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	<title>Perugia Online &#187; ANILS Umbria</title>
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		<title>Lingue e linguaggi teatrali, un nuovo scenario didattico</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Feb 2020 17:04:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte, Cultura e spettacolo]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> ‘Il teatro non è il paese della realtà: ci sono alberi di cartone, palazzi di tela, un cielo di cartapesta, diamanti di vetro, oro di carta stagnola, il rosso sulla guancia, un sole che esce da sotto terra. Ma è il paese del vero: ci sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, cuori umani sul palco’. Lo scriveva Victor Hugo, sottolineando la differenza tra ciò che è <em>reale</em>e ciò che è <em>vero</em>. L’illusione di cui si fa esperienza a teatro è la stessa di cui si fa esperienza nella vita: lì è tutto ricostruito, qui quella ricostruzione acquisisce un senso. Perché ‘cuori umani’ hanno gli attori e ‘cuori umani’ hanno gli spettatori.</p>
<p>E i palchi da cui recitare una parte, immergendosi magari in una cultura <em>altra</em>veicolata da una lingua <em>altra</em>, sono molti e tra i più disparati. Uno di questi è, senz’altro, la classe, in cui ogni giorno <em>si fa teatro</em>. La prima giornata di studio nazionale <em>La classe teatro della comunicazione. Lingue e linguaggi teatrali. Nuovi scenari didattici</em>che si è tenuta lo scorso 21 febbraio alla Scuola Superiore Mediazione Linguistica di Perugia – in collaborazione con ANILS (Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere), il Liceo ‘A. Pieralli’ di Perugia e il Convitto Nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi – ha sottolineato l’importanza della didattica e della comunicazione teatrali quali strumenti di intercultura e di inclusione, anche in termini di apprendimento di una lingua straniera. Da questo punto di vista gli insegnanti sono chiamati a proporre ai loro allievi un coinvolgimento emotivo che li renda partecipi durante l’operazione di apprendimento: ricorrendo al linguaggio multiplo del teatro, la lingua può essere appresa in quanto comunicazione complessa e veicolo di cultura e di identità. Recitare la parte di un personaggio permette, infatti, di entrare in un’altra identità culturale.</p>
<p>A seguito del saluto delle autorità presenti – la direttrice della Scuola Superiore Mediazione Linguistica di Perugia, Catia Caponecchi, il preside, Lorenzo Lanari e la dirigente scolastica del liceo ‘A. Pieralli’ di Perugia, Simona Zoncheddu – gli interventi si sono succeduti, nella prima sessione, presieduta da Marco Lombardi dell’Università degli Studi di Firenze, nel seguente ordine: Ancilla Maria Antonini – presidente di ANILS Umbria, docente presso il liceo ‘A. Pieralli’ di Perugia, con all’attivo pubblicazioni sul teatro del siglo de oro e borse di studio ‘Comett’ e del Ministero degli Affari Esteri presso la Universidad Complutense di Madrid –  ha presentato un intervento dal titolo <em>La classe teatro della comunicazione. Storia di un progetto di didattica teatrale</em>, incentrato sulla didattica teatrale e sulle fasi più significative del progetto di formazione da lei curato rivolto a docenti e studenti, dalla scelta del testo alla riscrittura e alla stesura del copione fino alla messa in scena. La relazione di Marco Lombardi – collaboratore di ANILS, LEND, INDIRE per la formazione degli insegnanti, ha insegnato <em>Lingua, letteratura, storia del teatro francesi</em>all’Università degli Studi di Firenze e <em>Lingua, letteratura e cultura italiane</em>all’European University Institute di Firenze – ed Eliana Terzuoli – docente di ruolo di <em>Lingua e letteratura francese</em>e già docente a contratto di <em>Francese e didattica della lingua francese</em>all’Università di Firenze, insegna nei corsi di formazione di ANILS (di cui è vicepresidente), in qualità di esperta di pratica teatrale nell’apprendimento della lingua straniera (progetti ‘Socrates’ e ‘Comenius’) e di responsabile del Réseau de théâtre en langue française pour lycéens per la Toscana insignita dell’onoreficenza di Chevalier dell’ordine delle ‘Palmes Académiques’ –, <em>La classe teatro della comunicazione. Dalla teoria del linguaggio teatrale nel quotidiano della vita di classe all’enfatizzazione dello stesso nella sua rappresentazione pubblica e nella formazione insegnante/alunno</em>, si è articolata in due momenti: l’inserimento della lingua, della letteratura e della cultura francesi nel gruppo-spazio classe, a cura di Marco Lombardi, che ha riflettuto sul fenomeno di ritorno generalizzato dell’antica classe di retorica nei licei, classe che permetteva la messa in azione della lingua, della letteratura e della cultura per il tramite di relazioni comunicazionali