosti, direttore del Dipartimento di Lettere, lingue, letterature e civiltà antiche e moderne dello stesso Ateneo, ha visto la presenza dei docenti, degli studenti e dei dottorandi dei due Atenei perugini, l’Università degli Studi e l’Università per Stranieri.

Trentamila, i volumi usciti in 75 anni di storia editoriale: sono stati questi i numeri funzionali a ricostruire l’archeologia di una “poetica codificata pubblicando e non scrivendo”, e atta a realizzare i desideri degli autori. Autori che, come i librai, Vanni incontrava personalmente, facendo il pendolare da Nord a Sud, con la sua valigetta in pelle, mosso dall’intuito, e, come ha sottolineato Alessandro Campi, anche da una “spregiudicatezza intellettuale” votata a contrastare le convenzioni ideologiche, le ortodossie di un’Italia, quella degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, che di convenzioni ideologiche e di ortodossie ne aveva molte, e molto radicate. Cura artigianale dei libri, rete di estimatori di cui Vanni tenne viva la fiamma, libertà intellettuale – “libro”, fa notare l’autrice del catalogo, Laura Novati, presenta la stessa radice di “libero” – strutturate in un dittico: da un lato, la presentazione del catalogo delle edizioni di questo “letterato-editore”, apprezzatissimo all’estero, da New York a Mosca a Lugano  – degne di nota, le edizioni di Arte moderna italiana, le collane, come ad esempio Il passatempo, il cui primo volumetto fu dedicato ad Arturo Tosi, ma di cui il protagonista indiscusso fu l’amato Amedeo Modigliani, le raccolte di poesie, fra le quali è da segnalare l’antologia sulle poetesse del Novecento, la silloge Acquario e il primo libretto di poesie di Wisława Szymborska, Premio Nobel per la Letteratura nel 1956, anche lei presente all’evento –, dall’altro, la proiezione del film-documentario Per Vanni Scheiwiller, per la regia di Marco Poma, che, grazie alle testimonianze degli amici e alla ricostruzione storica di Laura Novati, ha avuto il merito di tratteggiare un ritratto acuto di “un intellettuale di altissimo profilo, e coraggioso”, per il quale pubblicare le prove saggistiche di Pound aveva la stessa valenza di intraprendere un’attività culturale, oltre che combattere una battaglia morale per salvare l’amico dal manicomio. “A lume spento”, come recita uno dei suoi saggi. Anche se questo significava essere rimproverato di “para-fascismo”. Per giunta da un altro amico: Pasolini.

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