nello spazio-classe; il teatro nella formazione dell’insegnante e dell’allievo di lingue, a cura di Eliana Terzuoli, che ha evidenziato l’importanza del teatro in quanto linguaggio multiplo e attivatore della memoria profonda, di atmosfere di collaborazione e di esercizio nel ponderare e nell’affrontare l’imprevisto. L’insegnante è, in definitiva, un attore con un pubblico interattivo, un regista e un direttore d’orchestra che intreccia reti di sistemi sensoriali, emozionali e immaginativi. Se Thais A. Fernández – già lettrice di ruolo di <em>Lingua spagnola</em>all’Università degli Studi di Macerata e docente a contratto all’Università degli Studi Roma Tre e alla LUMSA di Roma, è ora docente a contratto di <em>Lingua spagnola</em>alla LUISS di Roma e docente di <em>Traduzione in</em><em>lingua spagnola</em>presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Perugia e traduttrice free-lance – ha presentato un contributo dal titolo <em>Dal testo allo spettacolo: uno strumento per conoscere le lingue e le culture straniere. La sua possibile applicazione alla mediazione linguistica</em>, dedicato, appunto all’applicazione dello strumento teatrale alla didattica della mediazione linguistica e culturale (recentemente riconosciuta come abilità alla pari di altre attività, quali, ad esempio, la ricezione e la produzione), gli interventi di Monica Palmerini – ricercatrice di <em>Lingua e traduzione spagnola</em>all’Università Roma Tre, si occupa di <em>Linguistica spagnola</em>e di tematiche inerenti l’insegnamento della lingua (intercomprensione, traduzione, mediazione, analisi linguistica di testi letterari) – e di Mercedes Ariza – vicedirettore della Scuola Superiore per Mediatori Linguistici San Pellegrino di Misano Adriatico, dove insegna <em>Mediazione linguistica spagnola</em>, ha svolto attività di docenza all’Università degli Studi ‘Carlo Bo’ di Urbino, all’Università degli Studi di Macerata e alla SSLMIT di Forlì, oltre che aver coordinato dal 2003 al 2007 il gruppo di teatro universitario in lingua spagnola della stessa SSLMIT – hanno messo in luce, da un lato, l’importanza del laboratorio teatrale tra pragmatica, lingua e cultura – il teatro può essere, infatti, concepito come una metafora del funzionamento profondo del linguaggio e dell’uso contestuale della lingua per la sua performatività – e, dall’altro lato, l’efficacia del teatro nella formazione dei mediatori linguistici e culturali, partendo dal caso-studio di un laboratorio finalizzato alla messinscena della commedia <em>El  Nuevo   Mundo  descubierto   por   Cristóbal  Colón </em>di Lope de Vega, presentato in occasione del XII Convegno Internazionale della  AITENSO (Asociación Internacional de Teatro Español Y Novohispano de Los Siglos de Oro) nel 2007.</p>
<p>La sessione pomeridiana, presieduta da Thais A. Fernández, ha registrato gli interventi di Agnese Formica – insegnante di <em>Lingua e cultura cinese</em>e vicepresidente dell’ANIC (Associazione Nazionale Insegnanti Cinese) – e di Flora Shabaj – ricercatrice free-lance, insegnante di <em>Lingua italiana</em>L2 e dottore di ricerca in <em>Scienze linguistiche, filologiche, letterarie e storico archeologiche</em>, con all’attivo workshop e pubblicazioni in ambito filologico e di traduzione –. Il primo ha focalizzato l’attenzione sullo studio della filosofia della Cina classica attraverso l’esperienza e il linguaggio del teatro, a seguito della partecipazione al percorso di formazione ‘La classe teatro della comunicazione’ promosso da ANILS Umbria; il secondo, che è stato letto in quanto la relatrice non era presente, ha posto l’accento sul binomio teatro-glottodidattica, analizzando un caso pratico di inclusione e di apprendimento linguistico, quale il progetto Il teatro per i cittadini del mondo rivolto agli alunni della primaria dell’Istituto comprensivo ‘Fernanda Imondi Romagnoli’ di Fabriano, con l’obiettivo di comunicare in lingua inglese attraverso gli strumenti della pratica teatrale.</p>
<p>Eliana Terzuoli ha, poi, moderato la tavola rotonda, alla quale hanno preso parte una studentessa del liceo ‘A. Pieralli’ di Perugia, coinvolta lo scorso anno e l’anno corrente nel progetto ‘La classe teatro della comunicazione’ – la studentessa ha illustrato i risultati di un questionario di autovalutazione somministrato alla sua classe e relativo ai progressi nell’apprendimento delle lingue e della relazionalità del gruppo-classe – e la laureanda dell’Università degli Studi di Perugia Federica Ficola, che sta lavorando ad una tesi sulla didattica teatrale, sta affiancando Ancilla Maria Antonini come tirocinante nel progetto di didattica teatrale, e che ha esposto magistralmente gli esiti di questo progetto.</p>
<p>Il teatro, dunque, è uno strumento di intercultura e di inclusione. E, allora, come ha affermato Gigi Proietti: ‘benvenuti a teatro. Dove tutto è finto, ma niente è falso’. E dove si possono apprendere le lingue straniere con maggiore consapevolezza e presa di coscienza della propria e delle altre identità culturali.</p>
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		<title>Dietro le scenografie</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jun 2019 10:49:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> Glottodidattica teatrale. Teatro come nobile <em>medium</em> di acquisizione linguistica. Comunicazione teatrale quale strumento di intercultura e di inclusione. Perché, se è vero che la lingua va usata in uno scambio comunicativo autentico, la didattica teatrale può rivelarsi il canale preferenziale al fine di ricreare contesti comunicativi, sulla base di un approccio olistico, che incoraggia il lavoro di gruppo, l’abilità d’ascolto e, non da ultimo, la pratica linguistica, favorendo l’empatia. Se tutto questo viene trasposto nel contesto-scuola, la classe stessa può trasformarsi in un teatro: ci sono motivazioni sociali e linguistiche alla base dell’importanza della comunicazione teatrale nell’apprendimento delle lingue straniere, della necessità di un coinvolgimento emotivo dello studente e dell’insegnante, e dell’apprendimento della lingua in quanto comunicazione complessa e veicolo di cultura. Recitare la parte in un personaggio facilita il processo di entrata in una identità altra, culturalmente intesa. Un processo, questo, che è proprio dell’apprendimento di una lingua non materna. È quanto va ripetendo Eliana Terzuoli, vicepresidente di ANILS Firenze (Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere), pioniera nel campo della didattica teatrale e formatrice di teatro in lingua anche nella verde Umbria, oltre che membro del consiglio nazionale di ANILS.</p>
<p>Proprio in collaborazione con la sezione locale di ANILS Umbria, presieduta da Ancilla Antonini, e con il Convitto Nazionale Principe di Napoli di Assisi, diretto da Annalisa Boni, è stato realizzato, al Liceo Assunta Pieralli di Perugia, diretto da Simona Zoncheddu, il risultato finale del laboratorio di didattica teatrale. Ma non chiamatela ‘recita di fine anno’: questo progetto, attivo nel liceo perugino dall’anno scolastico 2015-2016 e che quest’anno ha ottenuto il finanziamento erogato dal MIUR ‘Piano triennale delle arti’, si pone come obiettivo di proporre una metodologia di insegnamento rivolto principalmente alla didattica delle lingue straniere e ad un apprendimento che interessa la persona nelle sue componenti, fisica, razionale ed emotiva. Insomma, la rappresentazione teatrale, in questo caso, è una tappa fondamentale del percorso formativo, pur non costituendo la finalità: il vero scopo è quello di fare teatro, di realizzare un percorso esistenziale e, al contempo, formativo, di acquisire una lingua non materna attraverso la quale esprimere se stessi e relazionarsi con i compagni di classe, ma anche con i docenti.</p>
<p>Lo sanno bene gli studenti delle classi 2L, 2N e 2O del Liceo Pieralli di Perugia, coordinati, rispettivamente, dalle docenti Teresa J. Giannelli, Paola Herbin e Ancilla Antonini (i costumi sono stati realizzati dalla professoressa Rosaria Sciacca), e dal comitato scientifico di cui fa parte Diana Peppoloni, ricercatrice del Centro per la valutazione e le certificazioni linguistiche dell’Università per Stranieri di Perugia e presidente dello Spin-off ‘Contatti – yi-zhong-yi’ promosso dall’Università di Perugia. Da ‘Cada cual brilla a su manera y todos illuminamos’ messo in scena dagli studenti della 2L – una riflessione sul concetto di diversità a partire dalla differenziazione delle figure geometriche, metafora della discordanza e della complessità, che, anche grazie all’apprendimento dello spagnolo come lingua non materna, vengono superate attraverso processi di inclusione – ai dialoghi dell’assurdo (stavolta in lingua italiana), di beckettiana memoria, ‘Dietro le cornici’, ‘Non tanto benvenuti’, ‘Giusto uno spuntino’, ‘Scuola assurda’ – in cui situazioni comunicative paradossali invitano a riflettere sul tema dell’incomunicabilità e dell’impermeabilità, dell’inversione dei ruoli, a scuola, in un bar, all’interno di un aereo, in un&#8217;istituzione museale – ritornando, poi, alla lingua spagnola con il ‘Lazarillo virtual’, trasposizione contemporanea e, per così dire, digitale del cinquecentesco Lazarillo de Tormes, inauguratore del genere picaresco.</p>
<p>Un moderno Lazaro, dunque, emarginato e maltrattato dagli altri in quanto diverso, che, catapultato negli anni Duemila, trova rifugio nel mondo immateriale della rete, dopo essere stato ripetutamente bullizzato. Ma quali sono le derive di un’altra forma di bullismo: il cyberbullismo? Attraverso la costruzione di spazi prima di tutto umani, la tendenza a perdonare, l’ascolto dei consigli dell’anziana nonna cieca, Lazaro si riscatterà. Non è un caso, allora, che sia stato proiettato, in chiusa, il video ‘Eres único’ per la regia di Joaquín Cambre. All’unicità è rivolto, d’altronde, il messaggio insito nella didattica teatrale, che favorisce processi relazionali, di inclusione, apprendimento linguistico. La classe stessa è teatro.</p>
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		<title>‘Sembra di essere a teatro’</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Dec 2018 21:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> POZZO: «Signori, non capisco cosa mi sia successo. Vi faccio le mie scuse. Vi prego di dimenticare l’accaduto. Non ricordo più molto bene ciò che ho detto, ma potete star certi che non una sola parola corrispondeva alla verità. Ho forse l’aria di un uomo che si può far soffrire? Non scherziamo. Dov’è andata a finire la mia pipa?». VLADIMIRO: «Proprio una gran bella serata». ESTRAGONE: «Indimenticabile». VLADIMIRO: «E non è finita». ESTRAGONE: «Sembra di no». VLADIMIRO: «È appena cominciata». ESTRAGONE: «È terribile». VLADIMIRO: «Sembra di essere a teatro». ESTRAGONE: «Al circo». VLADIMIRO: «Al varietà».</p>
<p>Al circo, al varietà. O a teatro. Poco importa. Vladimiro ed Estragone, nella finzione teatrale beckettiana, qui svelata, stanno aspettando Godot. E stanno ingannando l’attesa. Domandandosi se fosse stasera ‘che lo dovevano aspettare’. Annoiandosi. Raccontandosi che, dalla venuta di quel certo Godet, Godot, dipendesse il loro avvenire. E intanto non succede niente: nessuno arriva, nessuno va, nessuno si muove: un’inazione continua, inconcludente. Finché un ragazzetto sparuto arriva ad annunciare, ogni sera, che Godot arriverà domani. A portare, forse, la salvezza. Intanto loro dicono di andare. E non si muovono. Ma capiscono bene di ‘farne un dramma’.</p>
<p>‘Studiare le lingue straniere? Facciamone un dramma!’ è stato il titolo prescelto per la conferenza indetta, al Liceo Statale ‘A. Pieralli’ di Perugia, da ANILS Umbria, l’Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere presieduta da Ancilla Antonini – fondata nel 1947, è la più antica associazione professionale italiana di docenti di lingue straniere e promuove l’insegnamento delle lingue non materne nella scuola e nella società italiana, rivolgendosi all’amministrazione scolastica, alle singole scuole e ai docenti di lingue straniere, italiano e lingue classiche, in una concezione integrata di educazione linguistica in prospettiva umanistico-affettiva – in collaborazione con il già citato istituto perugino e il Convitto di Assisi. Le due relatrici, Diana Peppoloni dell’Università per Stranieri di Perugia (Ricercatrice del Centro per la valutazione e le certificazioni linguistiche dell’Università per Stranieri di Perugia e Presidente dello Spin-off ‘Contatti – yi-zhong-yi’ promosso dall’Università di Perugia con l’obiettivo di fornire una mediazione linguistica e culturale tra istituzioni educative italiane e strutture turistiche e utenti cinesi) ed Eliana Terzuoli, vicepresidente ANILS Firenze (pioniera nel campo della didattica teatrale: ha formato, in Umbria, interi gruppi di docenti – questo, il suo quarto anno consecutivo di attività e di collaborazione col cuore verde d’Italia, in qualità di formatrice di teatro in lingua e di membro del consiglio nazionale ANILS – e ha partecipato, fra gli altri, insieme a Paolo Ernesto Balboni, presidente dell’ANILS nazionale, al quarto congresso internazionale di Glottodidattica teatrale, tenutosi a Madrid lo scorso ottobre), hanno proposto, rispettivamente, due interventi incentrati sulla ‘Glottodidattica inclusiva’ e sulla ‘Comunicazione teatrale’ quale strumento di intercultura e di inclusione.</p>
<p>A seguito dei saluti istituzionali della dirigente scolastica del Liceo Pieralli di Perugia, Simona Zoncheddu, che ha ribadito l’importanza del teatro nel percorso di crescita e di maturazione degli studenti, spesso vincolati e ostacolati dalla loro timidezza e impossibilitati, se non provvisti dei giusti strumenti, a comprendere che anche la classe è un teatro, è spettata alla presidente di ANILS Umbria, Ancilla Antonini, l’introduzione del tema di didattica teatrale dell’anno corrente: i bisogni educativi speciali e l’inclusione. Tema di una attualità stringente.</p>
<p>Sul teatro in funzione dell’acquisizione linguistica e sulla glottodidattica inclusiva si è incentrata la relazione di Diana Peppoloni, che è partita dall’episodio della torre di Babele per riflettere sulla diversificazione linguistica e quindi culturale e geografica, specie in Europa: il Vecchio Continente, infatti, rappresenta un melting-pot di lingue differenti. Questi, alcuni dei fattori che influenzano l’acquisizione linguistica: l’età (il bambino ha in sé gli strumenti della ‘grammatica universale’), l’esposizione, non solo passiva, la predisposizione, la possibilità d’uso della lingua. Il tutto portato a compimento dai due emisferi del cervello: dai compiti logici e dalla specificità del linguaggio all’area della creatività, dell’immaginazione, dell’intuizione, della prosodia. Il metodo glottodidattico scelto in classe influisce sulla performance degli studenti e consente di superare gli ostacoli linguistici, in termini di integrazione, quando si viene da una lingua tipologicamente diversa da quella d’arrivo. Anche nell’oneroso passaggio dalla L1, la lingua-madre, alla o alle L2, la lingua straniera o le lingue straniere, che dovrebbero essere acquisite con gli stessi meccanismi della lingua materna. E allora perché, se la mente dello studente è come un serbatoio comune alle lingue, spesso per le L2 si propone un percorso di apprendimento diverso, formalizzato? Si parla, non a caso, di LCDH (Linguistic coding differences hypothesis), ovvero del fatto che l’acquisizione di L1 è identica a quella di L2: l’uso di più lingue diverse provoca dei vantaggi, e non una confusione, un ritardo cognitivo, in quanto il bagaglio cognitivo è lo stesso. Il linguaggio è, di per sé, motricità: ci sono, ad esempio, verbi che indicano movimenti degli arti inferiori e che attivano aree della corteccia motoria controllanti quei movimenti, e anche i gesti favoriscono l’acquisizione linguistica. Importante, la funzione dei neuroni-specchio, e quella della codifica profonda, da cui dipende l’influenza sulla memoria: il bambino riesce a imparare la lingua straniera come il parlante nativo, specie a livello fonologico, mediante uno shift automatico fra L1 ed L2, senza la mediazione della parte ragionata. Una cosa, questa, che agli adulti pare essere preclusa. La mente dei giovani studenti non è caratterizzata da moduli pre-impostati: la lingua va usata in uno scambio comunicativo autentico. In questo, la didattica teatrale può essere di aiuto, in quanto in grado di ricreare contesti comunicativi e può beneficiare del Cooperative Learning e della didattica inclusiva: l’approccio teatrale è olistico, incoraggia il lavoro di gruppo, l’abilità di ascolto e la pratica linguistica, promuovendo l’empatia. Che dire, infine, del binomio teatro-dislessia (che colpisce, fra gli altri, personaggi famosi del mondo dello spettacolo e che hanno un deficit di letto-scrittura)? Il coinvolgimento olistico di mente, corpo, emozioni aiuta i soggetti dislessici a compensare tale deficit, rivelandosi un’efficace strategia di apprendimento e una tendenza alla fiducia relazionale.</p>
<p>«La glottodidattica teatrale è l’applicazione di quanto sostenuto sinora, in quanto la classe stessa è un teatro» è stato il commento di Eliana Terzuoli, che si è occupata, precipuamente, della ‘Comunicazione teatrale’ quale strumento di intercultura e di inclusione. Quali sono i motivi per cui la comunicazione teatrale risulta fondamentale nell’apprendimento delle lingue? Ci sono motivazioni scientifiche, sociali e linguistiche, considerando la formazione dello studente e il lavoro dell’insegnante con tutto ciò che concerne l’uso del teatro nell’apprendimento della lingua. «Si verifica sempre più nella realtà – è stata la riflessione di Eliana Terzuoli – che l’individuo sia messo in una situazione passiva di ascolto e di visione verticale e che si tenda a eliminare la fatica di conoscere (…). L’insegnante chiede all’allievo di fare una fatica: girare le pagine, riflettere, ripetere, ecc. È quindi necessario un coinvolgimento emotivo che lo renda partecipe dell’operazione. Attraverso il teatro, che è un linguaggio multiplo, si apprende la lingua in quanto comunicazione complessa, in quanto veicolo di cultura». D’altronde, recitare la parte di un personaggio facilita quel processo di entrata in un’altra identità, anche culturale: processo che è proprio dell’apprendimento di una lingua non materna. La comunicazione teatrale, quindi, è autentica proprio in quanto necessaria: si deve dire qualcosa a qualcuno che non sa, si devono apprendere in modo diretto e indiretto strutture e lessico. Ha dato un compito ai docenti presenti fra il pubblico, Eliana Terzuoli, in vista della prosecuzione del progetto: stendere una griglia con la collaborazione dei loro allievi. Categorie da cercare, personaggi da mettere in piedi, partendo dall’adattamento di un testo, che può essere, ad esempio, <em>La Leçon</em> o <em>Le loup et l’agneau</em>, e lavorando sull’immaginario e sugli elementi drammaturgici a disposizione. Le descrizioni saranno, poi, propedeutiche all’elaborazione della scena. Il tutto si discosta, inevitabilmente, dall’analisi testuale tradizionale, affondando le proprie radici sulla costruzione del personaggio, con le sue caratteristiche fisiche e psicologiche, con la sua storia individuale, con gli oggetti da lui usati, con le sue attitudini, le sue parole, i suoi gesti, il suo rapporto con lo spazio circostante e con gli altri personaggi.</p>
<p>Chi sa se Vladimiro ed Estragone incontreranno realmente, e finalmente, Godot. Nell’attesa, nella lunga attesa, inganneranno il tempo, forse, mettendo a frutto gli esiti delle attuali ricerche sulla didattica teatrale.</p>
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		<title>‘Mi basta saperti lì a portata d’orecchio’: il teatro e l’ascolto</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Feb 2018 14:48:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Martina Pazzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola e Formazione]]></category>
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		<category><![CDATA[ANILS Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[Convitto Nazionale 'Principe di Napoli' Assisi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p> «Giorni felici. Personaggi: Winnie, donna sulla cinquantina. Willie, uomo sulla sessantina. (…) Interrata fin sopra alla vita, esattamente al centro del monticello, Winnie. Sulla cinquantina, ben conservata, preferibilmente bionda, grassottella, braccia e spalle nude, corpetto scollato, seno generoso, giro di perle (…). Dietro di lei, alla sua destra, ma nascosto dal monticello, Willie dorme sdraiato ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<span id="areaSingle">Perugia. </span> «Giorni felici. <em>Personaggi</em>: <em>Winnie, donna sulla cinquantina. Willie, uomo sulla sessantina</em>. (…) Interrata fin sopra alla vita, esattamente al centro del monticello, Winnie. Sulla cinquantina, ben conservata, preferibilmente bionda, grassottella, braccia e spalle nude, corpetto scollato, seno generoso, giro di perle (…). Dietro di lei, alla sua destra, ma nascosto dal monticello, Willie dorme sdraiato per terra (…). Winnie (<em>guardando lo zenit</em>) Un altro giorno divino (<em>Pausa. Riabbassa la testa, guarda davanti a sé, pausa. Giunge le mani sul petto, chiude gli occhi. Le labbra si muovono in silenziosa preghiera per circa dieci secondi. Si fermano. Mani ancora giunte. A bassa voce</em>) Sia lodato Gesù Cristo, amen (…). Comincia, Winnie. Comincia la tua giornata, Winnie (…). Oh-oooh! (<em>Pausa</em>). Willie! (<em>Pausa</em>). Dono meraviglioso. (<em>Lo colpisce col manico del parasole</em>). Potessi averlo io (<em>Lo colpisce di nuovo. Il parasole le sfugge di mano e cade dietro al monticello. Le viene immediatamente restituito dalla mano invisibile di Willie</em>). Grazie caro (…). Fammi la cortesia, caro, non piantarmi in asso di nuovo, ora; potrei aver bisogno di te (…). Dio ti benedica Willie ti sono grata per quel che hai fatto lo so che sforzo ti costa, adesso puoi riposarti non ti disturberò più a meno che esaurisca le mie risorse cosa improbabile, mi basta sapere che in teoria puoi sentirmi anche se in pratica non mi senti, mi basta saperti lì a portata d’orecchio e presumibilmente sul chi vive (…)».</p>
<p>Chi sa se Samuel Beckett pensò alla prossemica, quando compose la sceneggiatura di questo dramma. Forse, anzi quasi sicuramente, sì. Ma come può esserci cinestesia, se si è interrati fin sopra la vita? Eppure, c’è. Così come ci fu un canovaccio, un testo narrativo di partenza, magari manoscritto. A ben guardare (o leggere) dal testo teatrale ci fu. Winnie e Willie, interrati, riescono a gesticolare, a muovere le braccia e le mani, a fare incetta di oggetti. E a comunicare nella loro incomunicabilità. Sembra assurdo? Non solamente: è il teatro dell’assurdo. Ma il teatro, che sia assurdo o meno, educa all’ascolto. Pazientemente. Come fa Willie. E anche a comunicare. Come fa Winnie. A ‘fare la cortesia di non piantare in asso di nuovo’, ad ‘aver bisogno dell’altro’. Perché una battuta presuppone un ascolto, fosse anche un abbraccio che non si tocca. E l’ascolto presuppone, dal canto suo, una reazione. Una nuova battuta. O il silenzio.</p>
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<p>‘La classe teatro della comunicazione. Dal testo al palcoscenico… Costruire testi teatrali seminario-stage teatrale di formazione per docenti’ è il titolo (elemento paratestuale per eccellenza) del ciclo di seminari rivolto a docenti, che si è tenuto nella sede del Convitto Nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi, nel settembre dello scorso anno e che è approdato, nell’arco della mattinata del 23 febbraio, alla sua seconda fase, a partire dall’attività laboratoriale, coordinata dalla professoressa-tutor Eliana Terzuoli di Firenze, supervisore del lavoro di didattica teatrale, e  riservata, nell’alveo di questa III edizione, agli studenti di quattro scuole del Perugino: il Liceo statale ‘Assunta Pieralli di Perugia (Liceo linguistico; ha collaborato, per la realizzazione delle sceneggiatura e dei costumi degli studenti, la professoressa Rosaria Sciacca, docente di Storia dell’arte), l’I.T.T. ‘Leonardo da Vinci’ di Foligno (indirizzo biotecnologico-sanitario), l’I.I.S. ‘Cavour Marconi Pascal’ di Perugia e l’Istituto di Istruzione Superiore ‘R. Casimiri’ di Gualdo Tadino (liceo scientifico-indirizzo Scienze applicate), che hanno trasposto testi di natura narrativa in commedie e drammi, scrivendone il copione e studiandoli sia dal punto di vista linguistico che da una prospettiva marcatamente letteraria.</p>
<p>Il laboratorio teatrale ‘La classe teatro della comunicazione’ è un progetto promosso da ANILS (la più antica Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere, presieduta da Paolo Balboni, docente di Didattica delle lingue moderne alla Ca’ Foscari di Venezia e sponsorizzata dalla casa editrice Loescher, che pubblica la rivista «SELM» e dall’organizzazione EF), e dalla sua declinazione regionale, l’ANILS Umbria, fondata nel 2014, con sede presso il Convitto Nazionale ‘Principe di Napoli’ di Assisi (Rettore, la professoressa Annalisa Boni), e presieduta da Ancilla Maria Antonini, docente di Lingua spagnolo al Liceo Linguistico ‘A. Pieralli’ di Perugia, diretto dalla professoressa Simona Zoncheddu. Proprio ANILS Umbria e il Convitto Nazionale di Assisi, sede dell’associazione, hanno presentato, il 23 febbraio, la seconda fase in cui si è articolato il progetto di didattica teatrale, diretto dalla professoressa-tutor Eliana Terzuoli di Firenze, supervisore dei lavori. Il laboratorio teatrale si svolge ogni anno ad Assisi presso il Convitto Nazionale ‘Principe di Napoli’, sede dell’ANILS Umbria, in quanto il Rettore, la professoressa Annalisa Boni mette a disposizione della manifestazione il teatro della struttura.</p>
<p>La prima fase del progetto, per una durata complessiva di 20 ore, ha riguardato la formazione dei docenti in presenza su tematiche come la comunicazione fatta di linguaggio verbale e non verbale, la prossemica, la cinestesia, il linguaggio teatrale e la sua valenza nella formazione degli insegnanti e degli studenti, e su una serie di esercizi preparatori sul gesto, sull’articolazione delle parole, sulla stesura di racconti, sul mimo, sulla scrittura teatrale vera e propria (elaborazione di scenari, griglie per la costruzione dei personaggi, stesura di script), e, infine, sull’adattamento, sulla riscrittura e sulla messa in scena (trasformazioni formali rispetto al testo di origine, scrittura di regia, ricostruzione dei personaggi dell’intrigo, interpretazione, scenografia, lettura e messa in spazio, assunzione del personaggio, elaborazione di diari di bordo dello stage finalizzati alla riflessione sulla valenza del percorso intrapreso).</p>
<p>La seconda fase, quella realizzata il 23 febbraio, si è focalizzata sulla messa in essere del lavoro laboratoriale portato avanti con le classi delle quattro scuole della provincia di Perugia: dalla stesura del copione in lingua straniera all’allestimento scenico (una terza fase, di 15 ore complessive, <em>in itinere</em> e <em>in fieri</em>, è dedicata ad un momento finale di riflessione dei docenti di lingua straniera (pur non escludendo la presenza di docenti di altre discipline, come le scienze, la musica, le lettere, etc.) sull’itinerario teatrale che ha coinvolto più scuole umbre).</p>
<p>Nello specifico, nella giornata del 23 febbraio, l’indirizzo linguistico del Liceo Statale ‘A. Pieralli’ di Perugia, ha presentato il proprio lavoro di trasposizione di testi narrativi e romanzeschi in testi teatrali: ad esempio, la classe 3L, coordinata dalla professoressa di spagnolo Teresa J. Giannelli, ha proposto, in lingua spagnola, ‘Un pícaro al Pieralli’, tratto dal romanzo picaresco il ‘Lazarillo de Tormes’, mentre, se gli studenti di spagnolo della classe 5O, coordinati dalla professoressa di spagnolo Ancilla Maria Antonini, si sono cimentati, in spagnolo, con ‘Ensayando Niebla’, tratto dal romanzo ‘Niebla’, quelli di tedesco della stessa classe, seguiti dalla professoressa di Lettere, Paola Herbin, hanno lavorato ad un dialogo (riuscito) fra Pirandello e i suoi personaggi (in cerca d’autore): dal Fu Mattia Pascal all’Enrico IV.</p>
<p>Lingue italiana e inglese, invece, per il lavoro di didattica teatrale presentato dalla classe 3H dell’I.T.T. ‘Leonardo da Vinci’ di Foligno (indirizzo biotecnologico-sanitario), ‘La doppia faccia della scienza’, incentrato sulla storia di un virus particolarmente aggressivo: il progetto, coordinato dalla professoressa di Scienze Sofia Perrucci, ha messo in luce come l’ambito scientifico, tutt’altro che asettico, freddo e non adattabile, possa plasmarsi al punto da offrire materia per un dramma teatrale, irrobustendo una delle tesi portate avanti da ANILS, e cioè che il teatro si presti anche a discipline che possono risultare, per certi versi, ‘distanti’.</p>
<p>Ancora, rispettivamente, lingua italiana e lingua inglese per i due lavori portati a compimento dall’I.I.S. ‘Cavour Marconi Pascal’ di Perugia e dall’Istituto di Istruzione Superiore ‘R. Casimiri’ di Gualdo Tadino (Liceo scientifico: indirizzo Scienze applicate). Le classi 1B1 e 1B2 dell’istituto perugino, coordinate dalla docente di Lettere, la professoressa Emanuela Cardinali, hanno presentato due lavori su una riscrittura (deformata dalla lente dell’ironia) della fiaba di Cappuccetto Rosso (dal titolo ‘Cappuccetto Rosso &amp; Company’) e su una trasposizione in chiave teatrale de ‘La ragazza naso’, sulla percezione del sé, a partire, come in questo caso, da un naso grottescamente lungo. La classe 3B della scuola gualdese, infine, sotto la guida delle docenti Oriana Scapeccia (Lingua inglese) e Silvia Natalini (insegnante di sostegno, e docente di Filosofia) ha optato per la proiezione-video di lavori realizzati precedentemente, che sono confluiti in ‘Umani, troppo umani!’, in occasione dell’anniversario dei diritti umani, abbracciando argomenti come quelli, attualissimi, dell’immigrazione e dell’integrazione, ma anche storici o letterari, come il discorso pronunciato da Martin Luther King o le avventure di Robinson Crusoe.</p>
<p>La didattica teatrale si apre, dunque, ad altre discipline, non solo a quelle linguistico-letterarie, sviluppando (anche) capacità cognitive inerenti all’apprendimento e alla memoria a lungo termine: quando si impara un copione, infatti, il concetto di ‘temporalità della memoria’ pare, in qualche modo, disgregarsi. Perché subentra ‘il piacere del testo’. Un’estetica edonistica, dunque, ma anche pedagogica. Ne abbiamo parlato con la professoressa Ancilla Maria Antonini, presidente regionale di ANILS Umbria:</p>
<p><strong>In che modo la didattica teatrale può aprire il proprio spettro semantico all’apprendimento di altre discipline che non siano strettamente linguistiche? </strong></p>
<p><strong>«</strong>Imparare una lingua straniera significa entrare in un’altra mentalità, aprirsi ad una nuova visione del mondo, entrare in un’altra cultura, in un altro ‘personaggio’, in senso lato. Permette di superare le difficoltà e l’imbarazzo nel pronunciare nuove parole e nuovi suoni, di acquisire sicurezza e consapevolezza di sé. Una lingua ‘straniera’, per antonomasia, fa sentire ‘strani’, a primo acchito, blocca: credo che il teatro faccia cadere anche questo. La didattica teatrale, però, e la giornata del 23 febbraio lo ha dimostrato, si apre anche ad altre materie, e non solo alle discipline linguistiche. Questo perché, attraverso il laboratorio teatrale, c’è la possibilità di lavorare in modo diverso con altri contenuti: entrando in una data disciplina, gli studenti hanno la possibilità di comunicare e di imparare la materia in modo diverso. Il teatro crea e risponde il/al bisogno di capire. Diventa, dunque, ‘teatro della comunicazione’. Ci permette di capire cosa dicono gli altri. La nostra attenzione, il nostro cervello, come sostengono le neuro-scienze, aprono i propri canali ricettivi, per poter apprendere. Un altro problema cui pone di fronte il teatro è il saper ascoltare gli altri. Il teatro educa a questo. Anche nelle relazioni interpersonali trasversali, come possono essere quelle fra insegnanti e studenti. L’obiettivo che, come associazione, intendiamo perseguire, è quello di far entrare nel nostro laboratorio di didattica teatrale anche specialisti delle neuroscienze, per comprendere meglio quali facoltà cognitive entrano in gioco quando si traspone un testo narrativo in sceneggiatura, in copione, in testo teatrale, insomma».</p>
<p><strong>Samuel Beckett dimostra come possa esserci cinestesia anche in una (parziale) assenza di movimento. Quale ruolo svolge la prossemica in ambito teatrale?</strong><strong> </strong></p>
<p>«La prossemica è la disciplina semiologica che indaga il rapporto che intercorre fra persona e spazio: il soggetto risulta coinvolto in modo totale, sia per quanto riguarda l’intelletto, che per quanto concerne i sensi e la comunicazione non verbale del corpo. Questo avviene non solo nella messa in scena fine a se stessa. Permette, infatti, di acquisire una maggiore consapevolezza di sé e di come ci si muove, sia in termini di gestualità, che di tono della voce. Intelletto e sensi, dunque, divengono un’unica forma di comunicazione, come hanno ben dimostrato gli studenti nel corso di questo progetto. Tengo a sottolineare, infatti, la bravura degli alunni nel mettere in pratica tutto ciò».</p>
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<p>«<em>Pausa</em>. Willie (<em>in un soffio</em>) Win. <em>Pausa</em>. <em>Winnie guarda davanti a sé. L’espressione felice appare, si fa più intensa</em>. Winnie Win! (<em>Pausa</em>). Oh, ma questo è veramente un giorno felice, sarà stato un altro giorno felice! (<em>Pausa</em>). Dopo tutto (<em>Pausa</em>). Finora».</p>
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